Blackwood, Caroline - Il destino di Mary Rose

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Rowan è uno storico londinese che ama starsene nel suo accogliente appartamento, svegliarsi con comodo, farsi un caffè e mettersi subito al lavoro. La vita, insomma, priva di seccature di un uomo preso innanzi tutto dai suoi studi. Di tanto in tanto riceve la visita di Gloria, un’indossatrice con cui ha una relazione. Gloria è bella, linguacciuta e piena di energia. Nutre, però, l’illusione, nefasta per lui, che il matrimonio possa dare uno scopo alla sua vita.
Per riparare con un mazzo di rose a un violento litigio con Gloria, Rowan entra un giorno in un negozio di fiori di Notting Hill. Viene accolto da una ragazza, Cressida, di una bellezza incredibile, dai capelli accesi dal sole come quelli di una principessa delle favole e un viso così etereo e vulnerabile da suscitare un fascino arcano. Quasi inavvertitamente, Rowan comincia a flirtare con lei e la sera ci finisce a letto. Il maldestro rapporto che ne segue sembrerebbe porre subito fine alla storia, salvo che, trascorso qualche mese, Cressida annuncia di essere incinta. Una circostanza molesta, che Rowan decide di risolvere sposando la ragazza e allontanandola da sé in un cottage a Beckham, un lindo villaggio addormentato nel Kent. Lì Cressida si dedica interamente a Mary Rose, la piccola di salute cagionevole nata dal fugace incontro. Nei ritagli di tempo, mentre continua la sua relazione con Gloria, Rowan la va a trovare.
Benché emotivamente sterile e soffocante, il rapporto con Cressida sembra aver trovato un equilibrio accettabile. Le cose precipitano, però, quando una bambina, Maureen Sutton, scompare nell’agglomerato di case popolari che confinano con Beckham. Terrorizzata per la sicurezza di Mary Rose, Cressida si comporta in una maniera sempre più inquietante, mentre gli orrori nascosti sotto i merletti e le tovaglie di una casa in apparenza perfetta affiorano inesorabilmente.

COMMENTO:

Appena terminato, letto in una sera. Un romanzo assolutamente, ineluttabilmente dark o, come preferiamo noi tenebrini, tenebroso. La tenebra qui è sia letterale – la notte, nel cottage, nel giardino e più in là nel bosco si nascondono insidie e “infausti presagi” – che figurativa – e l’allusione è sia ai fumi dell’alcool che annebbiano la mente ed offuscano la percezione lucida degli eventi, sia alla tenebra della mente invasa dall’isteria che diventa crudeltà. Qui gli elementi per un buon romanzo psicologicamente tenebroso c’erano tutti dall’inizio: un uomo all’apparenza rispettabile che diventa facilmente collerico, un’affezione pericolosa alla bottiglia, una storia ambigua in bilico sul torbido, una giovane donna troppo morigerata, castigata e bigotta che sembra avere un misterioso obiettivo… Disturbante ed avvincente in egual misura, pubblicato per la prima volta nel 1981 e recentemente tradotto da Feltrinelli, questo romanzo mi ha fatto scoprire un’autrice meritevole che non conoscevo.
 
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