Con una scrittura fluida e coinvolgente, Sara Strömberg riesce a creare un perfetto equilibrio tra realismo, crudezza, lirismo e ironia. Sottobosco è un grande affresco della Svezia contemporanea nel solco della migliore tradizione del noir scandinavo, e Vera Bergström, sfolgorante eroina hard-boiled, è una protagonista indimenticabile che, con il suo cinismo e il suo disincanto, riempie tutta la scena.
«Qui avevo giocato ed ero cresciuta. In mezzo all’odore di palude e muschio. Il mio corpo se ne ricordava. Portava i segni del sottobosco e della sterpaglia. Agognava sempre il calore, ma quando restavo al caldo troppo a lungo voleva tornare a casa per poter davvero respirare. Qui si era molto distanti dalle sparatorie della grande città, dalle esplosioni e dalla criminalità delle gang. In questi territori si svolgevano lotte di tutt’altro genere».
Il primo volume di una serie con una protagonista ineguagliabile. Vera Bergström è un'ex giornalista cinquantenne in piena crisi di mezza età. Dopo trent'anni di lavoro al «Jämtlandsposten» e una lunga convivenza con il compagno Levan, si ritrova di punto in bianco senza più certezze, licenziata dal giornale in seguito alla crisi della carta stampata e lasciata dal partner per una ragazza più giovane. Costretta a reinventarsi una vita, torna nella sua regione natia nel Nordovest della Svezia cercando faticosamente di riconquistare un equilibrio. Il ritrovamento del cadavere di una donna brutalmente assassinata in una radura nelle foreste circostanti la riporta sul terreno che predilige: quello del giornalismo d'inchiesta. Contattata dal suo ex caporedattore, viene incaricata di seguire il caso per conto della sua vecchia testata. Ben presto Vera si accorge che le dinamiche del delitto non sono chiare come vorrebbe la polizia. Intraprende così un'indagine parallela alla ricerca della vera identità della vittima e del possibile movente dell'assassino: scoprirà quanto sconfinati e oscuri possono diventare i luoghi che pensiamo di conoscere da sempre.
COMMENTO:
"Sottobosco" è un romanzo sorprendente, e lo è per tanti motivi. Perché è originale, si discosta dalla maggioranza dei polizieschi attuali, preferisce distogliere lo sguardo dalla Svezia algida e scintillante che abbiamo imparato non essere affatto perfetta come vorrebbe far apparire. Il libro si focalizza, piuttosto, su una provincia remota, isolata, al nord del Paese, fra neve, boschi, paesi di poche anime in cui tutti si conoscono pur mantenendo una certa voluta distanza. È qui che per anni ha vissuto Vera, la protagonista, ed è qui che torna, al suo paese natale, dopo una parentesi nella capitale. Il suo paese natale, le amicizie antiche, la casa abitata sin dall'infanzia hanno per lei il sapore del rifugio in cui crogiolarsi, deprimersi, annientarsi, finché… finché il corpo di una donna ritrovato proprio in una radura fra i suoi boschi non desta la sua attenzione di scafata giornalista. Così Vera fa quello che sa fare meglio, dismette i panni di assistente scolastica in cui si era rifugiata e comincia ad indagare per conto suo, anche mettendosi in serio pericolo, senza fermarsi finché non le sarà chiara la verità. Scoprirà una storia che la riporterà a quegli stessi luoghi, ma a decenni prima, ad una ragazza di nome Maria e alle sue tribolazioni. Al di là della storia, mi ha colpito molto la scrittura della Stromberg, la profondità che ha cercato di nascondere senza riuscirci, come se avesse "solo" voluto scrivere un giallo, ma qualcosa di più intenso le fosse uscito involontariamente dalla penna… o forse, come se volesse, tra le righe, far capire ciò di cui sono sempre stata convinta, che dietro a un libro giallo ci sono persone, anime, psicologia… c'è di più, che sempre tanto da raccontare, analizzare, capire. Credo che quest'autrice, questa serie e qualsiasi altra cosa che scriverà, sia da monitorare: potrebbe regalarci belle sorprese.
«Qui avevo giocato ed ero cresciuta. In mezzo all’odore di palude e muschio. Il mio corpo se ne ricordava. Portava i segni del sottobosco e della sterpaglia. Agognava sempre il calore, ma quando restavo al caldo troppo a lungo voleva tornare a casa per poter davvero respirare. Qui si era molto distanti dalle sparatorie della grande città, dalle esplosioni e dalla criminalità delle gang. In questi territori si svolgevano lotte di tutt’altro genere».
Il primo volume di una serie con una protagonista ineguagliabile. Vera Bergström è un'ex giornalista cinquantenne in piena crisi di mezza età. Dopo trent'anni di lavoro al «Jämtlandsposten» e una lunga convivenza con il compagno Levan, si ritrova di punto in bianco senza più certezze, licenziata dal giornale in seguito alla crisi della carta stampata e lasciata dal partner per una ragazza più giovane. Costretta a reinventarsi una vita, torna nella sua regione natia nel Nordovest della Svezia cercando faticosamente di riconquistare un equilibrio. Il ritrovamento del cadavere di una donna brutalmente assassinata in una radura nelle foreste circostanti la riporta sul terreno che predilige: quello del giornalismo d'inchiesta. Contattata dal suo ex caporedattore, viene incaricata di seguire il caso per conto della sua vecchia testata. Ben presto Vera si accorge che le dinamiche del delitto non sono chiare come vorrebbe la polizia. Intraprende così un'indagine parallela alla ricerca della vera identità della vittima e del possibile movente dell'assassino: scoprirà quanto sconfinati e oscuri possono diventare i luoghi che pensiamo di conoscere da sempre.
COMMENTO:
"Sottobosco" è un romanzo sorprendente, e lo è per tanti motivi. Perché è originale, si discosta dalla maggioranza dei polizieschi attuali, preferisce distogliere lo sguardo dalla Svezia algida e scintillante che abbiamo imparato non essere affatto perfetta come vorrebbe far apparire. Il libro si focalizza, piuttosto, su una provincia remota, isolata, al nord del Paese, fra neve, boschi, paesi di poche anime in cui tutti si conoscono pur mantenendo una certa voluta distanza. È qui che per anni ha vissuto Vera, la protagonista, ed è qui che torna, al suo paese natale, dopo una parentesi nella capitale. Il suo paese natale, le amicizie antiche, la casa abitata sin dall'infanzia hanno per lei il sapore del rifugio in cui crogiolarsi, deprimersi, annientarsi, finché… finché il corpo di una donna ritrovato proprio in una radura fra i suoi boschi non desta la sua attenzione di scafata giornalista. Così Vera fa quello che sa fare meglio, dismette i panni di assistente scolastica in cui si era rifugiata e comincia ad indagare per conto suo, anche mettendosi in serio pericolo, senza fermarsi finché non le sarà chiara la verità. Scoprirà una storia che la riporterà a quegli stessi luoghi, ma a decenni prima, ad una ragazza di nome Maria e alle sue tribolazioni. Al di là della storia, mi ha colpito molto la scrittura della Stromberg, la profondità che ha cercato di nascondere senza riuscirci, come se avesse "solo" voluto scrivere un giallo, ma qualcosa di più intenso le fosse uscito involontariamente dalla penna… o forse, come se volesse, tra le righe, far capire ciò di cui sono sempre stata convinta, che dietro a un libro giallo ci sono persone, anime, psicologia… c'è di più, che sempre tanto da raccontare, analizzare, capire. Credo che quest'autrice, questa serie e qualsiasi altra cosa che scriverà, sia da monitorare: potrebbe regalarci belle sorprese.