Ondine
Logopedista nei sogni
Non è stata una lettura facile per me ma in qualche modo liberatoria perché le riflessioni dell'autrice (purtroppo scomparsa) sono state speculari. In questo suo primo memoir Sehee riporta le conversazioni con il suo psichiatra e ne emerge un rapporto nervoso con la realtà. In parte questo libro nasce come memoir e in parte come manuale di auto-aiuto durante i due anni di terapia, sia psicologica che farmacologica, nella sua lotta contro la distimia o disturbo depressivo persistente. Trascrivendo le sedute riesce così a descrivere le difficoltà che si trova a vivere giorno dopo giorno. L'ansia del non saper gestire al meglio le nuove amicizie, l'ossessione per il proprio aspetto fisico, l'insicurezza provocata dal giudizio degli altri suscitano in lei una serie di meccanismi di difesa e comportamenti autolesionisti. E, soprattutto, un alternarsi continuo tra la sensazione di vuoto lancinante e l'allegria di una serata con gli amici, tra l'apatia e il desiderio impellente di uscire per gustare una bel piatto di gnocchi di riso saltati in padella e conditi con salsa piccante, i toppokki, il suo street food preferito. Sehee dà voce alle sfide della salute mentale che sono ancora tabù, soprattutto in Corea del Sud, dove sono prevalenti al punto di essere il Paese con uno dei tassi di suicidio più alti al mondo.