Faulkner, William - Mentre morivo

labonsai

New member
Bellissimo! Questa lettura non credevo potesse piacermi così tanto, da come avevo iniziato il libro!! :)
Il libro è scritto a monologhi, più precisamente è composto da 59 monologhi fatti dai personaggi che compaiono nel romanzo, protagonisti più o meno importanti. Le prime pagine sono state appunto tose, proprio perchè non riuscivo a capire Chi parlasse di Chi, e qual'era il suo ruolo nella storia. L'ho ricominciato per 2 volte :eek: !!! Poi la storia, di per sè assurda, ha preso il via e la lettura è stata più che veloce! Nasce tutto dalla morte della mamma della famiglia (la quale farà pure lei un monologo postmortem). Da qui, il marito che aveva promeesso alla moglie di riportarla nel suo paese natale alla sua morte, fa caricare la bara in un carro e con i cinque figli parte per accompagnare il feretro. Viaggio logicamente difficile, ostacolato dagli eventi, che diventa molto più lungo del previsto, con il cadavere che comincia ad essere maleodorante. I personaggi man mano si delineano con precisione. Non so, è stata una storia che mi ha coinvolta... ho riso, mi sono arrabbiata, mi sono anche commossa (il mio personaggio preferito è putroppo finito male :roll: ). Giuro, una lettura fantastica! Leggerò sicuramente altri scritti di Faulkenr.
 
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elisa

Motherator
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Di Faulkner ho letto solo "Oggi si vola" e l'avevo trovata una lettura complessa, ma penso che dovrò prendere in mano anche qualche altra sua opera. Forse quella che consigli tu
 

risus

New member
L'approccio al libro non è dei più semplici, questo va chiarito subito... più volte si rimane
perplessi e con un grosso punto interrogativo stampato in faccia e una voglia di chiudere tutto
e lasciar perdere davvero molto forte... Motivo? Fondamentalmente perchè l'autore introduce
i personaggi come se già li conoscessimo, senza presentazioni, senza assegnare loro un ruolo ben determinato
che ci aiuti a distinguerli ed individuarli... vi assicuro che si fa fatica a stargli dietro, anche perchè non c'è una trama ben definita,
tutto è affidato ai pensieri dei protagonisti (a volte non proprio "lineari"), a immagini, a sensazioni e a dialoghi
un po' frammentari e poco esaustivi, quasi incompiuti...
... bisogna resistere per una quarantina di pagine sulle 230 del libro...
e vi consiglio vivamente di non mollare, scoprirete un'opera straordinaria...
:wink::wink::wink:

Straordinaria per tante cose, a partire dalla veste nella quale si presenta: brevi capitoli rappresentati da monologhi
interiori dei vari protagonisti che raccontano quello che i loro occhi vedono, quello che i loro animi avvertono... e
così, pagina dopo pagina, paragrafo dopo paragrafo, scaviamo all'interno di ognuno di loro e ne tiriamo fuori
la vera natura che custodiscono gelosamente.

Straordinaria per il ritratto della famiglia che emerge da questa storia, una famiglia forse solo di nome in quanto al suo interno
prevalgono le individualità e gli egoismi: ognuno con i propri segreti, desideri, rancori, meschinità, paure, desideri...
una famiglia che forse solo l'occasione tiene unita... forse... oppure è Dio che regola tutto e ha già scritto il finale?

Straordinaria perchè trasforma una funzione funebre in una odissea: da un fatto puramente tragico ad una sfida, una lotta senza esclusione di colpi che è sì tragica ma anche avventurosa, rocambolesca, dissacrante, grottesca...
La sfida è al Fato che sembra essere sempre avverso, la lotta è quella di ognuno dei protagonisti per difendere il proprio
egoismo e rimanere nella propria solitudine... a tener comapgnia a questa famiglia di uomini soli durante questo macabro
corteo è un gruppo di volatili... ma forse anche il loro non è un atto del tutto disinteressato... :mrgreen:

Straordinaria perchè Faulkner confeziona pagine cariche di sentimenti che ci travolgono, sentimenti tragici e crudeli, struggenti e amari... ma con un retrogusto leggermente diverso, che poi è quello che ti rimane in bocca alla fine... in bocca... :mrgreen:
La sua abilità è quella di calarsi nei panni dei suoi personaggi e, attraverso i loro pensieri, farceli toccare con mano,
vivi di fronte a noi... ci farà conoscere un ragazzo umile e in fondo saggio, un vecchio rassegnato ed ottuso, uno spirito
libero e ribelle, mai domo come quello di un cavallo di razza, un folle tormentato ma generoso, una ragazza che si affaccia alla vita, un ragazzino tenero e forse ingenuo, sicuramente il più puro di tutti...

Straordinaria perchè ha un titolo geniale... ad assegnarlo è Addie Bundren, la mamma di questa famiglia, quasi fosse una concessione fatta dall'autore ad una donna che non avrà altra voce nel libro... è il suo monologo, breve, conciso, significativo,
ripreso una sola volta da Faulkner in uno dei capitoli più toccanti dell'opera...
... forse è lei la vera protagonista della storia...

consigliatissimo!!!!
 

pigreco

Mathematician Member
io ho letto solo "l'urlo e il furore"... da quel che leggo mi sembra che l'idea di base sia la stessa; far parlare personaggi diversi di volta in volta narrando la storia dai loro diversi punti di vista. dopo le ovvie difficoltà iniziali ho un gran ricordo di quel romanzo, forse in futuro mi piacerà cimentarmi anche con quest'altra opera.
 

Ira

Retired member
Vi faccio i miei complimeti - sono riuscita a finire solo Luce d'Agosto, è sicuramente un autore molto profondo ma non riesco a leggerlo, forse la mia preparazione non è adeguata. :mrgreen:
 

risus

New member
Vi faccio i miei complimeti - sono riuscita a finire solo Luce d'Agosto, è sicuramente un autore molto profondo ma non riesco a leggerlo, forse la mia preparazione non è adeguata. :mrgreen:

grazie dei complimenti!!!!! io prendo e porto a casa... di 'sti tempi...
(però è il primo che leggo di questo autore... e prima che ne legga un altro,
viste le mie abitudini di lettura attuali, ne passerà di tempo...)
:wink::wink::wink:
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Concordo con pigreco, dalla descrizione sembra molto simile a L'urlo e il furore (bellissimo), ho da secoli anche questo in wishlist e dopo essermi rinfrescata la memoria con questa bella recensione credo che lo leggerò presto :YYLo stile di Faulkner è unico, è vero che è ostico all'inizio ma bisogna tenere duro, ne vale la pena!!!
 

fernycip

New member
Una storia veramente assurda con personaggi paradossali, ma credo che la realtà dell'America del tempo non fosse poi così diversa
 

Wilkinson

Member
Faulkner è il maggior romanziere del 900 americano, senza possibilità di smentita e uno dei maggiori in assoluto del secolo scorso. I suoi libri sono facili ? No. Sono complessi e tortuosi. Picasso del resto non ha dipinto paesaggi agresti.
L'arte "difficile" è da gettare alle ortiche ? Per alcuni forse si, per me no, fosse anche solo per il fatto che ci costringe a riflettere..
Leggere una seconda volta romanzi come "Mentre morivo" rende limpide molte cose a una prima lettura oscure..
 

elesupertramp

Active member
Decisamente impervio, ancora, dopo 170 pagine, altro che solo per le prime 40, come dice il mio amico Risus! Ma non mollo:??
 
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elesupertramp

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le ultime 20 pagine scorrono abbastanza veloci, forse perchè i monologhi hanno per protagonisti persone diverse dai componenti di questa assurda famiglia Bundren: ad esempio i monologhi di Vardaman sono incomprensibili :boh:
Non so, non l'ho ancora inquadrato questo libro. Certo è che, nel bene o nel male, è una lettura che non lascia indifferenti.
Anche se per me non è stata piacevole. Voto 1,5/5 ( e quel 1,5 lo si deve esclusivamente al monologo di Addie).
 

ayuthaya

Moderator
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... ma quanto mi sta piacendo??? sto andando abbastanza piano ma è meglio così, non è un libro che va divorato... in ogni caso non vedo l'ora di finirlo!
 

ayuthaya

Moderator
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Wow... Sì, ok, non è molto "professionale" come commento... ma che altro dire?
Quello che non riesco ancora a capire è se a colpirmi così tanto, a esaltarmi quasi, è stato il libro in sè per sè o la percezione di aver scoperto uno scrittore unico, che non mi lascerà indifferente...
Be', sicuramente l'indifferenza è l'ultima cosa che si può provare per un libro del genere... Difficile, macabro, comico, graffiante, assurdo, intimo, ridicolo, crudele, morboso, grottesco, criptico, sperimentale. In una parola: straordinario.
Affermare che l'ho compreso è dire troppo. No, non l'ho compreso affatto se per "comprendere" si intende essere arrivati al cuore del suo messaggio, della poetica faulkneriana. Però sono rimasta davvero toccata, e toccata nel profondo, a leggere quest'odissea tragicomica che mette a nudo le piccolezze e le volgarità dell'animo umano, ma anche la sua insondabile profondità.
Consigliato a chiunque non si accontenti della "superficie", ma per far questo sia anche disposto ad affrontare un testo che, linguisticamente e per molteplicità di "livelli", è comunque piuttosto impegnativo!

Voto 5/5

PS Sono stata insolitamente breve...ma temo che se avessi iniziato ad analizzare punto per punto, personaggio per personaggio, non ne sarei più venuta fuori!!! :mrgreen: E poi chissà... forse ho bisogno di "digerirlo" ancora un po'... :wink:
 
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ayuthaya

Moderator
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...non ti smentisci mai, eh??? ahahah!
Comunque davvero ho trovato questo libro grandioso... eppure non ci sono massimi sistemi, anzi! Se vogliamo -contrapposta alla complessità linguistica e di stile- c'è la linearità di una trama molto scarna. Forse è proprio questa la cosa più affascinante: si intuisce chiaramente che, dietro la semplicità dei "fatti" e l'apparente piccolezza dei personaggi, c'è tutto un mondo interiore da scoprire...
Il solo personaggio di Anse -gretto, egoista e ottuso-, la cui cieca ostinazione di voler seppellire la moglie a Jefferson è portata avanti senza che questa sua promessa sia accompagnata da alcuna sensibilità o vero "amore" per la defunta, è una creazione davvero epica... Tutti i personaggi, pur così difficili da distinguere caratterialmente l'uno dall'altro (in quanto il flusso di coscienza usato da Faulkner non concede nulla alla comprensione psicologica di ognuno di essi), sono delle figure davvero affascinanti, tutte da scoprire...
Penso che presto lo comprerò (l'ho letto in prestito dalla biblioteca) e rileggerò, in modo da poterlo comprendere un po' meglio...

PS In ogni caso, Hot, se vorrai anticiparmi sarò ben lieta di leggere la tua opinione!!!
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Possibili spoiler

Come faccio a commentare questo libro? Come prima reazione viene da dire "bellissimo ma non ci ho capito niente" Ho ripreso diverse parti una seconda volta, perché talvolta la chiave sta in una frase o in una parola. Criptico e folle, sconvolgente, non come L'urlo e il furore - e meno ostico, poiché utilizza molto di meno i salti temporali - ma altrettanto allucinato e complesso, nonostante la semplicità della trama, pur se surreale e grottesca, il linguaggio a tratti scarno, a tratti ricercato, letterario, talvolta quasi onirico.
Addie Bundren sta morendo. Il marito Anse e i cinque figli - Cash, Darl, Jewel, Dewey Dell e Vardaman; già dai nomi si nota la singolarità, una Mary o un John no? - raccontano a turno la loro visione del mondo in quel momento: per ciascuno, a intermittenza, un flusso di pensieri e di coscienza, intervallato anche dai monologhi dei conoscenti e vicini di casa. Senza minimamente scavare, apparentemente, nei sentimenti più profondi legati alla morte della madre, o della moglie. Ma descrivendo la situazione così come è, quasi dall'esterno: le vicissitudini della bara che deve essere portata a Jefferson, paese natale di Addie, poiché ella così voleva; i tormenti interiori che ciascuno si porta dietro, chi da una vita, chi da qualche tempo come Dewey Dell. Odio, invidia, segreti torbidi e mai confessati, ma intuiti. Ira, tormento, ansia e perdita.
Faulkner non indugia affatto sulla descrizione psicologica dei personaggi: ma il suo genio sta anche nel fatto che noi, alla fine del libro, li conosciamo perfettamente, tramite i loro monologhi. Per me bellissimi in particolare quelli di Vardaman, a tratti sconclusionati e confusi come possono essere i pensieri di un bambino, a tratti maturi e in certo qual modo lucidi. I desideri di un bambino e i suoi dolori precoci. Ma conosceremo bene anche Anse e gli altri figli tramite i loro pensieri pervasi di rancore, invidia, amore, dolore, confusione, tormento, rabbia, follia più o meno lucida.
E soprattutto conosceremo Addie e i macigni che le pesano dentro. Addie che dal profondo della sua bara sembra prendersi gioco di tutti, che sembra metterli alla prova, vedere fino a che punto sono pronti a seguire la sua volontà. Bellissimo il monologo in cui indugia sull'uso delle parole, non aggiungo altro perché va gustato.
Mi fermo qui per non spoilerare troppo, ma credo che sarebbe un bellissimo libro da leggere e di cui discutere insieme, perciò vi aspetto nel GdL :)
 

bouvard

Well-known member
Alcuni autori affascinano il lettore con trame complicate, altri descrivendo accuratamente il contesto storico nel quale i loro libri si svolgono, altri riuscendo a creare una miriade di personaggi che interagiscono tra loro, senza mai cadere in contraddizione. E poi c'è Faulkner. Uno scrittore che riesce ad affascinare il lettore e tenerlo incollato a pagine di non facile lettura, nonostante le sue trame scarne e semplici, nonostante i suoi stili sempre diversi, ma per lo più allucinati ed introspettivi e nonostante i suoi personaggi complicati, difficili e spesso odiosi.
Questo è uno dei paradossi che colpisce nei libri di Faulkner il divario tra la semplicità, ma forse sarebbe più esatto dire l'essenzialità, della trama e la complessità della lettura. Sembra quasi che ciò che Faulkner toglie da una parte (trama) debba metterlo dall'altra parte (stile).
Una donna in punto di morte osserva i preparativi dei suoi familiari per questo inevitabile evento e chiede di essere sepolta nel suo paese natìo. Niente di complicato in una simile trama. Ma Faulkner, com'è suo stile, non ci racconta lui i preparativi dei familiari e dei vicini, ma ce li fa raccontare da ognuno di loro direttamente in prima persona, attraverso ogni pensiero che passa loro per la mente, pensieri non mediati, a volte senza un ordine logico. Pensieri che, talvolta, non riguardano più la madre/moglie/vicina che sta morendo, ma solo se stessi, la propria vita, i propri problemi. Infatti è un libro che sorprende proprio perché, man mano che la lettura prosegue, va in una direzione diversa da quella che ci si aspetterebbe. Non è un libro sulla famiglia, men che mai su una famiglia unita. Quella dei Brunden non è, infatti, una famiglia, quanto piuttosto tante individualità che convivono, o sono costrette a convivere, che si sopportano, in un certo senso si aiutano, ma non per spirito di fratellanza o amore, ma appunto perché costrette, per un senso del dovere, troppo radicato e troppo difficile da estirpare.
Anse Brunden è, per me, uno dei personaggi letterari più odiosi e insopportabili che abbia "incontrato", quel suo piangersi sempre addosso, quel suo voler scaricare la colpa sempre sulla sfortuna, senza mai pensare di farsi carico delle proprie responsabilità, quel suo voler sempre fare "la cosa giusta", ma lasciando sempre agli altri il peso di doverla fare è talmente irritante che si avrebbe voglia di essere uno dei figli per potergli dare una lezione.
Come sempre, per i libri di Faulkner, un libro da leggere e da rileggere.
 
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Jessamine

Active member
Dunque, premetto che questo è il primo romanzo di Faulkner che io abbia mai letto, dunque ero preparata al suo stile dai commenti altrui, ma non lo avevo mai toccato "con mano".
E, in effetti, credo che quanto di significativo ci sia in questo romanzo sia proprio lo stile: non tanto il fatto che gli avvenimenti siano raccontati in prima persona dai membri della famiglia, da amici e vicini, quanto piuttosto il come ognuno di loro racconti. Dopo lo spaesamento iniziale, dato dal fatto che al lettore non viene data alcuna coordinata per capire chi sta parlando di cosa, la trama e gli intreci dei personaggi inizia a delinearsi, il lettore, da sé, deduce parenfele e rapporti, e comincia a orientarsi nel racconto. Ed è proprio qui che si può cominciare ad apprezzare la particolarità dello stile di Faulkner, che si diversifica e particolarizza per ogni monologo: a tratti è scarno, essenziale, per poi trasformarsi in passaggi molto lirici, profondi e riflessivi. In particolare, sono sorprendenti i monologhi di Vardaman, il figlio più piccolo: forse i più difficili da seguire, perché privi di "logica" comepossono essere i ragionamenti di un adulto, ma proprio ricchi di impressioni, di immediatezza, e, sì, anche di saggezza.
In conclusione, non credo sia una lettura facile, né una lettura "rilassante": bisogna sempre essere concentrati per non perdere nemmeno il più piccolo dei dettagli, perché sono proprio i dettagli a fare la grandezza di questo libro. Probabilmente, per apprezzarlo in pieno, bisognerebbe rileggerlo una volta che già si conoscono trama e personaggi.
 

c0c0timb0

Pensatore silenzioso
Appunti sul romanzo in questione... Mi spiace, in inglese :boh:.

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qweedy

Well-known member
Lettura straordinaria, incredibile, stranissima! Grandissimo scrittore!
Consigliatissimo, non è neppure così pesante come pensavo, ha una sua scorrevolezza piacevole.
P.S. Ma quanto è sgradevole la figura del marito e padre? :paura:

"E’ vissuta povera donna solitaria, sola col suo orgoglio, cercando di far credere diverso alla gente, nascondendo il fatto che la sopportavano e nulla più, perché non era ancora fredda nella bara che la caricavano sul carro per andarla a seppellire a quaranta miglia di distanza, facendosi beffe del volere di Dio. Rifiutandosi di lasciarla giacere in pace nella stessa terra con quei Bundren."

"E’ una terra dura, per un uomo; dura. Otto miglia del sudore del suo corpo, e l’acqua che lo spazza via dalla terra del Signore, dove il Signore stesso gli aveva detto di metterlo. Non c’è un posto in questo mondo peccaminoso dove un uomo onesto e lavoratore riesca a guadagnare un po’. Ci vuole quelli che hanno i negozi in paese, che non sudano, che vivono alle spalle di quelli che sudano. Non quello che lavora, il contadino. Certe volte mi domando perché andiamo avanti. E’ perché lassù c’è una ricompensa, per noi, dove quelli non possono portarsi automobili e roba del genere. Tutti gli uomini saranno uguali, lassù, e il Signore toglierà a chi ha e darà a chi non ha."

"Ma non sono poi tanto sicuro che uno abbia il diritto di dire che cosa è pazzo e che cosa non lo è. È come se dentro a ognuno ci fosse qualcuno che è al di lá dell'esser normale o dell'essere pazzo, e le cose normali e le cose pazze che fa le guarda con lo stesso orrore e lo stesso stupore."

 
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