MonicaSo
Leggo... quindi sono
La razza è un concetto difficile da cogliere, pur non avendo fondamenti biologici produce grossi effetti nei rapporti sociali, professionali e sentimentali. La razza in Italia non si palesa fino a quando tu non sei l’unica persona nera in una stanza di bianchi.
E quell’unica persona è Bellamy, Mike, Blessy, David... una moltitudine in parte sommersa, sotterranea. Quell’unica persona è chi si è sentito dire troppe volte che «gli italiani neri non esistono»: lo gridano negli stadi, lo dice certa politica, sembrano confermarlo le serie tv, la letteratura, i media.
In un certo senso è persino vero: gli italiani neri non emergono, non si vedono negli ambienti della cultura, nei talk show e nelle liste elettorali. O meglio, in quei luoghi esistono ma solo come oggetto del discorso, quasi mai come soggetto. La loro presenza è ridotta alla riforma della cittadinanza, ai casi di razzismo, all’«immigrazione fuori controllo», ai barconi, all’«integrazione».
Con un approccio inedito e un linguaggio fresco e «social», Nadeesha Uyangoda apre in questo libro, che incrocia saggio e memoir, un’onesta conversazione per comprendere meglio la dinamica razziale nel nostro paese.
Libro interessante perché fa capire il punto di vista di chi è oggetto di razzismo; si parla spesso della problematica ma troppo poco se ne parla con chi veramente lo vive ogni giorno.
Confesso che a fine lettura mi sono accorta che anche io commetto errori linguistici in continuazione... però mi chiedo: può essere solo questo? Se imparassimo a eliminare tutte le parole incriminate, il razzismo sarebbe sconfitto? Ovviamente no... e quindi temo che neanche questo saggio possa dare in realtà una spinta concreta verso il cambiamento.
E quell’unica persona è Bellamy, Mike, Blessy, David... una moltitudine in parte sommersa, sotterranea. Quell’unica persona è chi si è sentito dire troppe volte che «gli italiani neri non esistono»: lo gridano negli stadi, lo dice certa politica, sembrano confermarlo le serie tv, la letteratura, i media.
In un certo senso è persino vero: gli italiani neri non emergono, non si vedono negli ambienti della cultura, nei talk show e nelle liste elettorali. O meglio, in quei luoghi esistono ma solo come oggetto del discorso, quasi mai come soggetto. La loro presenza è ridotta alla riforma della cittadinanza, ai casi di razzismo, all’«immigrazione fuori controllo», ai barconi, all’«integrazione».
Con un approccio inedito e un linguaggio fresco e «social», Nadeesha Uyangoda apre in questo libro, che incrocia saggio e memoir, un’onesta conversazione per comprendere meglio la dinamica razziale nel nostro paese.
Libro interessante perché fa capire il punto di vista di chi è oggetto di razzismo; si parla spesso della problematica ma troppo poco se ne parla con chi veramente lo vive ogni giorno.
Confesso che a fine lettura mi sono accorta che anche io commetto errori linguistici in continuazione... però mi chiedo: può essere solo questo? Se imparassimo a eliminare tutte le parole incriminate, il razzismo sarebbe sconfitto? Ovviamente no... e quindi temo che neanche questo saggio possa dare in realtà una spinta concreta verso il cambiamento.