Malaparte, Curzio - La pelle

MonicaSo

Leggo... quindi sono
Un viaggio allucinato e infernale nella Napoli appena liberata dagli americani, un susseguirsi di storie al limite della visionarietà nei meandri di una città distrutta, sfinita, quasi in putrefazione, una grottesca rappresentazione del dolore, della bestialità, della miseria e della turpitudine: il romanzo-scandalo di Curzio Malaparte pare voler colpire con tutti i mezzi a disposizione le pigre coscienze dei lettori, proponendo un vasto e terrorizzante campionario di orrori e di abiezioni. Dal pranzo del generale Cork, in cui viene imbandita una bambina, alla vendita della ragazzina ancora vergine, al frenetico sabba omosessuale della “figliata”, si delinea a poco a poco un universo oscuro e perverso, che ha smarrito il senso della distinzione fra bene e male, e che tutti ingloba, sia vincitori che vinti, in un vischioso e insensato Nulla, ove l’unica cosa che resta da fare è «lottare e soffrire per la propria pelle».

Ho faticato a portare avanti questa lettura, le situazioni raccapriccianti descritte con naturalezza dall'autore mi hanno tentato più di una volta a sospendere la lettura: per quanti difetti possa avere una città come Napoli sicuramente andava presentata con più rispetto, e maggior rispetto meritavano i napoletani, soprattutto le donne, che hanno cercato di sopravvivere alla miseria di quei giorni di guerra. Ho così "capito" il perché sia stato messo all'indice e ritenuto lesivo della dignità dei napoletani (soprattutto considerando che si tratta di storia romanzata e non cronaca puntuale).
Ho fatto pace con Malaparte nella seconda parte del romanzo, dall'eruzione del Vesuvio in poi, breve viaggio verso altre città e situazioni, presentate con più umanità.
 
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