Yourcenar, Marguerite - L'opera al nero

Marquess

New member
Il romanzo racconta la vita di Zenone, medico, filosofo e alchimista del XVI secolo. Sebbene la figura di questo uomo sia frutto della fantasia dell'autrice, Zenone si inserisce perfettamente nel panorama culturale e storico dell'epoca, e il libro risulta essere un'accuratissima rappresentazione del secolo in questione (a questo proposito, a causa dei miei vaghi ricordi delle lezioni di storia del liceo, ho avuto non poche difficoltà ad orientarmi tra i continui riferimenti agli eventi storici dell'epoca... :? ).
All'inizio la storia fa un po' fatica a decollare, ma una volta entrati nello spirito del romanzo è difficile non lasciarsi affascinare da Zenone, personaggio enigmatico e inquieto, spirito libero e controverso.
Da un punto di vista strettamente personale, devo dire che la storia non mi ha coinvolto particolarmente, ma oggettivamente credo che sia un ottimo libro, e inoltre lo stile della Yourcenar è impeccabile.
 
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Io ho cominciato a leggerlo due volte, una cinque anni fa e l'altra l'anno scorso, e l'ho davvero apprezzato moltissimo, la creazione delle atmosfere e dei dialoghi sono intensi ed appassionanti, sarà che adoro anche la Yourcenar, ma sono convinta che sia uno di quei libri che si ama ed apprezza con un pò di maturità e pazienza.
 
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elena

aunt member
anche io come Marquess ho un pochino faticato nella prima parte.....ma poi sono rimasta veramente affascinata da questo personaggio ....intelligente, ribelle, curioso, fuori dagli schemi dell'epoca....insomma un insieme ben studiato di "eroe" secondo la mia visione!

Bel romanzo.....da leggere!
 
Un capolavoro.
La Yourcenar in questo fantastico libro tocca vertici impressionanti di Genio e speculazione.
La nigredo.
Che grande libro...
Zolla, anch'io mi ricordo del magnifico film.:wink:
 

oea

New member
Aggiungerei che il libro è anche considerato un inno d'amore ad un padre. Si dice che Marguerite Yourcenar si sia ispirata al proprio padre per il personaggio di Zenone. E forse l'avere saputo questo mi ha indotto a leggere il libro in modo tale, da averlo sentito molto "coinvolgente": unico punto sul quale non concordo con la valutazione di Marquess, che invece lo ha trovato poco coinvolgente.
 

oea

New member
Sì, questo link funziona.
Non conoscevo il film. Forse il finale del film è persino più coinvolgente di quello del libro.
 

velmez

New member
io invece sono partita spedita e poi a metà ho iniziato a perderci gusto...
in realtà della prima parte ho amato il fatto che richiamasse delle scene raccontate in Q di Luther Blisset (libro che adoro e che sto rileggendo in questo periodo)
l'ho trovato un po' troppo pedante verso metà libro e fino alla fine non sono riuscita a riprendere interesse... avrei preferito più azione
Comunque è il primo libro che leggo della Yourcenar e la sua scrittura mi è piaciuta!
 

Trillo

Member
Leggendo questo romanzo, l'impressione che ho avuto subito è stata quella di ritrovarmi catapultato improvvisamente all'interno di un altro mondo, di un intero universo che seppur limitato in poche decadi del Cinquecento, si presenta così denso con il suo caleidoscopio di persone, incontri, situazioni, eventi, credenze, riflessioni, pratiche, tumulti, ribellioni e tanto altro, da apparire di un'immensità sconfinata e inafferrabile.
Non c'è qualcosa nel libro che ti prepara a ciò che viene mostrato; non c'è tempo per soffermarsi su tutto ciò che passa tra le pagine in un tale fiume in piena impegnato a lambire i più disparati meandri della storia individuale e collettiva di quel tempo.

Una naturale conseguenza di questo tipo di scrittura è che può disorientare, lasciare frastornati, e questo avviene soprattutto all'inizio, dove manca quasi del tutto un punto attrattore attorno a cui gravita il racconto, allo stesso modo in cui in uno spazio infinito non si può definire un centro, in cui ogni origine non è altro che un punto arbitrario al suo interno. Così nella prima parte ci si ritrova immersi in un'epoca di smarrimento, fra storie di progresso, di oscurantismo, di dispute religiose, di guerre, di epidemie. Bisogna aspettare di arrivare quasi a metà libro per riappropriarsi del protagonista, Zenone, che fino ad allora non era stato altro che una fugace comparsa qua e là tra una storia e l'altra. Questa iniziale mancanza di un vero protagonista attraverso cui percepire e conoscere le vicende consente da una parte di dipingere il quadro storico di riferimento con ampie pennellate che possano subito tracciare schizzi delle forme e dei colori principali in una grandissima tela così da renderne subito una visione d'insieme; dall'altra parte assume anche un significato simbolico: all'inizio del libro, infatti, Zenone spiega a suo cugino che non può fermarsi dal suo viaggio né tornare indietro nel paese di origine, perché qualcuno lo sta attendendo. E questo qualcuno altro non è che se stesso. Il casuale apparire e l'altrettanto improvviso scomparire di Zenone nella prima parte, quindi, riflette forse proprio questo suo continuo perdersi e ricercarsi. E infatti quando poi lo ritroviamo nella seconda parte del romanzo, Zenone è già adulto, ha compiuto il suo viaggio, è giunto al culmine del suo pensiero e delle sue arti, e lo rivediamo stabilizzarsi proprio nella sua terra natia. Da questo momento, il protagonista che fino ad allora aveva vissuto in giro per il mondo si ferma, si inquadra all'interno di consuetudini e instaura un legame profondo e sincero con il priore del convento.

In questa parte del romanzo, per quanto anche noi lettori ritroviamo un po' di stabilità come quella provata dal protagonista, lo stile del romanzo rimane essenzialmente lo stesso, se non per il fatto che ora ogni cosa emerge da una direzione privilegiata, quella stabilita della "linea di universo" di Zenone. Dopo una permanenza relativamente lunga nella sua città, il rinnovato desiderio di salpare ancora verso altri orizzonti sembra portare verso un ulteriore vortice di sconvolgimenti narrativi, ma Zenone ritorna improvvisamente sui suoi passi, invertendo la sua rotta per dirigersi nuovamente alla base, in cui si chiude il cerchio della sua vita. Probabilmente in quel momento si rende definitivamente conto che alla sua età non ha più senso continuare a correre dei rischi per un viaggio che forse non potrà aggiungere più nulla alla grande mole di esperienze accumulate durante una vita passata in giro per il mondo. In fondo, la prima fase di quella che gli alchimisti chiamano la Grande Opera, l'Opera al nero, lui l'ha già realizzata, giungendo col pensiero a quella dissoluzione di forme in un tutto unitario e senza tempo che si pone come preludio per una nuova e più superiore consapevolezza sé, della vita e del mondo. Ma forse la sua visione troppo meccanicistica della vita non gli consentirà mai di assurgere a quel "trionfo coniugato dello spirito e dei sensi che caratterizza l'Opera al rosso" e così, alla fine, non gli resta altro che accettare la sua condizione e realizzare la sua opera al nero anche materialmente, dissolvendo il suo corpo nel nero del suo stesso sangue, liberandone lo spirito che forse in un'altra dimensione potrà portare a compimento le successive fasi della sua Grande Opera.

"L'opera al nero" è in definitiva un romanzo complesso, non sempre facile da seguire, soprattutto per chi come me non conosce a fondo il periodo in cui è ambientato. Il lavoro di ricostruzione storica che c'è dietro questo libro è impressionante e impareggiabile. Se questo da un lato può attrarre, d'altra parte personalmente mi ha fatto sentire spesso non all'altezza di una lettura di questo tipo, dal momento che il più delle volte non sono riuscito a cogliere i riferimenti o ad immedesimarmi nei personaggi spesso solo accennati. Il romanzo comunque non rimane semplicemente un affresco isolato nella cornice di un mondo lontano nel tempo; al contrario, in tutta la notevole sfilata degli eventi e delle espressioni umane dell'epoca si possono rintracciare diversi elementi che si attualizzano facilmente ai giorni nostri e che probabilmente sono così intrinseci alla natura umana da caratterizzarla in ogni epoca e in ogni luogo, tra i quali forse i più significativi sono proprio le riflessioni di Zenone, i suoi dubbi, le sue ambizioni, insieme ai pensieri profondi e a volte insoliti del priore con cui si confida.
Per concludere, devo ammettere che questo non è il genere di libro con cui mi trovo a mio agio, e che sicuramente avrei potuto apprezzarlo maggiormente con una conoscenza più approfondita del periodo trattato, ma la possibilità di leggerlo in un gruppo di lettura qui sul forum e il conseguente confronto reciproco mi ha aiutato ad approcciarmi con maggiore coraggio e fiducia ad un romanzo di una tale portata.
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Dopo lo splendido commento di Trillo :ad: credo proprio che non scriverò nulla e mi limiterò ai commenti postati nel GdL durante la lettura :wink:.
 

elisa

Motherator
Membro dello Staff
Questa è un'opera che risente del fatto che è stata scritta in due tempi e a distanza di anni, ma qqùuesto aspetto che è un limite è anche un pregio perché riesce a regalare il senso del tempo, sia storico che filosofico. I personaggi esistiti o meno sono rappresentativi della loro epoca e il pensiero a volte è illuminante, un ottimo esempio di come fare un romanzo filosofico e storico rendendolo quasi vivo, quasi in presa diretta.
 
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