alevale
Well-known member
Romanzo d'esordio di Italo Svevo, a torto trascurato (ho scoperto che non piacque nemmeno allo scrittore)
Svevo pubblicò a sue spese il libro e si vide bocciare dall'editore Treves il titolo originario "Un inetto")
Perchè Una vita non ha riscosso successo allora è non lo riscuote oggi (ero sicura che non fosse recensito infatti) ,mi sono chiesta?
A me è piaciuto molto.
Certamente la trama è senza dubbio semplice, (un giovane di provincia si trasferisce in città, ha velleità letterarie, ma svolge un modesto lavoro da impiegato di banca, si innamora della figlia del capo e vive con lei un rapporto contrastato, il finale beh... diciamo che non è un lieto fine
)
Certo, non è un libro denso di avvenimenti, personaggi, colpi di scena.
La scrittura poi è quella di Svevo, deliziosamente imprecisa, a volte sgrammaticata, semplice anch'essa.
Ma tutto questo è per me un pregio.
In questo modo il lettore è concentrato sul focus del romanzo: l'incapacità di vivere del protagonista Alfonso Nitti.
Non c'è bisogno di intrecci, di nomi, di descrizioni in questo libro, sarebbero stati superflui.
Si parla di Alfonso e della sua inettitudine a cui però, attenzione, non si deve dare un'accezione negativa.
Il protagonista ha lasciato la sua vita genuina di campagna e in città proprio non ci si trova.
L'ambiente che lo circonda è quello di una piccola borghesia falsa, invidiosa., meschina.
I più ricchi sono capricciosi, incostanti nei sentimenti, vendicativi.
Alfonso è sensibile, ha un'indole buona ed è anche capace di grandi slanci generosi, anche se a volte avrà da pentirsi di queste azioni.
Ma tutto questo non fa di lui un personaggio negativo, anzi.
È un sognatore, riflessivo, un attento osservatore
È sicuramente impacciato, non brillante, ma come potrebbe mai esserlo in mezzo a tanto vuoto spirituale?
Ho empatizzato con Alfonso Nitti dalla prima all'ultima pagina, a volte comprendendo a pieno i suoi pensieri.
L"ho trovato così umano, con le sue fragilità e i suoi dubbi, molto più eroico di tanti eroi della letteratura.
Ovviamente non è La coscienza di Zeno, non c'è stato ancora l'incontro con Freud, la psicanalisi, il flusso di coscienza etc etc di cui sicuramente saprete più di me, siamo ancora in una fase embrionale dell'opera matura di Svevo.
Una vita è ancora tra il naturalismo e verismo (anche se non mi piace incasellare le opere, ma tanto per capirci il periodo è quello degli ultimissimi anni dell'800, quindi qui si anticipano i temi della letteratura del secolo successivo)
Ma quello che importa secondo me è che in questo libro si descrivno benissimo gli stati d'animo, il disagio, l'incapacità di prendere decisioni del protagonista.
Ve l'ho già consigliato, quindi rinnovo questo suggerimento di lettura.
Svevo pubblicò a sue spese il libro e si vide bocciare dall'editore Treves il titolo originario "Un inetto")
Perchè Una vita non ha riscosso successo allora è non lo riscuote oggi (ero sicura che non fosse recensito infatti) ,mi sono chiesta?
A me è piaciuto molto.
Certamente la trama è senza dubbio semplice, (un giovane di provincia si trasferisce in città, ha velleità letterarie, ma svolge un modesto lavoro da impiegato di banca, si innamora della figlia del capo e vive con lei un rapporto contrastato, il finale beh... diciamo che non è un lieto fine

Certo, non è un libro denso di avvenimenti, personaggi, colpi di scena.
La scrittura poi è quella di Svevo, deliziosamente imprecisa, a volte sgrammaticata, semplice anch'essa.
Ma tutto questo è per me un pregio.
In questo modo il lettore è concentrato sul focus del romanzo: l'incapacità di vivere del protagonista Alfonso Nitti.
Non c'è bisogno di intrecci, di nomi, di descrizioni in questo libro, sarebbero stati superflui.
Si parla di Alfonso e della sua inettitudine a cui però, attenzione, non si deve dare un'accezione negativa.
Il protagonista ha lasciato la sua vita genuina di campagna e in città proprio non ci si trova.
L'ambiente che lo circonda è quello di una piccola borghesia falsa, invidiosa., meschina.
I più ricchi sono capricciosi, incostanti nei sentimenti, vendicativi.
Alfonso è sensibile, ha un'indole buona ed è anche capace di grandi slanci generosi, anche se a volte avrà da pentirsi di queste azioni.
Ma tutto questo non fa di lui un personaggio negativo, anzi.
È un sognatore, riflessivo, un attento osservatore
È sicuramente impacciato, non brillante, ma come potrebbe mai esserlo in mezzo a tanto vuoto spirituale?
Ho empatizzato con Alfonso Nitti dalla prima all'ultima pagina, a volte comprendendo a pieno i suoi pensieri.
L"ho trovato così umano, con le sue fragilità e i suoi dubbi, molto più eroico di tanti eroi della letteratura.
Ovviamente non è La coscienza di Zeno, non c'è stato ancora l'incontro con Freud, la psicanalisi, il flusso di coscienza etc etc di cui sicuramente saprete più di me, siamo ancora in una fase embrionale dell'opera matura di Svevo.
Una vita è ancora tra il naturalismo e verismo (anche se non mi piace incasellare le opere, ma tanto per capirci il periodo è quello degli ultimissimi anni dell'800, quindi qui si anticipano i temi della letteratura del secolo successivo)
Ma quello che importa secondo me è che in questo libro si descrivno benissimo gli stati d'animo, il disagio, l'incapacità di prendere decisioni del protagonista.
Ve l'ho già consigliato, quindi rinnovo questo suggerimento di lettura.