qweedy
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"Nell’estate del 1959 il piccolo villaggio minerario di Silvertjärn è stato teatro di un evento inspiegabile: i suoi novecento abitanti sono svaniti nel nulla, lasciandosi dietro soltanto una città fantasma, il cadavere di una donna lapidata nella piazza del paese e una neonata di pochi giorni abbandonata sui banchi della scuola. Nonostante le indagini e le perlustrazioni a tappeto della polizia, non si è mai trovata alcuna traccia dei residenti, né alcun indizio sul loro destino. La nonna di Alice viveva nel villaggio, e tutta la sua famiglia è scomparsa insieme a loro. Le domande senza risposta sono troppe, e Alice decide di realizzare un documentario per ricostruire ciò che è realmente accaduto. Insieme a una troupe di amici si reca sul posto per i primi sopralluoghi: ben presto capiranno che non sarà così facile tornare indietro."
La trama sembrava intrigante, novecento abitanti di un villaggio scomparsi nel nulla. E cosa ci faceva una neonata abbandonata nell’infermeria della scuola? E perché la povera Gitta la Stordita è stata ritrovata, morta per lapidazione, legata a un palo della piazza principale? Ma questo è l'unico pregio.
Leggibile per chi ama i nordici, ma niente di che. I personaggi non coinvolgono, la paura e l'inquietudine dei protagonisti appaiono quasi ridicole, le loro azioni sono poco logiche, il finale si intuisce fin dall'inizio, lo stile di scrittura molto semplice. Il finale ricorda Dieci piccoli indiani, di Agata Christie.
"Cercarono in ogni casa, ma non trovarono anima viva. Era come se ognuno degli ottocentottantasette abitanti di Silvertjärn fosse svanito nel nulla. Le porte erano aperte. Le finestre socchiuse. Il torrente scorreva tranquillo verso il laghetto. E il villaggio era vuoto."
La trama sembrava intrigante, novecento abitanti di un villaggio scomparsi nel nulla. E cosa ci faceva una neonata abbandonata nell’infermeria della scuola? E perché la povera Gitta la Stordita è stata ritrovata, morta per lapidazione, legata a un palo della piazza principale? Ma questo è l'unico pregio.
Leggibile per chi ama i nordici, ma niente di che. I personaggi non coinvolgono, la paura e l'inquietudine dei protagonisti appaiono quasi ridicole, le loro azioni sono poco logiche, il finale si intuisce fin dall'inizio, lo stile di scrittura molto semplice. Il finale ricorda Dieci piccoli indiani, di Agata Christie.
"Cercarono in ogni casa, ma non trovarono anima viva. Era come se ognuno degli ottocentottantasette abitanti di Silvertjärn fosse svanito nel nulla. Le porte erano aperte. Le finestre socchiuse. Il torrente scorreva tranquillo verso il laghetto. E il villaggio era vuoto."