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Discussione: Viaggio a Shanghai

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    Predefinito Viaggio a Shanghai

    Il volo è stato diretto da Malpensa: 12 ore no stop.
    Sedili un po' stretti, io un po' largo, ma tutto sommato non malaccio.
    Se ci fossero i bottoni con le faccine però, premerei il rosso: cavolo, se al momento di mangiare chiedo vino, dammene un bicchiere, non mezzo; e se poi te ne chiedo ancora un po', non rifiutarmelo!
    Capisco che gli ubriaconi siano un problema, soprattutto in volo, ma io sono un passeggero, mica il pilota, e poi ho detto 1 bicchiere, mica un fiasco!
    Diciamo poi che se qualche passeggero e passeggera non mi avessero allietato con i loro vari gas, sarebbe stato pure meglio.

    Atterro all'alba in un aeroporto immenso, ordinatissimo e pulitissimo.
    Faccio un controllo sicurezza simile ma più veloce, meno umano ma anche meno sospettoso, di quello di NYC.

    Incontro l'autista che mi aspetta.
    Usciamo e sento subito un odore strano che mi ricorda le feste del paese dopo che hanno fatto i fuochi artificiali.
    Poi l'odore si trasforma in una sottile puzza che ti prende subito la gola: è l'inquinamento.
    E va bene che piove che dio la manda e perciò l'aria è un po' più pulita.
    - Però Pechino è molto peggio - mi spiegano.
    - Sai che consolazione - penso io.

    Il cielo fa letteralmente schifo.
    Diciamo che un cielo grigio non entusiasma nessuno, però le nuvole sono nuvole, te ne fai una ragione, se poi abiti in campagna impari anche ad apprezzare il ciclo dell'acqua e ad amare la pioggia che bagna la terra.
    Perciò anche se il cielo grigio non mi piace, diciamo pure che non sono nemmeno il suo peggior detrattore.
    OK?
    Ma questo è uno schifo.
    Uno schifo.
    Uno schifo così non me l'ero nemmeno immaginato.
    Grigio, ma non grigio di nuvole: grigio di grigio.
    In genere un cielo grigio è filaccioso come lo zucchero a velo, e se lo guardi di lì è diverso che se lo guardi di là;ma questo no.
    Questo ha la consistenza, l'omogeneità e il colore dei gas di un'acciaieria a carbone.
    Grigio come se l'avessero dipinto con uno spray, tutto uguale da qualsiasi parte ti giri.
    Non è che se guardi in su lo vedi sfumare, in una qualche direzione intravedi il sole, le nuvole...NO!
    Tutto grigio, piove e non vedi le nuvole dallo smog che c'è!

    Non marca bene...

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    Predefinito La strada, i primi grattacieli e le casette.

    Inizia il viaggio lungo un'autostrada che più che asfaltata sembrava levigata a specchio: non una buca, non uno scossone, le giunture dei viadotti appena le sentivi.
    Poi in città è la stessa cosa.
    Diciamo che il campionato del mondo di asfaltatura, per me, l'hanno già vinto i cinesi (almeno Shanghai).
    Gli svizzeri arriveranno anche secondi ma con un distacco umiliante.
    La strada corre lungo le due monorotaie a levitazione magnetica (non so se l'espressione sia corretta) del treno che collega la città con l'aeroporto.
    Mi dicono vada a 450Km/h.
    Sto attento a vedere se lo vedo sfrecciare, ma alla fine lo intravedo e basta fermo in stazione che gli spuntano si e no 10 metri di muso.

    Man mano che arriviamo verso il centro, palazzi sempre più alti, brutti, mal rifiniti e pessimamente tenuti: non ci sono due finestre uguali e spesso sono protette da gabbie di acciaio inox fai da te che nemmeno in Brasile.
    Mi dicono che servono per proteggersi dai ladri e per permettere ai bambini di "uscire".
    Mah... non so se sia vero, ma preferisco non sincerarmene di persona.
    Attraversiamo un ponte sospeso bianco enorme (e penso al Morandi), che finisce in una chiocciola che fa due giri su se stessa fino ad arrivare a terra e permetterti di girare per la città.
    Una cosa che ti colpisce, soprattutto dall'alto dei viadotti, è il contrasto tra le casette e i grattacieli.
    Le casette sono tutte a due piani, uguali tra loro, o almeno molto simili, costruite lungo stradine parallele, tutte coi lavandini di fuori.
    Le guardo bene e mi ricordano qualcosa, come se ci fossi già stato, ma non ricordo.

    Dopo un'ora di viaggio arriviamo in hotel ma vista l'ora non posso entrare in camera, perciò lascio la valigia e vado a farmi un giro.
    Ci sono dei viali alberati, sembrano platani.
    Nelle traverse ci sono le stradine e le casette di prima.
    Una è in ristrutturazione, coperta da strani ponteggi: strani perchè invece di essere fatti coi classici tubi innocenti, sono in bambù tenuti su col fildi ferro.
    Osservo bene le casette, tutte uguali, almeno la fattura, poi siccome sono tenute male, ugnuna è personalizzata a modo suo.
    Ognuna ha due o tre lavandini sulla strada, attaccati alla casa, una cosa stranissima.
    I gabinetti - mi dicono - ormai li hanno messi all'interno.
    Ci sono anche le fogne - che bene! - ma dall'odore è evidente che non funzionano alla perfezione.
    Poi, finalmente, ricordo: sono proprio quelle dei vecchi film di kung-fu che vedevo a nastro al cinema di paese negli anni 70!
    A un certo punto trovo un cancello che sbarra la strada: oltre continuano le case ma è tutto vuoto.
    Proviamo a passare ma ci fermano e ci spiegano che non si può, che hanno già evacuato la zona perchè devono demolire tutto.
    Faranno altri grattacieli.

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  • #3
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    Predefinito Negozietti e mercatino

    Passiamo davanti a tre negozietti di cibo da strada.
    Vorrei fermarmi a vedere ma quelli con me sembra abbiano fretta.
    Ci do comunque un'occhiata e vedo tanti spiedini colorati dove riconosco tentacoli di polpo, gamberetti, trippa, un qualcosa che somiglia agli arrosticini, pevè (credo sia l'animella, ovvero la tiroide del pollo), zampe di gallina a non finire, ali e teste d'anatra tutte belle ordinate, non molto invoglianti, ma ordinate si.
    Che poi ci penso e mi domando se uno può camminare per strada mangiandosi la testa di un'anatra.
    Cosa fai, ti succhi un becco mentre attraversi sulle strisce?
    Poi penso a quando ero in Portogallo e anche lì mi sono ritrovato a mangiare una zuppa di zampe di gallina, per altro molto buona, ma ero seduto, non camminavo per il marciapiede.
    O quando sono a Firenze o a Prato - che anche lì c'è pieno di cinesi - e magari mi ritrovo per strada alle 2 del mattino a mangiare un panino di lampredotto, che poi sarebbe l'ultimo tratto dello stomaco della mucca.
    Niente di male - anzi, è squisito - però un panino, come uno spiedino, è più pratico che succhiare una testa mentre cammini.
    - Chissà - mi domando - se se le portano anche al cinema al posto dei pop-corn!

    Ci sono parecchi negozietti di frutta.
    Alcuni frutti sono come i nostri, ma magari un po' diversi.
    Le arancie mi dicono essere più aspre (magari sono diversi gli innesti, vai a sapere!).
    I cachi (anche qui sono di stagione) sono come i miei cachi cachi, tondi e di un rosso opaco e intenso, non come i cachi-mela che dànno sull'arancione e brillano, ma qui sono piccoli piccoli, come una noce.
    Poi c'è della frutta che non conosco e mi piacerebbe assaggiare, ma non saprei dove mettermela sul momento, perciò lascio perdere sperando di avere altre occasioni.
    - Cos'è quello? - domando, anche se mi rendo conto essere una domanda un po' retorica.
    - E' il mercato - mi dicono - sotto pesce e verdura, sopra carne. -
    - Possiamo andare a vedere? - e scendiamo di sotto.
    I primi banconi di frutta e verdura erano propio belli, non nel senso che sembrava di essere in un negozio di primizie, ma perchè comunque era famigliare, ordinato e pulito.
    E poi avevano un sacco di cose interessanti e mi spiegano che certi bastoni pelosi sono come le nostre carote, hanno un sacco di tuberi ma non vedo patate come le nostre, al limite quelle rosse.
    Tante rape bianche, pulitissime, bianchissime.
    Diversi tipi di insalata, anche una sorta di serzetto, solo un po' più grosso del nostrano.
    Pomodori dello stesso colore scuro e spento dei cachi, ma con una pelle sottilissima: che strani!
    cavolfiore, anche quello bianchissimo.
    E non so cos'altro, tutto bianchissimo...
    - Un po' troppo bianco - penso tra me e me, mi sorge il dubbio e domando, perchè veramente, mi sembra la pubblicità del dentifricio.
    E infatti, mi spiegano, siccome l'ochio vuole il suo, spesso frutta e verdura viene sottoposto a un lavaggio, una sorta di candeggio...
    L'ultima cosa che ricordo erano i piselli e i fagiolini, lunghi - non esagero - 60cm.
    Mi viene da ridere, anche perchè chiamarli fagiolini è una contradddizione in termini, ma mi spiegano che superano pure il metro!

    Poi ci sono quelli che vendono un po' di tutto tipo i congelati, i sottaceti o prodotti sotto sale, ricordandomi i mercatini spagnoli e portoghesi degli anni 70 e 80.
    uno vende una sorta di rotoli di spugna marrone chiara.
    - Cos'è? - domanda uno di noi.
    - Secondo me - dico io - è cotenna di maiale fritta, ma non ne capisco il colore e la quasi trasparenza. -
    - Perchè anche questa la candeggiano - mi spega uno del posto.

    Poi ci sono dei banconi del pesce.
    Il primo ha del pesce morto.
    Diciamo che se fosse stato sul ghiaccio era meglio.
    Freschissimo non era, ancora mangiabile - a casa mia no - ma nei ristoranti sì.
    Riconosco i cefali, le lampughe e i pesci sciabola; gli altri non so cosa fossero.
    Di uno mi dicono il nome, mi ricorda leggermente il pesce balestra ma tutto grigio e molto più piccolo e mi dicono che è una prelibatezza e che costa addirittura 20 EUR/Kg.
    Poi ci sono altri banconi dove il pesce è ancora vivo, ammassato e sguazzante in cassette di polistirolo lercie.
    Una pescivendola sventra un cefalo che sbatte.
    Un'altra invece sfila anguille piccole e sottilissime con un'abilità da non credersi, lasciando una lisca perfettamente pulita.
    Se la verdura - tranne quella candeggiata - mi era piaciuta, se la frutta mi aveva sorpreso, il pesce mi lascia un po' così...
    Insomma, io ho un concetto di fresco un po' diverso, nel senso che lo compro pescato o allevato in mare, morto da poche ore, ma è stato sempre nel ghiaccio.
    Qui invece lo compri ancora vivo, ma da quanto è che sta a soffocare in quelle vaschette piene d'acqua putrescente? Boh!
    Per terra invece tengono un sacco di rete pieno di rospi.
    Faccio il giro, trovo l'ultimo del settore pescheria che gamberi vivi (sempre nelle solite vaschette) e vongole di tutti i tipi: un tipo è nera, enorme, che sarà pesata mezzo chilo l'una.
    Chissà com'erano con due spaghetti!
    Poi trovo i pollivendoli con polli, galline e anatre morte.
    Infine, quello delle uova di gallina, anatra, quaglia, non so cosa (erano verdastre) e poi altre, impastate in una sorta di melma marrone.
    - Cos'è? - domando io.
    - Sono uova di gallina. -
    - OK, ma quella specie di melma marrone? -
    - Sono uova di gallina fermentate nell'argilla. Praticamente sono marcie. Quando le apri, dentro sono tra il grigio e il nero. Ma sono buone, te lo garantisco. -
    Sorrrido. Mi incuriosivano davvero.
    - Poi devi farmele assaggiare - dico io.
    - Sicuro! - mi dice lui - prima di partire se vuoi andiamo a mangiare street food in un bel posto che conosco. -
    - Affare fatto - rispondo io.

    Finiamo il giro.
    - Andiamo al piano di sopra - mi dicono.
    - No grazie - rispondo io, pensando che se di sopra c'è la carne... preferisco non sapere nemmeno.

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    Predefinito Hotel

    L'hotel occupa un interno grattacielo.
    Di lusso, tutto in pietra.
    Ma strano, perchè io una hall + reception così piccola e stretta l'ho vista poche volte.
    Sono al 25° piano, a quasi 100m d'altezza.
    Ma la vista non è granchè, sia perchè tutto in torno sono solo grattacieli e anche abbastanza brutti, sia perchè grazie alla cappa di grigio sempre presente, il terzo grattacielo appare sfocato e il quinto appena lo intravedi.
    La camera, più che grande è lunga, con un bagno lungo, un corridoio lungo, una stanza discreta, e una finestrina che fa angolo con il panorama di cui sopra.
    La finestra è strana perchè allineata al bordo esterno del muro perimetrale, mentre nello spessore del muro è ricavato un ripiano coperto di cuscini a mo' di divano, così ti ci puoi sedere appoggiandoti al muro a leggerti un libro stando quasi di fuori.
    Deve essere una bella esperienza, ma che lascio volentieri agli altri: alla fin fine, dall'abisso, mi separerebbe un normalissimo vetro, e non mi sembra il caso.
    Ho di tutto: scrivania (da cui scrivo), tavolino, sedie, lavatrice, cucina, 3 o 4 porte scorrevoli, accappatoio e maschera antigas in caso di incendio.
    Mi faccio una doccia, mi appisolo qualche ora e poi vado a cena, che sarà indimenticabile e racconterò dopo.
    Intanto saluti.

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    Predefinito Harrison Ford

    Sono le 18 e ci vengono a prendere in macchina, un monovolume della Lincoln, grande, bello, comodissimo.
    Saliamo e partiamo.
    Fuori c'è la solita pioggia acida e il buio rotto dalle insegne e lampadine.
    Giriamo tra le viuzze della città, che vista dal basso, dove sono io, entusiasmante non è.

    Si arriva, scendiamo dalla macchina, saliamo delle scale, ascensore e via al 6 piano di una palazzina liberti di 100 anni fa.
    Entriamo in un bar con poltrone e divani bassi e larghi, quasi da stravaccarsi, ma non ci fermiamo nemmeno un istante, perchè attirati dal panorama che si intravede fuori dalla terrazza, ci precipitiamo fuori.
    In pratica, il palazzo da su un canale vicino alla foce dello Yang-tse (o Fiume Giallo), ma non è un canale come lo intendiamo noi, come quelli che puoi vedere in Piemonte o Lombardia che portano l'acqua alle risaie; no.
    Qui un canale è largo 300m e le petroliere e i porta-containers (non i battelli) vanno e vengono.
    Io sono sul lato vecchio del canale, il lato nuovo è quello che ho di fronte.
    Grattacieli colossali (400, 500, 600m non lo so, sparo a caso ma non sbaglio di tanto) che si perdono tra le nuvole e a un certo punto scompaiono.
    Tanti sono ricoperti di led perciò non smettono un attimo di sparare pubblicità e messaggi vari.
    Ma è difficile immaginarselo, perchè un cartellone pubblicitario largo 80m e alto 400 con una cascata continua di colori, è difficile da immaginare se non l'hai mai visto.
    E non ce n'è uno, ma tanti.
    Poi c'è il classico pirullo (quello non manca mai in nessuna metropoli che si rispetti), che esaurite le forme a missile, mega-antenna, nave spaziale...qui ripiega su tre pali incrociati, come un gigantesco sgabello, che culmina in una sfera, dalla cui sommità si diparte il pirullo vero e proprio con cono e antenna finale.
    Poi ho come un deja-vu, come se in quel posto ci fossi già stato, tante volte anche, ma non è un deja-vù, è che mi sembra di essere piombato in Blade Runner, al buio, la pioggia, i grattacieli che si perdono nelle nuvole, la pubblicità perenne, visi orientaleggianti e io che sono un duro, un figo e ho una missione...
    A parte il personaggio , sì, sembra proprio di essere in Blade Runner.
    Guardo il canale, immenso, molto più largo del Danubio presso Belgrado o il Tamigi a Londra per fare degli esempi...cioè, il Po o la Senna qui non li mettono nemmeno nella cartina geografica... e osservo una petroliera, che dopo averne incrociata un'altra, vira a destra di 90° con un'abilità che pare stia facendo una sgommata in bicicletta: una manovra così, io (scherzi a parte sono comandante) non l'ho mai vista fare.
    Guardo di sotto e vedo un campanile illuminato di giallo, ma è vuoto, senza campana.
    Quegli istanti, sono sicuro, mi rimarranno impressi tutta la vita.

    Rientriamo e andiamo a cena.
    Trattasi di ristorante italiano.
    Evidentemente vogliono farci sentire a casa ns.
    All'estero non vado mai ai ristoranti italiani perchè sono terrorizzato all'idea delle schifezze che mi possono propinare... per carità, anche in quello afro-islandese mi danno delle schifezze, ma almeno - da ignorante - non posso giudicare.
    Iniziamo con antipasti misti.
    Mi chiedono cosa voglio di primo o di secondo, ma prudentemente dico che voglio stare leggero e che mi riservo di decidere dopo.
    Al chè ci portano il mondo: classica caprese abbastanza buona e quasi fresca, sardine sott'olio molto buone (cioè, se me l'avesse regalate un calabrese(*) dicendomi l'ha fatte mia mamma, le avrei apprezzate alle stesso modo), focaccia ricoperta di cipolle di Tropea, olive, un buon olio da metterci il pane, un piatto di salumi discreti, formaggi tra cui alcuni di alpeggio (perciò non il solito grana + pecorino romano + mozzarellina), insalata buona, acciughe sotto sale, addirittura la farinata di ceci (non al livello di quella del Ponente genovese, ma buona sì)...e via.
    Da bere portano del Vermentino di Sardegna.
    - Oh no - penso io, immaginandomi già il bruciore alla gola e il mal di testa del giorno dopo (in genere il Vermentino è peso!).
    Questo è chiaro, cristallino, profumatissimo, leggero e fruttato ma persistente.
    Guardo l'etichetta e vedo che nonostante la leggerezza fa 13,5°.
    Eccellente, il miglior Vermentino della mia vita.
    Me ne sarò tracannato una bottiglia.
    Portano un sacco d'altra roba da mangiare che adesso ho rimosso.
    Poi i dolci: cannoli e babà, buoni anche loro, non come essere a Catania, ma insomma, non posso nemmeno pretendere il retrogusto della ricotta di pecora fresca!
    Per finire, un buon passito.
    Ottima cena, forse il miglior ristorante italiano all'estero in cui ho messo piede.

    Prima di andare via ripasso dalla terrazza: uno dei posti più cupi del mondo, reso indimenticabile.

    Torniamo in hotel, restiamo di sotto, chiacchieriamo un po'.
    Tiro fuori un antico toscano, lo strizzo e lo ammezzo con le mani.
    Mi riparo dal vento, lo appizzo e mi godo calde bocconate.


    (*) in genere questi regali te li fanno i calabresi.
    Ultima modifica di Carcarlo; 12-03-2019 alle 10:26 PM.

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    Predefinito Colazione (primo assaggio della Cina)

    Mi sveglio presto e vado giù a fare colazione a buffet.

    Vado subito dal tavolo di prodotti locali.
    Le zuppe non mi attirano e le lasciò lì,
    Parto con un po' di verdurine (poche che potrebbero essere piccanti e alle 06:30 AM non è il caso), un uovo fermentato nel the e due - chiamiamoli - panini.
    Da bere - un caffè! - chiedo, ma poi mi correggo - no sorry, one espresso. Strong, very strong. -
    Le verdurine risultano essere fermentate nell'aceto, come fanno in Korea, una cosa immangiabile.
    Immangiabile perchè davvero, mi sforzo di capire dove se le possono mettere, ma io, dopo avercele avute in bocca, nemmeno su un unghia incarnita.
    Mi dispiace, mi rendo conto che i gusti sono gusti, io non faccio lo schifiltoso, anzi sono curioso e voglio assaggiare, ma acido, aspro, amaro e piccante insieme, mi sembra uno scherzo, non una ricetta.
    Per carità, anche uno straniero può restare sorpreso dalla ns mostrada, Ok, è strana forte, come il cren in Slovenia, ma insomma, un conto è un gusto strano, un'altro sono 4 gusti strani conditi da un petardo, che ti resti acidità di stomaco e ti torni su fino a Natale.
    L'uovo è sodo, col gusto di quando non è affatto fresco, un odore che insomma... ma finisce lì.
    I panini sono delle palle di pane cotte al vapore. A vedersi sono bellissime, ma non gli trovo gusto, sono senza sale, la consistenza mi ricorda un budino di midollo industriale (masch-mellow o come si scriva, boh!)... restano lì anche loro.
    Allora provo con tre dolci fritti, ma quello più buono per me era del pane secco fritto: almeno capivo cos'era,
    Assaggio qualche altra cosa, ma insomma, non è proprio del mio gusto.

    Insomma, che deluso, mi alzo, prendo pane, formaggio, un pezzetto di prosciutto e via.
    Mi portano l'espresso che sembrava un secchio d'acqua, ma anche io me l'ero un po' cercata.

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