Brooks, Geraldine - I custodi del libro.

Frundsberg

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Bisogna essere slavi per capire chi ha scritto di slavi.
Ivo Andric scriveva così, e l'autore di cento capolavori non sbagliava.
La Brooks in questo testo tende a superarsi.
A parte l'acribia e la descrizione dettagliata dei vari sistemi di restauro dei libri antichi (la codicologia ricorda molto l'anatomia), l'autrice descrive una Bosnia postbellica che raramente, ripeto raramente, ho letto traslata così vividamente.
Per chi non lo sapesse, poi, l'Haggadah di Sarajevo esiste davvero.
Non è l'unicum che l'autrice narra...ma ha comunque una bella storia.
Ed è stata davvero salvata dai colpi dei srbi (itakliano: serbi) proprio da un kustos musulmano.
Non è un libro facile né scontato.
Fragrante il racconto a più voci temporali che si inseguono sullo stesso filo rosso.
Un po' cattiva con noi croati...ma glielo perdoniamo.
Ottimo libro, brava Brooks.
 

Kira990

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Bel libro, ben scritto e molto coinvolgente. I continui passaggi temporali non mi hanno per nulla disturbata, anzi si sono create delle storie all'interno della storia generale che mi ha fatto apprezzare ancor di più la storia generale.
 

qweedy

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“Volevo evocare i custodi del libro, le diverse mani che l’avevano creato, adoperato, protetto.” Così scrive l’autrice.

Il prezioso testo è stato salvato da un bibliotecario musulmano, e Hanna, la trentenne restauratrice australiana di libri antichi, è stata chiamata a Sarajevo per esaminare e restaurare il prezioso manoscritto.
Mi piace molto la descrizione dell'accuratezza con cui Hanna esamina e ripara le pagine del libro, come fosse un'operazione chirurgica, recuperando minuscoli frammenti come l'ala di un insetto ed esaminando le macchie per ricostruire il percorso che il libro ha fatto attraverso i secoli.

Attraverso i flashback riscopriamo tutta la vicenda della Haggadah di Sarajevo conoscendo tutti gli individui che l’hanno creata, adoperata e protetta. Dall’inquisizione al nazismo questo libro prezioso è stato posseduto, trafugato, nascosto, è passato in molte mani, da quelle ebraiche, alle cristiane fino a quelle musulmane, ed è salvo solo grazie all’amore di coloro che l’autrice definisce i custodi del libro.

Avrei preferito una trama più lineare, senza i flashback, che a mio parere rendono la lettura un po' slegata, come fossero tanti racconti diversi.
Affascinante comunque aver scoperto la storia dell'Haggadah di Sarajevo.
il fascino maggiore, più che nelle parti di racconto inventato, sta proprio nella ricostruzione storica dell'Haggadah, con le sue sparizioni e apparizioni. E' davvero affascinante la storia di questo prezioso manoscritto miniato in rame ed oro, compilato a Barcellona attorno al 1350, in cui era raccontata la fuga dall’Egitto, sopravvissuta all’Inquisizione Spagnola, ai Nazisti e ai cannoni serbi.
 

ayuthaya

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Chi conosce un po’ di teoria del restauro sa che un’opera d’arte non è solo portatrice di bellezza estetica e di un messaggio “spirituale”, ma è anche (e soprattutto) materia che fisicamente costituisce l’opera; questa materia, questo materiale, non è solo il contenitore, ma il veicolo di quella bellezza e di quel messaggio, e come tale va esso stesso preservato. Per questo motivo tanta attenzione si pone oggi alle tecniche del restauro, perchè non solo ci restituisca la bellezza originaria, ma anche rispetti la materia così come è arrivata fino a noi: anche la materia, la quale spesso ci appare come mero contenitore, è portatrice di un messaggio.

È questa l’idea che sta alla base di questo libro, il quale, a partire da indizi puramente “fisici”, ricostruisce una possibile storia della Haggadah di Sarajevo, manoscritto di inestimabile valore sotto tanti punti di vista. I custodi del libro non vuole essere un libro sulla Haggadah, bensì su coloro che fisicamente l’hanno realizzata e custodita, rendendo possibile la sua sopravvivenza attraverso i secoli e la follia distruttrice degli uomini. A ben vedere, infatti, la Brooks non si pone l’obiettivo di spiegarci il significato o il valore della Haggadah, per esempio dal punto di vista artistico o culturale, ma si limita, per così dire, a raccontarci il suo viaggio lungo i secoli, da una parte all’altra del Mediterraneo, e in questo modo ci consente di comprendere da soli il suo valore, che è appunto la somma di tutti i “valori di vita” dei singoli individui che hanno contribuito alla sua esistenza e alla sua conservazione.
Ecco, persino a prescindere dalla vicenda specifica della Haddagah di Sarajevo (che ha quasi del miracoloso ed è incredibilmente affascinante, anche volendo considerare solo gli elementi storici certi) questo romanzo mi ha fatto riflettere su quanto siano preziose le opere d’arte in generale, a qualunque epoca e cultura appartengano, poichè appunto sono sempre l’unione inestricabile di due fattori: quello “spirituale” e quello “fisico”. Non avremmo il primo senza il secondo ed è per questo che occorre usare tutte le armi che abbiamo per impedirne la distruzione a causa dell’incuria, ma molto più spesso, purtroppo, della follia umana.

Mi rendo conto del libro ho parlato davvero poco.. ma credetemi che mi è piaciuto tutto: la frammentazione, i salti temporali, gli intrecci... Se proprio dovessi trovargli un difetto lo riconoscerei nella eccessiva “spettacolarizzazione” della storia principale, quella ambientata nel presente: soprattutto nei capitoli finali, per quanto la curiosità di risolvere il mistero e di giungere alla fine mi abbia fatto letteralmente divorare le pagine, trovo che l’autrice abbia calcato un po’ troppo la mano, perdendo di credibilità.
Comunque davvero bello, oltre ad essere un’ottima occasione per conoscere un altro pezzettino di storia che ci appartiene.
 
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