Brancati, Vitaliano - Il bell'Antonio

Dallolio

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Trama: Antonio è un giovane dal bellissimo aspetto ed è il sogo erotico di tutta Catania, tuttavia scopre di essere impotente e da qui la sua caduta in disgrazia dinnanzi ai vertici del regime fascista e della società Catanese; in mezzo, la narrazione del fascismo di provincia e nel finale dell'orrore della guerra.

Giudizio: Consiglio di leggere questo libro in quanto è a prima vista leggibile e leggero, ma offro molti spunti di riflessione; il tono dominante è l'ironia del "filosofo" che vede vizi e virtù umane e li esemplifica in questa immobile Catania, tuttavia durante tutto il romanzo questa ironia si completa e arricchisce dell'amarezza di chi riflette sulla povertà e l'egoismo umano.
Brancati non vuole mai arrivare alla tragedia, e anche nel dramma è ironico, tuttavia questa sua ironia lascia una profonda impressione; più che il fatuo Antonio il personaggio più interessante è l'anziano zio Ermenegildo, uomo deluso dalla vita e che può quindo riflettere su di essa in modo distaccato.

Voto: 9/10
 

magialibri

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Il bell'antonio

Il libro veleggia con una punta di ironia sempre presente anche se il tema è serio e vissuto in tempi seri.

Ho visto varie volte in televisione la versione cinematografica e mi è parso molto aderente al libro con un grande Mastroianni e una epica Cardinale.

LETTORE ENZO
 

nitina

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Catania, il fascismo, gli scherzi della vita

In questa Catania di fascismo e calura, troviamo un Antonio Magnano che resta un pò al di fuori della società coi suoi modi di fare pacati, sempre vagamente ai margini. Lontano dalla vita mondana, in una città/paese che si gongola tra i pettegolezzi e le malelingue. Cristianità prorompente. Figure di preti molto presenti.
Scelte e abitudine dell'epoca e usi e costumi riportati con maestria da un Brancati che sceglie linguaggio semplice e lascia parlare i personaggi nel loro modo e nel loro dialetto.
Don Alfio, senza dubbio il mio preferito, con il grande orgoglio di se stesso, della sua "casata", delle sue imprese di giovane aitante e anziano saggio e acciaccato. Alterna fasi di vittimismo per i suoi malanni di vecchiaia a fasi di ostentazione della forza residua e della mascolinità ancora vivave e prorompente. La sua scelta di morire in casa di una prostituta ci fa riflettere sul modo di pensare del personaggio, che comunque rappresenta una tipologia di uomo assolutamente diffusa e comune nella Catania di quegli anni.
La figura della mamma di Antonio porta alla luce un altro personaggio-tipo. L'amore incondizionato per il figlio, l'amore servile per il marito, l'amore imprescindibile per la Chiesa e la Fede.
uno spaccato di vita siciliana degli anni 40. Una storia dalla trama carente, ma arricchita da ben altro!
:HIPP
 

Holly Golightly

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L'ho iniziato stamattina in spiaggia e l'ho finito poco fa :D
Sarò di parte, perché adoro il neorealismo e adoro la letteratura italiana fra il '45 e gli anni sessanta... ma a me è piaciuto veramente molto.
È un'allegoria della condizione dell'uomo durante gli anni del fascismo in Sicilia, ma, oserei dire, che muove dalla critica sociale anche allo spazio più prettamente esistenziale. Nella parte centrale del libro, Antonio spiega i motivi della sua impotenza, fugando - a quanto pare - ogni dubbio sulla natura fisiologica del suo "problema". L'impotenza è tutta nella sua testa, e dalla divertente e insieme tragica vicenda di Antonio, si arriva a definire la condizione stessa degli uomini in un società che schiaccia e opprime, fino a togliere all'uomo ogni volontà d'azione, a renderlo da un lato "inutile", mentre dall'altro lato la satira colpisce anche l'ossessione, oserei dire "di facciata", per l'onore, per il sesso, della società fascista degli anni '30.
Accanto ad Antonio, si muovo dei tipi umani come suo padre, ossessionato dall'idea di virilità, e l'ambigua figura di Barbara. Anche il desiderio che Barbara riesce vagamente a svegliare in Antonio è poi schiacciato dall'esigenza della società (incarnata dalla famiglia di lei), di santi, Madonne, dalla freddezza di lei che, però, nel racconto di Antonio rimane un angelo. E, come se non bastasse, lui è bellissimo: bellissimo e inutile. Più allegorico di così...
Le pagine finali, invece, sono una punta altissima di letteratura. Consigliatissimo :)
 

francesca

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Non avevo mai letto niente di Brancati e avevo solo delle vaghe eco del film.
Ma forse proprio perché non mi aspettavo niente, il libro è stato una piacevolissima scoperta.
La storia di Antonio Magnano e della sua impotenza mi è sembrata quasi in secondo piano rispetto alla coralità del libro. Tutti i personaggi sono incredibilmente reali e la storia del protagonista risulta quasi in controluce rispetto a quelle che sembrano essere le vere ragioni della narrazioni.
Il libro infatti è una mirabile descrizione della società impastata di retaggi tipici del sud Italia, in cui si potrebbero ravvisare alcune radici della nascita fascismo, ma che proprio perché così ancestrale, antica e autoreferenziale, sembra sopportare a malapena, con un senso di superiorità e ironia la cultura imposta. E in questa sua chiusura trova anche le vere ragioni di forza e resistenza.
Potrebbe essere gioco facile vedere nell’impotenza del protagonista la contrapposizione al virilismo, al senso di maschio, caro alla cultura meridionale (ma direi anche italiana in generale) ed esaltato e celebrato dal fascismo. Una sorta di resistenza passiva di un animo sensibile e nobile.
Ma a me questa idea non convince, perché Antonio Magnano alla fine è un personaggio debole, che non ha una sua idea su nulla, che nei colloqui quasi non fa altro che ripetere quello che dice l’interlocutore, senza aggiungere niente di suo, a tal punto che la sua impotenza sembra quasi venire fuori proprio da questa sua assenza di carattere. La sua bellezza rimane una perfezione priva di sostanza.
A me sembra invece che siano altri i personaggi a cui viene affidata la reale resistenza e opposizione alla dittatura prima di tutto culturale: il cugino Edoardo, lo zio Ermenegildo, l’avvocato Bonaccorsi. Con tutti i loro dubbi, tentennamenti, motivazioni personali non sempre nobili risultano incredibilmente riusciti ed efficaci.
Il libro poi presenta una vena comica inimmaginabile, spesso affidata alle coralità delle donne (coralità però su cui getta un’ombra la gelida e calcolatrice Barbara Puglisi), e, come in una vera commedia greca in cui tragico e comico vanno a braccetto, concentrata nel personaggio del padre di Antonio, Alfio.

Francesca
 

Grantenca

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Storia dalla quale è stato, liberamente tratto, un bel film negli anni ’60, che, in quei tempi, avevo visto.
E’ la Sicilia del ventennio, poco prima della nostra entrata in guerra, con i suoi usi e i suoi costumi che peraltro, in molte cose della vita di tutti i giorni e soprattutto nella politica sono simili a quelli della gran parte delle altre zone dell’Italia.
Non così per la “mascolinità”, che non è vista come una caratteristica normale dell’”uomo”, ma come una prova della qualità ed eccellenza in assoluto dell’individuo. Alfio Magnano un borghese che quanto a “mascolinità” non ha nulla da invidiare a nessuno, ha un figlio, Antonio, di una bellezza sconvolgente, amato e adorato da tutte le donne che lo conoscono o che anche solo hanno occasione di ammirarlo. Questo figlio vive a Roma, per farsi una strada, ma sono più le sue avventure con le donne che il risultato dei suoi studi che fanno notizia in famiglia. Il padre ne è orgogliosissimo, e anche per consolidare una sua situazione patrimoniale non proprio brillante gli combina il matrimonio con una bellissima e soprattutto ricchissima ragazza di una delle prime famiglie di Catania. Antonio è naturalmente un po’ restio, ma appena vede la ragazza, così affascinante, accetta di buon grado. E qui inizia veramente il libro, molto interessante in tutti i suoi risvolti in cui non vado oltre per non “spoilerare” e nel quale hanno una grande importanza non solo i personaggi principali ma anche, nella stessa misura, molti comprimari (il padre, la madre, lo zio, il padre della sposa, il cugino e amico). Ci sono molte riflessioni, anche filosofiche, molto interessanti. Perché, dice lo zio, che non ha molto da chiedere ancora alla vita, la ragione si rifiuta di credere che dopo la morte i buoni e giusti siederanno in piena luce al cospetto di Dio e i cattivi e prevaricatori nell’oblio? Non sarebbe veramente meraviglioso se fosse veramente così ? Poi si parla anche dei grandi fatti del mondo, la guerra è appena finita, e il cugino si chiede se Antonio, con tutte le sue qualità e la sua intelligenza, non abbia forse sopravvalutato un suo problema, per quanto serio, che ne ha condizionandone pesantemente la vita? Ma alla fine si deve convincere, sulla propria pelle, che non può essere così nella vita reale perché il problema, nella società in cui si vive, ha la sua grande importanza.
Libro comunque consigliato anche perché contiene molti spunti di riflessione che possono essere approfonditi.
 
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