Fo, Dario - Non si paga, non si paga!

Carcarlo

Well-known member
Trama
Antonia e la sua amica Margherita non riescono più a fare quadrare i conti della spesa a causa dell'inflazione e del forte aumento dei prezzi dei beni di prima necessità.
Durante una protesta spontanea in un supermercato, Antonia e altre donne si ribellano rifiutandosi di pagare i prezzi imposti o decidendo di pagarli solo la metà.
Alla fine, prese dalla rabbia, se ne vanno portando via la merce senza pagare.
Antonia torna a casa carica di borse e pacchi di cibo e il problema diventa nascondere la refurtiva da suo marito Giovanni, perché lui e Luigi (il marito di Margherita), sono due operai onesti, legalitari, religiosi e molto timorosi delle conseguenze con la legge e con il padrone.
A questo punto, come al solito, iniziano i guai più assurdi che si possano immaginare con soluzioni rocambolesche e da scompisciarsi dal ridere.

La morale nel 1974
La morale ruota attorno al concetto di giustizia sociale che prevale sulla legalità formale quando quest'ultima difende solo i privilegi dei più forti.
Dario Fo e Franca Rame utilizzano la farsa per trasmettere alcuni messaggi chiave come:
  1. la legittimità della sopravvivenza: quando i salari non bastano più per comprare il cibo a causa dell'inflazione e della speculazione, la disobbedienza civile e l'autoriduzione dei prezzi diventano atti necessari di legittima difesa
  2. la presa di coscienza della classe operaia: il personaggio di Giovanni rappresenta l'operaio che difende ciecamente la legge e l'ordine, ma che alla fine capisce che quelle stesse regole servono a proteggere i padroni e a schiacciare i lavoratori e perciò subisce un risveglio politico;
  3. la solidarietà contro l'individualismo: la commedia dimostra che i problemi economici non si risolvono da soli o subendo in silenzio, ma attraverso l'unione, la solidarietà tra le famiglie dello stesso ceto sociale e l'azione collettiva.
In sintesi, l'opera ci dice che la legge non è sempre sinonimo di giustizia: quando le istituzioni e il mercato affamano i cittadini, il popolo ha il diritto e il dovere di ribellarsi per difendere la propria dignità.

La morale nel 2026
Se non puoi più fare il pieno del tuo camion, del tuo trattore, del peschereccio o della macchina per andare al lavoro, hai il diritto di servirti gratuitamente presso le raffinerie delle aziende petrolifere che stanno speculando sull’aumento del greggio causato dalla guerra in Ucraina e della chiusura degli stretti di Ormuz e di Bad al Mandab. Le compagnie petrolifere poi, vedranno loro se continuare a sostenere il governo di due gangster e di una manica di pavidi incompetenti a bruxelles che gli vanno dietro.
Se non hai i soldi per pagarti una stanza dove studi, hai come minimo il diritto di esigere che le lezioni avvengano online o siano scaricabili come le conferenze di Barbero.
Se sei un operaio dell’ILVA, e perciò produci acciaio che è il prodotto alla base dell’industria manufatturiera italiana, hai il diritto di chiedere che non ti venga chiusa l’azienda, altrimenti qui, a ruota, si chiude tutto (tutto!).
E se a qualche bempensante non piacciono le proteste di cui sopra, pa-zien-za.
Ma non hai il diritto di devastare le strade per svaligiare i negozi di abiti di lusso, perché le scarpe, le braghe, le giacche firmate, non sono un bene di prima necessità che giustifichino tale azione.
 
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