Anelli, Federico - Falso indaco

qweedy

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"Il ritrovamento di un cadavere, il ragazzo più bello del paese, nelle acque del fiume, è all’origine dell’incontro tra un ex poliziotto che da vent’anni gestisce con la figlia un B&B, e un commissario di Salerno trasferito da poco sulle sponde del Delta del Po, senza alcun entusiasmo, in quelle terre depresse. In questo luogo anomalo che come ogni zona di frontiera – qui, quella tra il fiume e il mare – sembra sottrarsi alla legge degli uomini e a quella di Dio, si dipana una vicenda che rivelerà l’anima nera di una piccola comunità di provincia, popolata da personaggi imperscrutabili come la nebbia che li ha partoriti."

Il falso indaco è un fiore alieno nato in Nord America, che col tempo ha allungato le sue radici fino alle sponde del Delta del Po dove prende vita questa storia, in un paesaggio che per atmosfere e umori richiama alla mente un altro delta, quello del Mississippi.

Dopo il G8 di Genova e la violenza vissuta Benassi ha consegnato pistola e distintivo ma le immagini di quei momenti sono un dolore che non si cancella e che si presenta con un pungente odore di limone: quel dolore sarà la punizione eterna per i suoi peccati. Gestisce con la figlia il B&B, e la sua unica distrazione è la pesca notturna alle anguille tra i canali in cui svettano, dagli argini, i rami infestanti dell’indaco bastardo.

Un giallo italiano dove il maggior pregio, secondo me, è l'ambientazione, nebbiosa, malinconica.
Voto 6.
 
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