qweedy
Well-known member
"Anna ha sete. Tutta la città ha sete, da settimane. C'è chi li chiamerà i giorni della Grande Sete, e chi le ricorderà come le Quattro Giornate di Napoli. È il 1943 e l'acqua manca ovunque, tranne che nella casa in cui Anna vive con la sua famiglia. Mentre davanti alla Casa del Miracolo si snoda una fila di donne che chiede quanto basta per dissetarsi, lei si domanda come mai la sua sete le paia così insaziabile. Perché quella che Anna sente è diversa: è una sete di vita e di un futuro di riscatto. A vent'anni vorrebbe seguire le lezioni alla facoltà di Lettere, leggere, vivere in un mondo senza macerie, senza l'agguato continuo delle sirene antiaeree. Ma non c'è tempo per i sogni. Il padre è scomparso, la madre si è chiusa in sé stessa, la sorella e il nipote si sono ammalati. Il loro futuro dipende da lei. Così, quando ne ha l'opportunità, Anna accetta un impiego come segretaria presso la base americana di Bagnoli. Entra in un mondo che non conosce, incontra persone che provengono da una terra lontana, piena di promesse, che incanta e atterrisce allo stesso tempo, come tutte le promesse. La cosa più semplice sarebbe scappare, lasciarsi alle spalle gli anni dolorosi della guerra. Ma Anna non vuole che qualcun altro la salvi. Come Napoli si è liberata da sola, anche Anna deve trovare da sola la sua via di salvezza. La grande sete non è facile da soddisfare. Viene da dentro e parla di indipendenza e di amore per il sapere e, soprattutto, parla del coraggio necessario per farsi sentire in un mondo che non sa ascoltare."
Romanzo d'esordio ambientato a Napoli dal 1943 al 9145, storia ispirata ai diari della nonna.
Romanzo storico e racconto di formazione, inizia dalla grande sete che anticipò le quattro giornate di Napoli, con il danneggiamento dell'acquedotto e la mancanza d'acqua.
Scorrevole, a tratti un po' ripetitivo, si riscatta nel finale.
«Erano le settimane della Grande Sete. I tedeschi avevano fatto saltare l’acquedotto del Serino, le riserve si erano prosciugate e, dalla fine di agosto, la città era a secco. Sulla spiaggia di Chiaia qualcuno aveva costruito certi marchingegni che servivano a dissalare l’acqua del mare, fatti con bidoni di latta e pentoloni di rame riscaldati con il carbone. Non erano diversi di quelli chele donne del vicolo piazzavano sulle soglie dei bassi, per cucinare su piccoli fornelli a gas quello che riuscivano a comprare al mercato di corso Vittorio Emanuele.»
Mi sentivo privata di qualcosa di irrinunciabile. Come agli Assetati manca l'acqua, a me mancava quella che dissetava la testa.
Tutti avevano avuto sete, ma io ne avevo ancora. avevo sempre potuto bere, ma io, allora, volevo vivere.
«Non era quella la sete che dovevo soddisfare.
A me non era mai mancata l’acqua.
Ecco quello che veramente mi mancava.
Leggere, studiare. Vivere.»
Romanzo d'esordio ambientato a Napoli dal 1943 al 9145, storia ispirata ai diari della nonna.
Romanzo storico e racconto di formazione, inizia dalla grande sete che anticipò le quattro giornate di Napoli, con il danneggiamento dell'acquedotto e la mancanza d'acqua.
Scorrevole, a tratti un po' ripetitivo, si riscatta nel finale.
«Erano le settimane della Grande Sete. I tedeschi avevano fatto saltare l’acquedotto del Serino, le riserve si erano prosciugate e, dalla fine di agosto, la città era a secco. Sulla spiaggia di Chiaia qualcuno aveva costruito certi marchingegni che servivano a dissalare l’acqua del mare, fatti con bidoni di latta e pentoloni di rame riscaldati con il carbone. Non erano diversi di quelli chele donne del vicolo piazzavano sulle soglie dei bassi, per cucinare su piccoli fornelli a gas quello che riuscivano a comprare al mercato di corso Vittorio Emanuele.»
Mi sentivo privata di qualcosa di irrinunciabile. Come agli Assetati manca l'acqua, a me mancava quella che dissetava la testa.
Tutti avevano avuto sete, ma io ne avevo ancora. avevo sempre potuto bere, ma io, allora, volevo vivere.
«Non era quella la sete che dovevo soddisfare.
A me non era mai mancata l’acqua.
Ecco quello che veramente mi mancava.
Leggere, studiare. Vivere.»