Maraini, Dacia - Caro Pier Paolo

Ondine

Logopedista nei sogni
Nel centenario dalla nascita di Pasolini l'autrice, amica di Pier Paolo nella seconda parte della sua vita, ripercorre attraverso 37 lettere la loro stretta amicizia. Dacia Maraini immagina di scrivere queste lettere all'amico scomparso come se fosse ancora vivo ricordando i momenti vissuti insieme come i viaggi in Africa durante le feste di natale, con Alberto Moravia e Maria Callas, segretamente innamorata di lui. Dalle lettere emerge un Pier Paolo paziente, docile, mansueto, molto distante dalla figura pubblica di artista rancoroso, rigido, feroce nelle sue ideologie. Molto bella la parte in cui Dacia ricorda il soggiorno a Sabaudia in cui entrambi si dedicarono alla sceneggiatura de Il fiore delle mille e una notte e le serate passate nelle trattorie e nei bar di Roma semplicemente per il piacere di stare insieme, al di là dei progetti professionali condivisi, era amicizia pura la loro. Pasolini con l'autrice non nascondeva il lato più oscuro della sua personalità, la sua angoscia, la vergogna per la sua omosessualità, si sentiva in colpa e si puniva in modo drammatico. La Maraini ipotizza un rapporto difficile di Pier Paolo con il sesso femminile a causa del rapporto simbiotico con la madre e ipotizza anche un amore platonico dell'amico nei confronti di Maria Callas. Non c'è un ordine cronologico in queste lettere per cui la scrittura appare onirica ed infatti Dacia ha sentito l'esigenza di scrivere queste lettere proprio perché sognava spesso Pier Paolo e le sembrava che la sua morte fosse solo un sogno. La lettura di queste lettere trasmette la tenerezza, l'affetto, la discrezione di un'amica verso un amico, un'amica che riconosce di non aver conosciuto appieno un amico perché le manca la prima parte della vita dell'uomo e questo l'ho apprezzato, questa umile ammissione di non poter conoscere a fondo una persona.
 
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