Baudin, Cécile - La fabbrica dei destini invisibili

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"Claude Tardy è diventata ispettrice del lavoro. Una professione nuova e ancora tutta maschile, al punto che, per poterla svolgere, spesso Claude è costretta a indossare vestiti da uomo. Come la fredda sera di dicembre del 1893 in cui viene chiamata a indagare sulla morte sospetta di un operaio, trovato impiccato agli stessi fili metallici su cui si spezzava la schiena durante il giorno. E la faccenda si complica tre mesi dopo, quando dalle acque di un lago emerge il cadavere di un altro operaio. Due morti che non avrebbero nulla in comune, se non fosse che le vittime si somigliano come gocce d’acqua e sembrano in qualche modo legate a un convitto di religiose, dove le giovani operaie delle seterie sono ospitate fino al giorno del matrimonio. Ed è qui che la strada di Claude incrocia quella di suor Placide, che da mesi aspetta notizie di una ragazza scomparsa all’improvviso. A poco a poco, le due donne si rendono conto che le loro ricerche sono collegate e che solo unendo le forze potranno fare luce su una brutale realtà sommersa che coinvolge uomini potenti e pericolosi. Una realtà che in troppi hanno sempre finto di non vedere, per paura o per avidità…"

La trama si svolge intorno al 1983 nella Francia centrale, dipartimento D'Ain, la zona francese ancora adesso più industrializzata, con un antefatto di vent'anni prima. Tutto si svolge tra l' orfanatrofio di Pont d'Ain e quello di Hotonnes, tra le seterie Perrin di Saint -Jean-le-Vieux e le miniere di Ochiaz.
I primi capitoli sono piuttosto slegati e confusi, in quanto seguono vicende diverse che poi si chiariranno.

Argomento interessante, la rivoluzione industriale e lo sfruttamento di manodopera infantile e femminile, ma non solo.
Lettura scorrevole e leggera. A me è piaciuto.
 
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