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Cristo si è fermato a Eboli

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Discussione: Levi, Carlo - Cristo si è fermato a Eboli

  1. #1
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    Predefinito Levi, Carlo - Cristo si è fermato a Eboli

    Scritto in pochi mesi in piena guerra, tratta del periodo in cui lo scrittore, torinese, ha trascorso ad Agliano in Basilicata, dove era stato spedito in soggiorno obbligato per la sua attività antifascista.
    L'autore resta lontano dai fatti e dall'atmosfera del conflitto ed espone nel suo libro i suoi interessi umani e sociali, i suoi ideali di una società ispirata alla fraternità, alla solidarietà umana, descrivendo paesaggi e ambienti poverissimi e lontanissimi dai livelli di vita del resto del Paese.
    Da qui, appunto, il titolo, come dire che la civiltà non è arrivata al Sud ma si fermata a Eboli appunto.

    Un libro fondamentale per capire l'Italia del tempo ma anche quella di oggi.
    Ultima modifica di elisa; 12-12-2010 alle 10:59 AM. Motivo: edit caratteri

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  • #2
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    Bellissimo!
    Un grande ritratto dell'Italia meridionale di quell'epoca, dove il tempo sembra si sia fermato per sempre.
    Il paesaggio e gli uomini paiono legati ad un " assurdo meccanismo " che non lascia scampo dalla miseria e dall'arretratezza culturale.
    Pare proprio che i contadini di quelle campagne, debbano piegarsi ad un destino ormai tragicamente scontato, perchè così doveva essere la vita della povera gente che abitava quei luoghi.
    Ultima modifica di elisa; 12-12-2010 alle 10:59 AM. Motivo: edit caratteri

  • #3
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    che libro..ci ho fatto la tesina x la maturità...all'epoca era uscita anche la versione cinematografica di rosi con l'immenso gianmaria volontè...
    Ultima modifica di elisa; 12-12-2010 alle 10:59 AM. Motivo: edit caratteri

  • #4
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    bellissimooooooo!

    zolla, mi hai fatto venire in mente una canzone di daniele sepe: "u meglio attore chi è? è gianmaria volontèèèè"

  • #5
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    Quoto tutti, un libro molto bello!

  • #6
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    fa lo stesso
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    Da comprare, leggere e non prestare.
    Merita anche Le parole sono pietre scritto anni dopo in Sicilia.
    La storia del sanaporcelle, per me, e' stato come un deja' vu: sono convinto di averla gia' letta in un altro libro: vi risulta.
    Ci penso e ci penso ma non mi viene in mente.
    Chissa', forse l'avevo letto a scuola.
    Saluti

  • The Following User Says Thank You to Carcarlo For This Useful Post:


  • #7

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    Mi ricordo di aver letto questo libro durante le vacanze di Natale mentre ero in quinta superiore. Mi è piaciuto tantissimo, mi è rimasta impressa soprattutto la parte che descrive le superstizioni di cui erano vittime le persone più povere a quei tempi...

  • #8
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    È un libro molto bello che fa immergere il lettore in un atmosfera quasi irreale: tradizioni e superstizioni che ai nostri tempi sembrano essere così lontane ma che sino ad un tempo relativamente breve erano la realtà; viene descritta in modo a mio avviso superbo, la cultura meridionale contadina all'epoca del fascismo e le condizioni di vita di un intero popolo in un certo senso dimenticato da Dio; tutte cose a me completamente sconosciute di cui ignoravo persino l'esistenza, forse proprio per questo mi è piaciuto così tanto questo libro.

  • #9
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    In Cristo si è fermato a Eboli Carlo Levi, medico del Nord confinato in Lucania per la sua attività antifascista, raccoglie impressioni, descrizioni, fatti e misfatti di una terra molto lontana e diversa da quella da cui proviene. Prima a Grassano e poi a "Gagliano", Levi ha modo di comprendere la mentalità, le abitudini, i complessi e i vanti di un popolo – quello lucano – che rispecchia l'immagine, neanche tanto stereotipata, di un Sud gattopardiano, clientelare, stregonesco, legato alla terra, con un profondo, atavico complesso di inferiorità che talvolta sfocerà anche in vittimismo ed incapacità di reagire, ma che purtroppo poggia su basi storicamente oggettive.
    Nella Lucania degli anni '30, dove non arrivano progresso e cambiamento, dove Roma sembra lontana e ostile, dove l'egoismo e l'interesse personale sembrano essere l'unico motore trainante, i contadini, l'ultimo stadio del tessuto sociale, il più numeroso, sono vittime consapevoli ma impotenti, con un fardello di ignoranza, lavoro e sfruttamento che tuttavia li rende fieri e, quando serve, ribelli nella disperazione. Con un lirismo che ricorda da vicino quello di Grazia Deledda in Canne al vento, Levi descrive con l'occhio di un osservatore attento e partecipe, la realtà difficile con cui si ritrova a convivere, una realtà fatta di lavoro, umiltà e ospitalità. Una lettura da consigliare e su cui tornare, un'opera importante che descrive un Meridione non troppo diverso da quello di oggi.


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