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L'isola di Arturo

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Discussione: Morante, Elsa - L'isola di Arturo

  1. #16
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    Citazione Originariamente scritto da julia Vedi messaggio
    Senti se non è un bel concetto:
    "Dunque, pare che alle anime viventi possano toccare due sorti: c'è chi nasce ape, e chi nasce rosa. Che fa lo sciame delle api, con la sua regina? Va, e ruba a tutte le rose un poco di miele, per portarselo nell'arnia, nelle sue stanzette. E la rosa? La rosa l'ha in se stessa, il proprio miele: miele di rose, il più adorato, il più prezioso! La cosa più dolce che innamora essa l'ha già in se stessa: non le serve cercarla altrove. Ma qualche volta sospirano di solitudine, le rose, questi esseri divini! Le rose ignoranti non capiscono i propri misteri.
    "La prima di tutte le rose è Dio.
    "Fra le due: la rosa e l'ape, secondo me, la più fortunata è l'ape. E l'Ape Regina, poi, ha una fortuna sovrana! Io, per esempio, sono nato Ape Regina. E tu, Wilhelm? Secondo me, tu, Wilhelm mio, sei nato col destino più dolce e col destino più amaro:
    "tu sei l'ape e sei la rosa".

    Bellissimo sogno di Romeo, l'Amalfitano. Il sogno inventato di un insonne.
    Ah, Julia,lo sapevo! Non dovevo prestartelo. Sei completamente rapita dalla Morante.
    Che faccio io?

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  • #17

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    Stai buonino lì che, appena finito, ti costringo a leggerlo tutto d'un fiato.
    C'è Wilhelm, Se', che ti piacerà moltissimo.
    Ma è Arturo che fa la differenza, oltre alla Elsa ovviamente.
    (in quanto a rapimento, non mi sembra che tu sia da meno con quella tua storia contemporanea )

  • #18
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    ah, ok.
    Sai che la MIA Storia contemporanea mi ha fatto penare ma con un colfpo fuori schema( per il prezzo...) l'ho agguantata.

  • #19

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    Finito.
    Piglio maturo aveva la Morante in questo romanzo. Non so - e non mi interessa - se l'ha scritto prima o dopo La Storia, ma ha un ché di "epilogo" questa sua opera.
    Mi affascina il pensiero di questa grande scrittrice che, come moltissime qui in Italia, non gode della giusta riconoscenza.
    Io la sto amando molto questa letterata irriverente, e mi commuove la sua scrittura.
    Arturo è il suo personaggio più bello, e con Useppe - el niñito de La Storia - se la contendevano di brutto.
    Quasi mi dispiace di congedarmi da questi due libri immensi.

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  • #20

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    Ora il libro torna a te, Sergio. Sono curiosissima di sapere le tue sensazioni.

  • #21
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    Preferirei che lo tenessi tu. Quando lo leggero' me lo darai, ma un libro che cosi' tanto ti e' piaciuto va' lasciato nella tua libreria.
    Sai come la penso con i libri a noi " cari".

  • #22

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    Storia stratificata, complessa sebbene a trama semplice da romanzo di formazione. Ma anche con spesso in primo piano e sempre nello sfondo i grandi temi della situazione femminile, nelle nostre società tradizionali e no, l'omosessualità, la maturità e l'immaturità, l'idealizzazione del padre, i rapporti tra coniugi, tra compaesani, l'erotismo doloroso, l'insularità... e Nunziata. Ma è tutto così ben tenuto. Cresce a letture successive e soprattutto distanziate nel tempo.

  • #23
    W I LIBRI !
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    Un romanzo scritto con maestria.
    Arturo è un ragazzino che vive nel suo piccolo mondo che ha i confini dell'isola di Procida. Non conosce altro.
    Non conosce l'amore di una madre e può solo immaginare il sapore dei baci e la dolcezza degli abbracci materni.
    Per lui la vita è fatta solo di lunghe corse sulla spiaggia e bagni al mare.
    Abbandonato a sé stesso, la sua unica preoccupazione è andare al porto e sperare che suo padre sia sul piroscafo di ritorno da uno dei suoi misteriosi viaggi.
    Sarà solo con l'arrivo della seconda moglie di suo padre (prima donna con cui ha a che fare Arturo) che scoprirà un "nuovo mondo".
    Ma se ne andrà Arturo dalla sua isola, se ne andrà per scappare da tradimenti e delusioni.

  • #24

    Predefinito Elsa Morante: una certezza

    Ho letto questo grande classico che non avevo ancora letto; Elsa Morante è sempre una certezza , lettura piacevole , non appassionante quanto altri suoi testi ma meritevole.

  • #25
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    Un bellissimo romanzo di formazione, ma forse non solo.
    E' indubbio il condizionamento della scrittrice dalla psicanalisi freudiana, Arturo soffre di un complesso edipico nei confronti della matrigna adolescente e di una idealizzazione della figura paterna, da cui cerca disperatamente affetto e a cui cerca di tendere in sembianze fisiche e in carattere, secondo un'idea fantastica del ragazzo sul modo di essere del padre.
    La perdita dell'infanzia e l'entrata nell'adolescenza è dolorosa per chi non ha avuto una base di sicurezza affettiva, per chi è stato circondato dalla solitudine e ha vissuto in un suo mondo, proprio per colmare questo vuoto.
    La realtà che si presenta improvvisamente lo sconvolge ma gli dà coraggio allo stesso tempo, l'abbandono dell'isola è metaforicamente l'addio alle illusioni e la presa di coscienza del "dolore di vivere" e la scoperta del sentimento di pietà lo porterà alla maturità.
    Amaro ma quanta verità in questo romanzo, la storia è tutta un'allegoria, la descrizione di quest'isola (che non è visivamente Procida ma è immaginaria) è un po' la descrizione di paure e speranze inconsce, le parole scritte sono uno specchio delle emozioni.
    Forse l'innamoramento questo fa, ci mette in discussione, ci apre verso l'ignoto, verso una realtà nuova, abbandonando la nostra isola cioè le nostre certezze assolute.

  • #26
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    "Avevo sempre rimpianto che, ai tempi moderni, non ci fosse più sulla terra qualche limite vietato, come per gli antichi le Colonne d'Ercole, perché mi sarebbe piaciuto d'oltrepassarlo io per primo, con la mia audacia"

    Questo romanzo è a metà fra il racconto infuso di luce mitica di un sogno e la descrizione del paesaggio di una fiaba.
    Arturo è una creatura selvatica, un figlio di nessuno, un cucciolo cresciuto a latte di capra e libri sui grandi condottieri.
    Procida, l'isola di Arturo, ha i confini del mito e della terra dorata, dell'infanzia, dei grandi ideali e dei sogni fragili come lische di pesce. "L'isola di Arturo", con una prosa straniante, a volte ridondante, spesso ammaliante, avvolgente e consolante (in barba ai denigratori degli avverbi), racconta del risveglio.
    Il risveglio dei sensi, che vengono a galla assieme all'adolescenza.
    Il risveglio dai sogni, lo scontro con l'asprezza della realtà, la perdita di un'infanzia dorata.
    L'amarezza che resta sulla lingua, al termine di questa lettura, è la stessa che si prova respirando la polvere dopo il crollo di un santuario.

    "I condottieri storici, pure i più famosi come Alessandro di Macedonia, non erano persone fatate (le persone fatate sono favole); erano persone uguali a tutte le altre in tutte le cose, fuorché i pensieri!"

    La scrittura della Morante ha ancora delle asprezze acerbe, in questa fiaba di crescita, ma di certo contiene già tutta l'ampiezza di respiro che saprà dimostrare in seguito.

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