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La svastica sul sole

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Discussione: Dick, Philip K. - La svastica sul sole

  1. #1
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    Predefinito Dick, Philip K. - La svastica sul sole

    Tutti almeno una volta nella vita abbiamo detto, o ci siamo sentiti dire "La Storia non si fa con i se e con i ma". Vero la Storia non si fa con i se, ma per fortuna partendo da un se si può scrivere un libro. "Se gli Alleati avessero perso la seconda guerra mondiale cosa sarebbe successo, in che mondo vivremmo noi oggi?" questo è il se da cui parte Dick per creare la sua ucronia.
    Per poter rendere credibile la sconfitta degli Alleati, Dick parte dal presupposto che l'attentato a F.D. Roosevelt sia riuscito, perciò allo scoppio del conflitto mondiale gli Stati Uniti non erano guidati da un Presidente capace ed energico. I tedeschi e i giapponesi perciò sono riusciti a vincere e ad imporre al mondo la loro ideologia. Nel mondo immaginato da Dick l'Africa è stata soppressa, dopo essere stata il terreno ideale per attuare i più efferati programmi di sterminio di massa. L'Italia esercita il suo potere su una piccola parte del Mediterraneo, ma questo viene detto quasi di sfuggita, per sottolineare lo scarso peso che, comunque, ha tra i vincitori della guerra. Gli Stati Uniti sono divisi in tre parti, la parte occidentale dominata dai tedeschi, la parte orientale governata dai giapponesi ed in mezzo il neutrale Stato delle Montagne Rocciose.
    La lettura facile e scorrevole non deve comunque trarre in inganno, facendoci perdere alcune delle sottili critiche che Dick, indirettamente, fa alla politica e alla cultura americana degli anni '60, infatti ripartisce, in egual misura, i "difetti" americani tra i tedeschi e i giapponesi. Come non vedere, ad esempio, dietro l'ossessione giapponese per gli oggetti del folclore e della cultura americana del passato l'ignoranza del turista americano che compra "patacche" all'estero convinto di aver comprato delle autentiche opere d'arte? Allo stesso modo dietro la condanna del dominio tedesco sugli americani si può leggere la condanna per l'ingerenza esercitata, in quegli anni e non solo in quegli anni, dal governo americano nella politica degli altri Stati.
    L'idea davvero geniale del libro, secondo me, è di aver immaginato che i protagonisti leggono, a loro volta, un libro di fantascienza ("La cavalletta non si alzerà più") in cui si ipotizza che gli Alleati abbiano vinto la guerra. Si crea così un gioco degli specchi, in cui il lettore che vive in un mondo in cui gli Alleati hanno vinto la guerra legge un libro di fantascienza in cui gli Alleati hanno perso, mentre i protagonisti del libro che vivono in un mondo in cui gli Alleati hanno perso leggono un libro di fantascienza in cui gli Alleati hanno vinto. Va detto che il mondo descritto da Dick ne "La cavalletta non si alzerà più" è comunque diverso dalla realtà in cui viviamo noi oggi, infatti è dominato dalla Gran Bretagna.
    Il libro è bello e scorrevole, ma più complesso di quanto si creda, sia per i tanti riferimenti ad un libro complesso come I Ching, sia per i riferimenti alla situazione politica americana degli anni '60. Unica critica la traduzione italiana del titolo. La svastica sul sole pone, secondo me, troppo l'attenzione sul dominio tedesco e quindi su quel se da cui prende il via il "nostro" libro di fantascienza, invece, il titolo originale "L'uomo nell'alto castello" pone maggiormente l'accento su quel se da cui prende il via il libro di fantascienza che leggono i protagonisti del libro.
    Ultima modifica di bouvard; 02-25-2013 alle 09:09 PM.

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  • #2
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    Mi ha un pò deluso, mi aspettavo una storia incentrata sugli eventi che sarebbero scaturiti dalla vittoria dell'asse nella seconda guerra mondiale, invece questi fanno solo da sfondo alle vicende personali di alcuni personaggi del libro Curioso e geniale invece la parte in cui si parla di un libro in cui si ipotizza la vittoria degli alleati....

  • #3
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    ... la verità è «terribile come la morte. Ma più difficile da trovare». Essa può nascondersi anche in un romanzo di fantascienza, sia che si tratti de "La cavalletta non si alzerà più", sia che esso si intitoli "L'uomo nell’alto castello". Simili ai personaggi-lettori del romanzo dickiano, anche noi cerchiamo nella scrittura visionaria di un artista americano trascurato e reietto una risposta agli interrogativi apocalittici della vita e della Storia del Novecento, così lorda di sangue e di orrori, per continuare a sperare, e ci aggrappiamo a un oggetto d’avorio intagliato dai balenieri del New England, a un monile d’argento, a un romanzo di fantascienza. Sono i frammenti che Dick ha eretto contro le rovine.

    Dalla prefazione di Carlo Pagetti

  • #4
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    Le forze dell'Asse hanno vinto la seconda guerra mondiale e l'America è divisa in due parti, l'una asservita al Reich, l'altra ai Giapponesi. Sul resto del mondo incombe una realtà da incubo: il credo della superiorità razziale ariana è dilagato a tal punto da togliere ogni volontà o possibilità di riscatto. L'Africa è ridotta a un deserto, vittima di una soluzione radicale di sterminio, mentre in Europa l'Italia ha preso le briciole e i Nazisti dalle loro rampe di lancio si preparano a inviare razzi su Marte e bombe atomiche sul Giappone. Sulla costa occidentale degli Stati Uniti i Giapponesi sono ossessionati dagli oggetti del folklore e della cultura americana, e tutto sembra ruotare intorno a due libri: il millenario I Ching, l'oracolo della saggezza cinese, e il bestseller del momento, vietato in tutti i Paesi del Reich, un testo secondo il quale l'Asse sarebbe stato in realtà sconfitto dagli Alleati. Introduzione di Carlo Pagetti. Postfazione di Luigi Bruti Liberati.

    Bene, la quarta di copertina è già indicativa della situazione che Philip K. Dick ci prospetta in questo libro, situazione tutt'altro che inverosimile a pensarci bene, almeno in linea puramente teorica. La domanda di base è semplice: cosa sarebbe successo, ipoteticamente, se la Germania, l'Italia e il Giappone avessero vinto la Seconda guerra mondiale? Dick prende questa possibilità, la estremizza e crea un libro visionario, surreale, allucinato eppure plausibile. Il punto di osservazione della "nuova" realtà scelto dall'autore è una zona corrispondente all'incirca alla costa occidentale degli Stati Uniti, (che, per inciso, non coincidono con gli Stati Uniti del libro poiché anche l'assetto geopolitico è cambiato); qui vivono ed operano i personaggi chiave di questa storia, un rivenditore di manufatti artistici americani, un funzionario giapponese, un enigmatico industriale svedese, una donna singolare, un ebreo insoddisfatto che rischia di essere scoperto ed ucciso. Le interconnessioni, gli intrecci tra queste ed altre persone ci permettono di vivere un esito diverso di uno dei più tristi momenti della storia mondiale, diverso ma non per questo positivo, tanto più che in questa nuova realtà la gente sembra non riuscire a compiere delle scelte oculate senza affidarsi all'IChing, il libro della saggezza oracolare cinese… c'è però un altro libro, il libro della cavalletta, che racconta una realtà speculare, quella che noi conosciamo… anche questo best seller è importante e potrebbe cambiare le sorti dell'umanità… chissà.
    La svastica sul sole è un libro particolarissimo, denso di significati e messaggi reconditi; è un libro che per essere compreso pienamente necessita di concentrazione, conoscenza della storia e del pensiero politico degli stati coinvolti nella Seconda guerra mondiale, ma necessita anche di immaginazione e capacità di andare oltre il conosciuto, di immaginare altre possibilità, altre prospettive, altri mondi. Trovo che sia un ottimo libro, anche se gli ho preferito "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?". Comunque, consigliatissimo.

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