Herrigel, Eugen - Lo Zen e il tiro con l'arco

Mi è piaciuto malgrado la mia refrattarietà alle filosofie orientali. L'autore è occidentale e credo sia questo a rendere la lettura meno difficoltosa mantenendo cmq una forte intensità e spiritualità.

Copio e incollo:

Questo piccolo libro, da anni molto letto e molto amato in tutto il mondo, è forse il più illuminante, il più lucido e utile resoconto, scritto da un occidentale, di come un occidentale possa avvicinarsi allo Zen.

Un professore tedesco di filosofia, Eugen Herrigel, vuole essere introdotto allo Zen e gli viene consigliato di imparare una delle arti in cui lo Zen da secoli si applica: il tiro con l'arco. Comincia così un emozionante tirocinio, nel corso del quale Herrigel si troverà felicemente costretto a capovolgere le sue idee - e soprattutto il suo modo di vivere. All'inizio con grande pena e sconcerto: dovrà infatti riconoscere prima di tutto che i suoi gesti sono sbagliati, poi che sono sbagliate le sue intenzioni, infine che proprio le cose su cui fa affidamento sono i più grandi ostacoli: la volontà, la chiara distinzione fra mezzo e fine, il desiderio di riuscire. Ma il tocco sapiente del Maestro aiuterà Herrigel a scrollarsi tutto di dosso, a restare 'vuoto' per accogliere, quasi senza accorgersene, l'unico gesto giusto, che fa centro - quello di cui gli arcieri Zen dicono: "Un colpo - una vita". In un tale colpo, arco, freccia, bersaglio e Io si intrecciano in modo che non è possibile separarli: la freccia scoccata mette in gioco tutta la vita dell'arciere e il bersaglio da colpire è l'arciere stesso.
 
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Gustav

New member
L'ho sentito nominare, anche perchè sono un cultore dei libri Adelphi, ma ancora non l'ho letto.
Spero di farlo presto.
 

Alfredo_Colitto

scrittore
L'ho letto tanti anni fa che preferisco non dire quando. Mi era piaciuto molto. ricordo un punto in cui il protagonista, forte di tutto ciò che ha capito solleva l'arco, prende la mira, scocca la freccia e fa centro perfetto. Si volta raggiante verso il maestro, e il maestro, deluso e contrariato, gli dice che tutto quello che ha cercato di insegnargli non è servito a niente...
Non so se la citazione è corretta o la memoria mi inganna, comunque questo libro è stato per me il punto di partenza di molte utili riflessioni.
 

alisa

Amelia Member
Mi è piaciuto ma non l'ho trovato illuminante come pensavo. Evidentemente lo Zen non fa per me... Comunque merita senz'altro di essere letto, oltretutto è un libriccino molto snello quindi in un'oretta si legge tranquillamente.
 

Apart

New member
E' un racconto non tanto avvincente quanto straordinario: innanzitutto per l'esperienza singolare che vive Herregel, e poi per il suo tentativo di far comprendere (senza presunzione) a noi Occidentali l'arte del tiro con l'arco e poi dello Zen. Denso e illuminante!
 
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Apart

New member
Dal libro:

Simile all'acqua che riempie uno stagno ma è sempre pronta a defluirne, lo spirito può ogni volta agire con la sua inesauribile forza, perchè è libero, e aprirsi a tutto perchè è vuoto. Tale condizione è veramente una condizione originaria e il suo emblema, un cerchio vuoto, non è muto per colui che vi sta dentro.

"Ma se anche ogni suo tiro colpisce il bersaglio lei non sarebbe che un virtuoso dell'arco, che può esibirsi. Per l'ambizioso, che conta quante volte fa centro, il bersaglio non è che un povero pezzo di carta che egli fa a pezzi. La 'Grande Dottrina' del tiro con l'arco considera questo pura stregoneria. Essa non sa nulla di un bersaglio che è piantato a una certa distanza dall'arciere. Conosce solo la meta, che non si raggiunge in alcun modo tecnicamente, e chiama questa meta, se pur la nomina, Buddha."

"Non posso fare altrimenti," rispondevo "la tensione diventa addirittura dolorosa". "Questa sensazione la prova solo perchè non è veramente distaccato da sè. Eppure è tutto così semplice. Una comune foglia di bambù può insegnarle di che si tratta. Sotto il peso della neve si piega in giù, sempre più in giù. E a un tratto il carico di neve scivola via senza che la foglia si sia mossa. Resti come essa nella massima tensione fino che il colpo parta. E' così infatti: quando la tensione ha raggiunto il limite, il colpo deve partire, deve staccarsi dall'arciere come il carico di neve dalla foglia di bambù, prima ancora che egli ci pensi".

Ogni maestro di una delle arti dominate dallo Zen è simile a un lampo che erompa dalla nuvola della verità universale. Questa è presente nella libera mobilità del suo spirito, e nel 'Si' la incontra come la propria originaria e ineffabile essenza. Una essenza che egli riscopre continuamente quale estrema possibilità di ciò che egli può essere, mentre la verità prende per lui - e attraverso lui per altri - mille forme e mille figure. Nonostante l'inaudita disciplina a cui si è sottoposto con umiltà e pazienza, lo Zen non lo penetra e lo infiamma ancora tanto inesorabilmente da sostenerlo in ogni manifestazione della propria vita, così che la sua esistenza non conosca che ore buone: perchè la perfetta libertà non è ancora divenuta per lui profondissima necessità.
Se tale meta l'attira irresistibilmente, bisogna che egli si rimetta in cammino, il cammino dell'arte senz'arte. Bisogna che osi il salto alle origini, per vivere della verità come chi è diventato tutt'uno con essa. Bisogna che ridiventi scolaro, principiante, che superi l'ultimo tratto del cammino, il più aspro della vita per cui s'è messo, attraversando nuove metamorfosi. Se trionfa di questa impresa temeraria, allora il suo destino si compie ed egli incontrerà la verità non più riflessa, la verità sopra tutte le verità, l'origine senza forma di tutte le origini: il Nulla, che pure è il tutto - nè verrà inghiottito e rinascerà da esso.
 
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