lettore marcovaldo
Well-known member
La prefazione che ho trovato nella copia di questa raccolta di racconti ci parla dell'autore riferendosi a una sua opera letteraria e descrivendo la sua principale dote, ossia la grande capacità di rappresentare le emozioni e la psicologia dei suoi personaggi: "ricrea con eccezionale vigore le reazioni fisiche, psicologiche di un giovane soldato. Chi dei grandi scrittori americani da Hemingway a Maitler, non ha fruito dell'eredità di questo studio fondamentale della paura, del panico e della vergogna?".
Stephen Crane era una giovane promessa della letteratura americana di fine ottocento, morto giovane in Europa e famoso soprattutto per il romanzo a cui si allude nel passaggio precedente: "Il segno rosso del coraggio".
Altri due passaggi della prefazione raccontano piuttosto bene cosa ci si può aspettare da questo libro: "Crane ha scritto degli 'anti-western' prima ancora che il 'western' fosse diventato una formula" e "l'originalità di Crane nell'elaborare la tematica 'western' sta appunto nel predisporre l'antidoto dell'ironia prima ancora che si fosse sviluppata una letteratura ingenua e popolare della tipica epopea americana, con i suoi miti, i suoi eroi, i suoi pseudo-valori".
In effetti c'è qualcosa di Hemingway in certe pagine, così come ci si trova l'umorismo di Mark Twain.
Come riportato nella prefazione l'autore gioca e si diverte con quello che iniziava a nascere come il mito del "selvaggio west".
Dei nove racconti tre mi hanno colpito più degli altri: "Uomini saggi, un particolare della vita americana in messico", "L'arrivo della sposa a Yellow sky" e "Chiaro di luna sulla neve".
P.s. A proposito "dell'eredità" dell'opera di Crane qualcuno ha riscontrato alcune analogie e riferimenti tra il film di Quentin Tarantino "The hateful eight" e il racconto "L'albergo azzurro" presente in questa raccolta... secondo me non hanno tutti i torti.
Stephen Crane era una giovane promessa della letteratura americana di fine ottocento, morto giovane in Europa e famoso soprattutto per il romanzo a cui si allude nel passaggio precedente: "Il segno rosso del coraggio".
Altri due passaggi della prefazione raccontano piuttosto bene cosa ci si può aspettare da questo libro: "Crane ha scritto degli 'anti-western' prima ancora che il 'western' fosse diventato una formula" e "l'originalità di Crane nell'elaborare la tematica 'western' sta appunto nel predisporre l'antidoto dell'ironia prima ancora che si fosse sviluppata una letteratura ingenua e popolare della tipica epopea americana, con i suoi miti, i suoi eroi, i suoi pseudo-valori".
In effetti c'è qualcosa di Hemingway in certe pagine, così come ci si trova l'umorismo di Mark Twain.
Come riportato nella prefazione l'autore gioca e si diverte con quello che iniziava a nascere come il mito del "selvaggio west".
Dei nove racconti tre mi hanno colpito più degli altri: "Uomini saggi, un particolare della vita americana in messico", "L'arrivo della sposa a Yellow sky" e "Chiaro di luna sulla neve".
P.s. A proposito "dell'eredità" dell'opera di Crane qualcuno ha riscontrato alcune analogie e riferimenti tra il film di Quentin Tarantino "The hateful eight" e il racconto "L'albergo azzurro" presente in questa raccolta... secondo me non hanno tutti i torti.