Shakespeare, William - Re Lear

fabiog

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Re Lear decide di dividere il suo regno tra le tre figlie. Prima di effettuare la divisione vuole però sapere il grado d'amore che ciascuna figlia gli mostra. Le prime due figlie, Goneril e Regan, lo adulano senza ritegno, la terza, Cordelia, adirata per questa spudorata richiesta d'amore, gli risponde che lo ama del giusto amore che una figlia deve al padre. Lear disereda così la terza figlia e lascia il regno diviso tra le prime due dandole in sposa al Duca di Albany e al Duca di Cornovaglia, Cordelia senza dote viene però presa in moglie dal re di Francia. Goneril e Regan ben presto si rivelano però quello che sono convincendo i mariti a muovere guerra al padre, quest'ultimo amareggiato, malato e impazzito troverà rifugio solo in Cordelia giunta per aiutare il padre. Padre e figlia finiranno uccisi, ma la giustizia non lascerà per nulla impunite nè Goneril nè Regan.
Tragedia cupa, desolante, ma bellissima. Shakespeare non analizza solo la sete di potere ( argomento principe in molte sue tragedie ), ma come questa sete distrugga tutti i rapporti famigliari. Oltre al tradimento delle figlie nella tragedia assisstiamo anche al tradimento di Edmondo, figlio di Gloucester, verso il padre e verso il fratellastro Edgar anche lui per sete di potere.
Shakespeare ci mostra quindi come neanche i valori famigliari siano al riparo dall'ambizione. Lear è un personaggio che evolve motlo durante la tragedia, parte come un padre superficiale e desideroso solo di ricevere lodi ad un padre che si rende conto di aver rinnegato l'amore proprio all'unica figlia che lo amava, commovente il confronto finale tra i due quando sono ormai consapevoli di andare verso la morte.
Interessante anche come Shakespeare usa la natura per descrivere il tormento dei suoi prtagonisti, una natura violenta, dura e spietata, molti dei punti cruciali sono infatti ambientati durante una tempesta.
Tragedia bellissima con dialoghi mai superficiali e profonda indagine psicologica dei protagonisti
 

maurizio mos

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A parer mio le opere di Shakespeare, le tragedie in particolare, rappresentano con tutta probabilità il punto più alto della letteratura teatrale, sia per la profondità delle emozioni e dei personaggi che per la ricchezza dei dialoghi che tali emozioni ben rappresentano
 

maurizio mos

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Veramente, per amor di precisione, io ho scritto "...letteratura teatrale..." e non "...universale..."
Intanto perché ciò che si scrive per il teatro talvolta, anche se non sempre, non ha la stessa valenza di un'opera puramente letteraria e W.S. scriveva per il teatro: in un certo senso leggere le sue opere può risultare improprio proprio perché nate per essere rappresentate.
Secondo trovo illogico il paragone tra opere letterarie sia perché subentra comunque il gusto personale e ognuno ha diritto alle sue opinioni, anche se in contrasto con quelle di altri (io ad esempio detesto Dante per molteplici motivi) sia perché ogni opera è opera del suo tempo e quindi imparagonabile con altre scritte secoli dopo con altro sentire, altra società, altre culture.
La grandiosità di W.S. sta proprio nell'aver scritto opere con valori universali drammaticamente resi con crudezza e realismo umano
Naturalmente sempre a parer mio...
 

Roberto89

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Difficile per me dare un giudizio ad un testo teatrale... L'introduzione all'opera mi ha aiutato a capire il lavoro fatto dall'autore per scriverla, poi alcune note sulla messa in scena (cercate altrove) mi hanno chiarito le idee (meno libertà rispetto a un normale libro). Sicuramente interessante da leggere; sino alla fine si aspetta di capire come andrà a finire, e pur sapendo che è una tragedia speravo in un mezzo lieto fine... e invece è finita in tragedia.
Piacevole da leggere a voce alta se possibile, imitando le voci. Nelle traduzioni a quanto ho capito si perde buona parte del lavoro di Shakespeare in termini linguistici, quindi nessun commento a riguardo.
 
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