Nietzsche, Friedrich - La nascita della tragedia

Handreaar

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Pubblicato all'inizio del 1872, è la sua opera prima, se si escludono alcuni articoli apparsi su riviste di filologia.
Essa è la rivelazione della sua genialità e, nel contempo, dell'impossibilità di arginarla e darle una veste accettabile per il mondo delle discipline accademiche del tempo. Il libro, ancora oggi uno dei più letti di Nietsche, è insieme una reinterpretazione dell'antichità classica, e in particolare della cultura della Grecia antica, e una teoria estetica nuova, incentrata sulla contrapposizione al concetto classico della bellezza, intesa come armonia di misura, di una idea di bellezza più antica e meno celebrata, che coglie il bello nel caos delle pulsioni vitali, degli istinti primordiali, di una volonta di vita totalmente irrazionale.

Da un lato starebbe allora "lo spirito apollineo" amante delle proporzioni, che tende a ingessare la vita nell'armonia delle forme. Dall'altro lo "spirito dionisiaco", amante delle passioni, che lascia fluire la vita nella molteplicità e nel disordine delle sue esperienze.

Nietsche stesso nel corso degli anni, disapprovò parte dell'opera per aver a suo dire, contaminato il problema estetico del mondo greco mettendolo direttamente in rapporto con l'arte tedesca moderna.
Ma l'opera rimane ardita e originale, sia per il capovolgimento, acquisito poi dalla cultura successiva, operato nel modo di giudicare la vita dei Greci, sia per il coraggio giovanile e la malinconia di cui è pervasa.
 
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stern

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é un'opera stupenda!! la mia bibbia!! Ve ne traggo una citazione...

"Da quando vi sono uomini, l'uomo ha gioito troppo poco: solo questo, fratelli, è il vero peccato originale".
 

Alfredo_Colitto

scrittore
Un libro che mi ha segnato, nei lontani anni Settanta. La distinzione tra apollineo e dionisiaco è stata per anni un punto cardine del mio pensiero. Poi ho scoperto la letteratura d'evasione...
 

Jessamine

Well-known member
Quest'opera è stato il mio primo approccio "diretto" a Nietzsche, e devo dire che è stato un approccio più che piacevole. Pur essendo stata una lettura obbligata dallo studio, è scivolata agevolmente, grazie anche ad uno stile ricco e accattivante.
 

aden045

New member
Il libro, ancora oggi uno dei più letti di Nietsche, è insieme una reinterpretazione dell'antichità classica, e in particolare della cultura della Grecia antica, e una teoria estetica nuova, incentrata sulla contrapposizione al concetto classico della bellezza, intesa come armonia di misura, di una idea di bellezza più antica e meno celebrata, che coglie il bello nel caos delle pulsioni vitali, degli istinti primordiali, di una volonta di vita totalmente irrazionale.

Da un lato starebbe allora "lo spirito apollineo" amante delle proporzioni, che tende a ingessare la vita nell'armonia delle forme. Dall'altro lo "spirito dionisiaco", amante delle passioni, che lascia fluire la vita nella molteplicità e nel disordine delle sue esperienze???
 

MadLuke

Member
La tragedia cui si riferisce Nietzsche è in prima istanza quella ellenica, originatasi dagli antichi miti greci, nell’ambito dei quali gli uomini erano preda dei capricci e della volontà incondizionata degli dei dell’Olimpo, della manifestazione dell’Essere nella sua unità rappresentata da Dioniso in particolare, dio del piacere orgiastico e tutore della follia. La sua figura si contrappone a quella del dio Apollo, custode dell’armonia delle forme.

Traslando questa contrapposizione mitologica nel contesto storico reale, Nietzsche individua nell’avvento della ragione socratica la morte della tragedia e la nascita della dottrina della ragione che da allora ha permeato ogni aspetto della cultura occidentale, e ancora continua a fare, aggiungo io.

L’essenza della tragedia greca credo si possa sintetizzare nella consapevolezza che il mondo non ha senso, è intriso di dolore e che non c’è un ordine superiore alla sua origine o che si possa riconquistare. Al contrario la dottrina filosofica inaugurata da Socrate, Platone e Aristotele ci racconta di un’età dell’oro in cui il nostro mondo ha avuto origine, nel caso di Platone anche di un mondo superiore, l’Iperuranio, nel quale risiedono le idee perfette, e soprattutto che la ragione e la conoscenza, come virtù supreme, possano ricondurci nuovamente a quella vita, a quella civiltà superiore.

Nietzsche sostiene che tale pretesa, tale utopia, sia invece all’origine della caduta degli uomini, sia individualmente che nei vari ranghi della collettività, fino alla Nazione. Solo nella presa di consapevolezza che la vita è intrinsecamente dolore e mancanza di senso e nella piena accettazione di questa verità, infine nell’abbracciare pienamente tale consapevolezza risiede la chiave per la grandezza dell’individuo così come di un popolo. In questo senso ricopre un ruolo fondamentale l’arte, in particolar modo la musica, purché non si tratti di quella moderna ormai condizionata in ogni suo aspetto da rigorosi canoni estetici e razionalizzazioni del suo significato. Deve essere invece ristabilito il valore dell’arte come espressione della coesistenza delle pulsioni più profonde e irrazionali che albergano nell’animo umano, l’arte come espressione degli istinti primari così come della ricerca del piacere orgiastico, dionisiaco appunto, che prelude così alla catarsi. In questo senso l’autore ritiene inarrivabile la musica di Wagner, che lui elegge a sorta di inno del popolo tedesco, al suo carattere umbratile e passionale, così come già rammentato nelle sue opere anche da Goethe. Nell’abbandono della pretesa unicamente della ragione, della bellezza apollinea, come guida e recinto delle azioni dell’uomo, nel rinnovo della tensione, del “ditirambo” tra caos e ordine risiede invece la chiave per l’avvio di un l’popolo, quello tedesco, alla grandezza che pure gli competerebbe per la sua storia gloriosa.

Nonostante i temi che questo difficile autore affronta siano estremamente complessi, sia per la loro stessa natura che per le sottili argomentazioni che espone, ho trovato la prosa assolutamente ben strutturata. I capitoli sono ben organizzati così da potersi concentrare e sviscerare in ognuno in un solo aspetto o idea, che egli quindi approfondisce senza lasciare nulla di non detto.

Personalmente poi ho apprezzato la critica al positivismo di qualunque filosofia o religione benché per altri aspetti il suo stesso invito a fare propria e celebrare la natura conflittuale ordine-caos della realtà, quello che nelle opere successive avrebbe chiamato amor fati sia parimenti fondato su niente altro che un personale atto di volontà, ancorché scevro di qualunque secondo fine, contingente o teleologico che sia, benevolo come invece propongono il Cristianesimo o il Kantismo.

Voto: 5/5
 
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