Julien Desmanges è un fotografo francese inviato a Gaza. Un mattino, girando per le stradine più nascoste della città, incappa in un uomo seduto davanti alla sua bottega. Ai piedi e ai lati pile di libri vecchi e meno vecchi: Julien capisce subito che sarebbe uno scatto perfetto, e domanda all’uomo il permesso di fotografarlo. E Nabil, questo il nome del libraio, glielo concede, ma solo dopo avergli raccontato la sua storia. Perché sono le parole che danno profondità all’immagine. Con un bicchiere di tè alla menta in mano, Julien ascolta allora la storia di Nabil, dall’esodo alla prigione, dall’impegno alla disillusione politica, dall’amore ai figli, dagli studi al teatro, dalle speranze al dolore di vedere soffrire chi si ama. Si dice che quando muore un vecchio, brucia una biblioteca intera: ed è questa verità che Nabil svela agli occhi del fotografo. In un racconto disseminato dei libri che hanno segnato la sua esistenza, il libraio narra la storia di un uomo tenacemente aggrappato all’idea che a ogni pagina che volterà sarà più libero.
COMMENTO:
Libricino molto breve, un racconto lungo più che un romanzo. Pagine che raccontano lo spartiacque tra due mondi, quello che la guerra la immagina e la osserva a distanza, con gli stereotipi di chi vorrebbe vedere solo determinate cose, e quello di chi la guerra la vive ogni giorno, sulla pelle, da decenni o da tutta la vita. Due personaggi tanto diversi che, grazie ai libri, riescono a comunicare: da un lato un fotografo europeo diviso tra quello che gli chiede l'editore del giornale e quello che i suoi occhi vedono nelle strade di Gaza; dall'altro un uomo che ha fatto del diffondere cultura e raccontare la sua storia una missione. Questo libro è stato per me un soffio di vento, vento di libertà, nonostante tutto.
COMMENTO:
Libricino molto breve, un racconto lungo più che un romanzo. Pagine che raccontano lo spartiacque tra due mondi, quello che la guerra la immagina e la osserva a distanza, con gli stereotipi di chi vorrebbe vedere solo determinate cose, e quello di chi la guerra la vive ogni giorno, sulla pelle, da decenni o da tutta la vita. Due personaggi tanto diversi che, grazie ai libri, riescono a comunicare: da un lato un fotografo europeo diviso tra quello che gli chiede l'editore del giornale e quello che i suoi occhi vedono nelle strade di Gaza; dall'altro un uomo che ha fatto del diffondere cultura e raccontare la sua storia una missione. Questo libro è stato per me un soffio di vento, vento di libertà, nonostante tutto.