63° Poeticforum - Le poesie che amiamo

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Apro il 63° Poeticforum e attendo una proposta da ciascuno di voi.
Siamo sempre in pochi o meglio in poche... naturalmente qualsiasi idea delle partecipanti volta a rendere più stimolante questo spazio - anche per chi già partecipa - è ben accetta. :)
 

Pathurnia

lovecraftian member
Cos'era .......... di ,,,Mark Strand
...

I

Era impossibile da immaginare, impossibile
da non immaginare; il suo azzurro, l’ombra che proiettava,
che cadeva a riempire l’oscurità del proprio freddo,
il suo freddo che cadeva fuori di sé, fuori di qualsiasi idea
di sé descrivesse nel cadere; un qualcosa, una minuzia,
una macchia, un punto, un punto entro un punto, un abisso infinito
di minuzia; una canzone, ma meno di una canzone, qualcosa che
affoga in sé, qualcosa che va, un’alluvione di suono, ma meno
di un suono; la sua fine, il suo vuoto,
il suo vuoto tenero, piccolo che colma la sua eco, e cade,
e si alza, inavvertito, e cade ancora, e così sempre,
e sempre perché, e solo perché, una volta essendo stato, era…


II


Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sui capelli.
Era quello, ed era più di quello; era il vento che sbranava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai più chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne andò, come doveva, nessun dolore era tanto grande
da contenerlo. Era la stanza che sembrava immutata
dopo così tanti anni. Era quello. Era il cappello
che s’era dimenticata, la penna lasciata sul tavolo da lei.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo per ore, giorni. Era quello. Solo quello.


(dedicata ad Alessandra che desiderava conoscere meglio Mark Strand)
 
Ultima modifica:

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Ho stretto le mani sotto il velo scuro
“Perché sei pallida oggi?”
Perché l’ho fatto ubriacare
d’aspra malinconia.

Come potrò dimenticare? È uscito, barcollando,
con una smorfia penosa sulla faccia..
Sono scesa di corsa, senza sfiorare il corrimano,
l’ho raggiunto in un balzo, giù alla porta.

In affanno, ho gridato: “Scherzavo, dai.
È stato tutto uno scherzo. Muoio, se te ne vai.”
Con un sorriso freddo, mi ha risposto
tranquillo: “Non startene lì al vento”.

Anna Achmatova
 

Evy

Member SuperNova
Eccomi con una mia poesia, mi spiace aver saltato tanti appuntamenti ma non abbiamo passato un periodo facile, adesso sembra risolto e quindi torno.

Sono lacrime
O forse pioggia.
Sono i silenzi delle nostre fragilità
Scivolati sulla superficie
Di uno specchio.
L'anima riflessa
E imprigionata nelle gocce
Prima di tornare libera
A fare rumore
Come la pioggia di novembre.
Come le lacrime prima di morire in un sorriso.
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Bene...per ora iniziamo con la prima poesia! Grazie per la dedica, Pathurnia e per esserti ricordata :) devo leggermela bene con calma!

Cos'era .......... di ,,,Mark Strand
...

I

Era impossibile da immaginare, impossibile
da non immaginare; il suo azzurro, l’ombra che proiettava,
che cadeva a riempire l’oscurità del proprio freddo,
il suo freddo che cadeva fuori di sé, fuori di qualsiasi idea
di sé descrivesse nel cadere; un qualcosa, una minuzia,
una macchia, un punto, un punto entro un punto, un abisso infinito
di minuzia; una canzone, ma meno di una canzone, qualcosa che
affoga in sé, qualcosa che va, un’alluvione di suono, ma meno
di un suono; la sua fine, il suo vuoto,
il suo vuoto tenero, piccolo che colma la sua eco, e cade,
e si alza, inavvertito, e cade ancora, e così sempre,
e sempre perché, e solo perché, una volta essendo stato, era…


II


Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sui capelli.
Era quello, ed era più di quello; era il vento che sbranava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai più chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne andò, come doveva, nessun dolore era tanto grande
da contenerlo. Era la stanza che sembrava immutata
dopo così tanti anni. Era quello. Era il cappello
che s’era dimenticata, la penna lasciata sul tavolo da lei.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo per ore, giorni. Era quello. Solo quello.


(dedicata ad Alessandra che desiderava conoscere meglio Mark Strand)
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Mi dispiace per Pathurnia che me l'ha dedicata :) ma al momento non ho tempo e testa per concentrarmi su una poesia così complessa. Ci tornerò quando sarò più lucida. Chi vuole scrivere qualcosa è il benvenuto...
 

Pathurnia

lovecraftian member
Già dalle prime parole in questa poesia Mark Strand dichiara la sua posizione esistenziale: ciò di cui parla è impossibile da immaginare, ma anche impossibile da non immaginare. L’intento è dichiarato: navigare nell’impossibile, descrivere l’indescrivibile.

A me sembra un uomo che voglia spogliarsi completamente della propria soggettività e delle proprie percezioni per cogliere l’essenza della realtà, anche se sa già che così facendo nega a se stesso ogni possibilità di conoscere. Quello che cerco di dire è che noi non afferriamo mai le cose, ma solo la ricostruzione mentale che ne facciamo. Noi non vediamo l’albero, ma una forma marrone più o meno bitorzoluta, e l’esperienza, il pensiero, la memoria e il linguaggio ci portano a dire “è un albero”. Invece quando leggo una poesia di Mark Strand ho l’impressione che lui voglia scrollarsi di dosso pensiero, memoria, esperienza, per cogliere le cose nella loro sostanza intima; ma le cose sfuggono se vengono separate dai loro rapporti e dalla loro narrazione e restano presenze evanescenti svuotate di senso.

Così questo poeta a me pare un astronauta all’esterno dell’astronave, collegato ad essa solo da un cavo: fluttua nel vuoto di un universo senza nome, non è dentro la nave spaziale ma non è del tutto separato. O forse mi sembra un essere proiettato in una specie di universo parallelo e vicinissimo, un essere che quando protende le mani per toccare le cose si ritrova a sfiorare solo le loro ombre. Così Mark sfiora le sensazioni, l’azzurro, il freddo, una canzone appena accennata che diventa un’alluvione di suoni..... ma il senso gli fugge e il mondo è un caos malinconico abitato dall’assenza.
Eppure questo senso di estraneità, o forse di evanescenza, non lo rende anaffettivo; verso la fine della prima strofa parla di un vuoto, sì’, ma un vuoto tenero, in parte colmato dall’impronta di qualcosa che c’è stato.

Nella seconda strofa mi sembra di avvertire un cambiamento: l’inizio di una sedia, ma anche (secondo me) l’inizio di una riconciliazione con il mondo attraverso l’accettazione di brandelli di ricordi che via via si fanno meno sfilacciati.
I ruderi di luna le crollavano sui capelli: chi è quest’ombra che appare e si nega nello stesso tempo?
Né Silvie né Beatrici, per Mark.
Il dolore – se è dolore – resta chiuso ad ogni descrizione, è appena delineato da pochi accenni, il cappello che lei ha dimenticato, la penna lasciata sul tavolo.
Resta solo la sensazione del calore del sole a mitigare il vuoto di un’attesa senza fine.

----
 
Ultima modifica:

Pathurnia

lovecraftian member
Vorrei aggiungere una considerazione: Mark Strand ha una grande conoscenza della pittura e certo questo si riflette nel suo modo di scrivere. In particolare, Strand ha scritto un libro su Edward Hopper e mi sembra che la cifra dello straniamento accomuni entrambi gli artisti.
🙋‍♀️
 

qweedy

Well-known member
Vorrei aggiungere una considerazione: Mark Strand ha una grande conoscenza della pittura e certo questo si riflette nel suo modo di scrivere. In particolare, Strand ha scritto un libro su Edward Hopper e mi sembra che la cifra dello straniamento accomuni entrambi gli artisti.
🙋‍♀️

Concordo assolutamente, le parole di Mark Strand sono assolutamente in sintonia con i quadri di Hopper!
Le sue poesie trasmettono il freddo e il gelo dell'assenza e del non essere, del vuoto assoluto, anche se a volte, come in questa, nell'ultimo verso si apre uno spiraglio di calore e di speranza.
Lui diceva che la poesia trae ispirazione dalla morte e rende bello il dolore, la poesia ci rammenta che siamo mortali. Anche quando la poesia celebra qualcosa di gioioso, porta con sé la notizia che quella particolare gioia è finita.
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Mi dispiace aver lasciato passare tanto tempo. Inserisco finalmente la seconda proposta.

Ho stretto le mani sotto il velo scuro
“Perché sei pallida oggi?”
Perché l’ho fatto ubriacare
d’aspra malinconia.

Come potrò dimenticare? È uscito, barcollando,
con una smorfia penosa sulla faccia..
Sono scesa di corsa, senza sfiorare il corrimano,
l’ho raggiunto in un balzo, giù alla porta.

In affanno, ho gridato: “Scherzavo, dai.
È stato tutto uno scherzo. Muoio, se te ne vai.”
Con un sorriso freddo, mi ha risposto
tranquillo: “Non startene lì al vento”.

Anna Achmatova
 

Pathurnia

lovecraftian member
Eh sì, a volte capita di giocare a farsi del male.
In questa poesia si possono vedere i momenti diversi, i pentimenti e i risentimenti, gli slanci e le ripulse attraverso i quali un rapporto d'amore diventa distruttivo.
Sicuramente i colpi e le ferite che i due si infliggono sono descritti ed evocati con mano sapiente e a chi legge rimane un senso di tristezza.
 
Ultima modifica:

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Con un sorriso freddo, mi ha risposto
tranquillo: “Non startene lì al vento”.
Tanto lui non se ne sarebbe mai andato. Lo so bene perché è successo pure a me. E neanche io me ne sono ancora andata.
L'amore distruttivo ha un legame più forte di qualunque altro amore sano.
l’ho fatto ubriacare
d’aspra malinconia
Che frase potente! Probabilmente le ha rinfacciato il loro passato, chi erano prima e quanto è stato piacevole, solo che adesso porta con sé soltanto la malinconia per quello che non ritornerà mai più.
Farsi del male fa parte del gioco delle parti che ci sono state date in sorte....
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Sono lacrime
O forse pioggia.
Sono i silenzi delle nostre fragilità
Scivolati sulla superficie
Di uno specchio.
L'anima riflessa
E imprigionata nelle gocce
Prima di tornare libera
A fare rumore
Come la pioggia di novembre.
Come le lacrime prima di morire in un sorriso.

Questa è la prossima poesia da commentare. È della nostra amica poetessa Evy 🥰
 
Ultima modifica:

Pathurnia

lovecraftian member
Ciao, quello che mi piace di più in questi versi è il tono leggero che viene usato per parlare di tristezza. Deve essere uno spirito davvero giovane e coraggioso quello che fa parlare della fragilità ma poi si libra al di sopra delle nuvole e ritrova la forza di sorridere. (y)
 

Evy

Member SuperNova
Ciao, quello che mi piace di più in questi versi è il tono leggero che viene usato per parlare di tristezza. Deve essere uno spirito davvero giovane e coraggioso quello che fa parlare della fragilità ma poi si libra al di sopra delle nuvole e ritrova la forza di sorridere. (y)
Grazie per il"davvero giovane " anche se sulla carta di identità non risulta tanto il giovane 😅😅😅
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Cos'era di Mark Strand
Senz'altro è un poeta singolare, criptico, interessante. La mia impressione è che in questa poesia descriva - in maniera non chiara, evanescente - il confronto tra due momenti diversi, o meglio tra le sensazioni che questi gli procurano. La parte I racconta il vuoto che prova oggi, descritto con parole che evocano qualcosa di immateriale e indefinito; la II mi fa pensare a una sensazione di pienezza forse provata in precedenza, descritta con termini che evocano concretezza, come la sedia, la strada, la stanza, il cappello. Una poesia che non mi spinge a cercare di "capire", ma a provare a "sentire".

Anna Achmatova
Alla prima lettura mi ha colpito l'ultimo verso e le parole di lui "Non startene lì al vento"; ho quasi provato tenerezza per queste parole semplici, per un ritorno alla tranquillità così repentino, anche se "con un sorriso freddo". Solo dopo mi sono soffermata sul fatto che l'errore, o meglio il pericolo, sta proprio in questo, nel comportarsi come se niente fosse stato dopo un litigio simile, rientrando così nel circolo distruttivo. (E' grave? Forse dovrei farmi due domande)

Evy
E rieccola la nostra amica, belle ed efficaci queste parole di rinascita, mi piace moltissimo l'espressione "tornare libera a fare rumore". Spero che lo stato d'animo della poetessa in questo momento somigli a questi versi.
 
Alto