binghilla
La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Dopo un suo spettacolo
"Ciao Paolo, mi firmi il libro?"
"Ma certo, com'è che ti chiami?"
Intanto che scrive
"Sai, così quando muori il libro vale di più"
"Mo va là PATACA"
Diciamoci la verità: quando parliamo dei libri scritti dai comici della TV, il rischio di ritrovarsi tra le mani una semplice trascrizione di battute già viste a Zelig è altissimo. Entri con l'idea di farti due risate veloci ed esci con la sensazione di aver letto un copione allungato col brodo.
E invece no. Paolo Cevoli con Cent'anni di Roncofritto fa il miracolo e spiazza tutti.
Sotto la scorza di un'ironia travolgente e genuinamente romagnola, c'è una storia vera, strutturata, con un respiro narrativo che stupisce. Cevoli non si limita a far ridere, ma imbastisce una saga paesana che strizza l'occhio ai grandi classici della letteratura (da Gabriel García Márquez con la sua Macondo, fino alle storie di provincia alla Giovannino Guareschi, da La pioggia nel pineto alla notte degli imbrogli di manzoniana memoria). Roncofritto diventa così un microcosmo universale, un luogo dell'anima dove il grottesco si fonde con la poesia della vita quotidiana.
A rendere il tutto irresistibile è la galleria di personaggi dai nomi semplicemente fantastici: una fauna umana surreale ma incredibilmente viva, tra figure storiche improbabili, macchiette di paese ed eroi da bar che sembrano usciti da un sogno a base di sangiovese e piadina.
In un periodo in cui tutto sembra pesante, complicato e fin troppo serio, questo libro è una boccata d'aria fresca. Ci ricorda una cosa fondamentale: la leggerezza non è superficialità, ma necessità. Ogni tanto abbiamo tutti il sacrosanto diritto di staccare la spina, evadere dalla realtà e ridere di gusto.
"Ciao Paolo, mi firmi il libro?"
"Ma certo, com'è che ti chiami?"
Intanto che scrive
"Sai, così quando muori il libro vale di più"
"Mo va là PATACA"
Diciamoci la verità: quando parliamo dei libri scritti dai comici della TV, il rischio di ritrovarsi tra le mani una semplice trascrizione di battute già viste a Zelig è altissimo. Entri con l'idea di farti due risate veloci ed esci con la sensazione di aver letto un copione allungato col brodo.
E invece no. Paolo Cevoli con Cent'anni di Roncofritto fa il miracolo e spiazza tutti.
Sotto la scorza di un'ironia travolgente e genuinamente romagnola, c'è una storia vera, strutturata, con un respiro narrativo che stupisce. Cevoli non si limita a far ridere, ma imbastisce una saga paesana che strizza l'occhio ai grandi classici della letteratura (da Gabriel García Márquez con la sua Macondo, fino alle storie di provincia alla Giovannino Guareschi, da La pioggia nel pineto alla notte degli imbrogli di manzoniana memoria). Roncofritto diventa così un microcosmo universale, un luogo dell'anima dove il grottesco si fonde con la poesia della vita quotidiana.
A rendere il tutto irresistibile è la galleria di personaggi dai nomi semplicemente fantastici: una fauna umana surreale ma incredibilmente viva, tra figure storiche improbabili, macchiette di paese ed eroi da bar che sembrano usciti da un sogno a base di sangiovese e piadina.
In un periodo in cui tutto sembra pesante, complicato e fin troppo serio, questo libro è una boccata d'aria fresca. Ci ricorda una cosa fondamentale: la leggerezza non è superficialità, ma necessità. Ogni tanto abbiamo tutti il sacrosanto diritto di staccare la spina, evadere dalla realtà e ridere di gusto.