Conrad, Joseph - Cuore di Tenebra

Minnie

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La voce recitante di Marlowe ci conduce nel cuore dell'Africa nera, a denunciare la terribile realtà del dominio coloniale.

Lo specifico caso del Congo belga di Leopoldo II in cui il libro è ambientato, è il pretesto per una profonda riflessione sul colonialismo in generale. Riflessione che si scontra con radicate certezze che derivavano da un diffuso ottimismo evoluzionistico ed eurocentrico.

Da questo inquietante e coraggioso confronto con il diverso e il primitivo nasce un vero capolavoro della letteratura anglosassone. Richiede impegno, perchè non è una lettura facile, ma per iniziare bastii sapere che l'autore ha vissuto un'esperienza simile in Congo.

Il fascino di Marlow, come quello di Conrad, prende piede dal desiderio, di esplorare "the blankest of blank spaces", ovvero quei territori misteriosi e cupi, che non erano ancora stati raggiunti dai colonizzatori; le atmosfere di conseguenza sono spettrali. Assistendo ad uno spettacolo inquietante quale una danza rituale di una tribù locale ("turbinare di membra nerissime"), Conrad, attraverso il discorso di Marlow, definisce in maniera perfetta le sensazioni suscitate da tale visione. La "cornice" della visione, la giungla, perde qualsiasi caratteristica terrestre, ovvero ogni rapporto con ciò di cui abbiamo possibilmente fatto esperienza. Sostiene Marlow che "la mente dell'uomo può adeguarsi a qualunque cosa: poiché ogni cosa si trova in lei, il passato non meno del futuro", ma ogni ricerca è perduta in partenza, perchè è in noi molto più presente quella bestiale componente dell'animo che la sua artificiosa negazione.
Giungo al "baricentro" del racconto: Mister Kurtz, un dipendente della compagnia per la quale lavora Marlow, ormai da tempo in Africa, che si occupa della cartografia di quei territori, nonchè della ricerca di avorio.

La sua figura rappresenta il vano e insensato tentativo della società "occidentale" di omologare a se stessa tutto ciò che sente come estraneo, senza chiedersi se lo sia o no. Non a caso si parla di Kurtz come di un "santo e reietto della "civilizzazione" del continente nero". Egli è venuto a contatto con la vita selvaggia, libera, feroce, bestiale, delle popolazioni indigene, che hanno fatto di Kurtz il loro idolo. Al momento dell'incontro fra Marlow e Kurtz la situazione di apparente supremazia dei bianchi è già terminata: il "cuore di tenebra" dell'Africa ha ripreso il sopravvento. L'unica reminiscenza di Kurtz è l'orrore provato davanti a tali spettacoli, e questa sensazione lo accompagnerà fino al momento del trapasso.

Cosa è considerato civile e cosa non lo è??. Ovviamente nessuno può stabilire un metro, neppure arbitrario: dovere di chi veramente desidera capire è quello di essere aperto a tutto, per non doversi poi pentire nel momento in cui si troverà a fronteggiare situazioni fino a quel punto ritenute impossibili.
 
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robbs

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Io l'ho letto l'estate scorsa ma non mi ha appassionato molto...sarà che non ne ho fatto un'analisi troppo approfondita..lo definirei un libro carino ma non di più..
 
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Minnie

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Ma, io ci vedo una grossa crisi esistenziale: cos'è giusto e cosa è sbagliato? Perchè gli uomini non possono essere tutti uguali?

Il protagonista si interroga sul suo modo di vivere e pensare, sulla sua cultura (di fondo) Inglese che lo colloca in un esatto quadratino all'interno del mosaico della società. Ecco, quando il quadratino esce dall'Inghilterra si perde, e deve ricominciare a relazionarsi con il mondo esterno, ma non ce la fa, ed allora un profondo sensoo di smarrimento (da riconoscersi nel buio e nella nebbia) assale il suo io.

M
 
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klaus

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domande interessanti

Ho trovato il libro molto bello e stimolante per gli interrogativi che pone sull'essenza della natura umana e di quello che noi chiamiamo civiltà... credo che possa dare una buona chiave per interpretare alcune abberrazioni umane e civili che ancora oggi infestano la Storia. La domanda è: quanti Kurtz stiamo mandando in giro per il mondo a portare la pace e la democrazia? Ovvero: quanti Kurtz partono per portare la pace e la democrazia nel mondo e si rinchiudono alla fine dietro una palizzata di teste umane?
 
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Emanuela

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Robbs se ci sei ancora vorrei darti un consiglio: aspetta...
Questo è un libro che può darti tantissimo, può aprirti un mondo nuovo, ma devi leggerlo nel momento giusto.
Io l'ho iniziato tre o quattro volte e mi arenavo sempre dopo poche pagine poi, visto che le cose accadono solo quando devono accadere, l'ho cominciato e non me ne sono più staccata.
Credo che il messaggio che lancia sia molto forte ma ogni lettore lo recepisce a modo suo e soprattutto lo riesce a cogliere solo nel momento giusto.
Farnetico?
 

Simenon

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No, non farnetichi.
Anche "Cuore di tenebra"�, come molti altri romanzi monstre, non regala piacere e comprensione immediati, ecco.
Per quanto mi riguarda, è stato un colpo di fulmine, poichè mi è piaciuto subito. Anzi, per molto tempo è diventato quasi un'ossessione. Ne compravo diverse edizioni per valutarlo appieno, attraverso le diverse traduzioni, e magari scoprire qualcosa che poteva essermi sfuggito nella lettura precedente.
E' un romanzo abbastanza breve, e forse questo non rende le cose comprensibilissime perchè' se Conrad si fosse concesso una stesura più ampia e distesa, molte cose sarebbero apparse più chiare.
Ma forse, anzi quasi certamente, la chiarezza non rientrava nei suoi disegni. Del resto è uno di quei libri che hanno suscitato un'imponente massa di studi critici e analisi interpretative.
Pippa per pippa, scrivo anche la mia. :lol: :lol: :lol:

Anzitutto se la vicenda segue uno sviluppo tutto sommato lineare e familiare (il viaggio all'inferno e ritorno di tanti eroi della tradizione epica e romanzesca. Marlow risale il fiume per trovare Kurtz, lo ritrova e poi torna indietro), la narrazione è assai meno semplice e per nulla lineare.
Primo scoglio: ci sono in pratica due narratori.
Uno è Marlow che racconta quel che gli è capitato, l'altro è il narratore (che ascolta Marlow) e quindi filtra a sua volta con commenti e intonazioni il racconto stesso di Marlow. In questo racconto c'è un fitto sistema di anticipazioni, salti in avanti, osservazioni fatte alla luce di avvenimenti successivi. probabilmente per creare suspance attorno alla figura di Kurtz.

Le tenebre del Congo in Cuore di tenebra significano molte cose.
Certamente c'è un aspetto realistico/politico riguardante la realtà economica e politica dell'imperialismo europeo in Africa. La materia del racconto fu fornita dall'esperienza compiuta personalmente da Conrad in Congo sette anni prima della pubblicazione. Conrad fa rivivere quell'esperienza a Marlow, che è la proiezione di lui stesso, ma è anche il suo "doppio"�, e perciò dotato di autonomia narrativa.

Poi c'è un livello psicologico-conoscitivo, e quindi il processo di autoconoscenza dell'uomo bianco e civile nel momento in cui viene a contatto col mondo selvaggio delle tenebre.
Marlow in un primo tempo interpreta la degradazione di Kurtz come regressione alla natura. Solo in un secondo momento si rende conto che quella degradazione è solo il manifestarsi di un orrore, di un abominio che è già presente in se stesso e nella società di cui fa parte. Marlow riporta il male al suo vero soggetto, al suo vero luogo: il cuore della civiltà il cuore della coscienza dell'uomo civile.
La tenebra non sta al di fuori della luce, anzi è un suo prodotto. Questo è ciò che Marlow scopre in Kurtz e quindi in se stesso. Almeno io la vedo così.

C'è infine un aspetto anche linguistico in quelle tenebre.
Ed è il più complicato da decifrare per il lettore. Bisognerebbe essere dei cervelloni per arrivare a capo di quella "inesprimibilità" dell'esperienza vissuta ripetuta più volte nel testo. Mah. :roll: :roll:
Certo, Conrad gioca pericolosamente con le parole, suggerisce che la segretezza e la dissimulazione siano necessarie all'operazioni dell'imperialismo, e pertanto i procedimenti linguistici del libro esprimono tutto il mistero l'ambiguità, le reticenze, di quell'uomo e di quella civiltà.

Insomma, su quelle tenebre ci si potrebbe arrovellare per ore. :roll:
 
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Dorylis

Fantastic Member
L'ho finito di leggere proprio ieri.. E' un libro scorrevole e a prima vista abbastanza semplice.. l'ho apprezzato di più dopo aver letto alcune interpretazioni lasciate in altri siti.. E' un libro meditato insomma! :D
 
Simenon
No, non farnetichi.
Anche "Cuore di tenebra"�, come molti altri romanzi monstre, non regala piacere e comprensione immediati, ecco.
Per quanto mi riguarda, è stato un colpo di fulmine, poichè mi è piaciuto subito. Anzi, per molto tempo è diventato quasi un'ossessione. Ne compravo diverse edizioni per valutarlo appieno, attraverso le diverse traduzioni, e magari scoprire qualcosa che poteva essermi sfuggito nella lettura precedente.
E' un romanzo abbastanza breve, e forse questo non rende le cose comprensibilissime perchè' se Conrad si fosse concesso una stesura più ampia e distesa, molte cose sarebbero apparse più chiare.
Ma forse, anzi quasi certamente, la chiarezza non rientrava nei suoi disegni. Del resto è uno di quei libri che hanno suscitato un'imponente massa di studi critici e analisi interpretative.
Pippa per pippa, scrivo anche la mia. :lol: :lol: :lol:

Anzitutto se la vicenda segue uno sviluppo tutto sommato lineare e familiare (il viaggio all'inferno e ritorno di tanti eroi della tradizione epica e romanzesca. Marlow risale il fiume per trovare Kurtz, lo ritrova e poi torna indietro), la narrazione è assai meno semplice e per nulla lineare.
Primo scoglio: ci sono in pratica due narratori.
Uno è Marlow che racconta quel che gli è capitato, l'altro è il narratore (che ascolta Marlow) e quindi filtra a sua volta con commenti e intonazioni il racconto stesso di Marlow. In questo racconto c'è un fitto sistema di anticipazioni, salti in avanti, osservazioni fatte alla luce di avvenimenti successivi. probabilmente per creare suspance attorno alla figura di Kurtz.

Le tenebre del Congo in Cuore di tenebra significano molte cose.
Certamente c'è un aspetto realistico/politico riguardante la realtà economica e politica dell'imperialismo europeo in Africa. La materia del racconto fu fornita dall'esperienza compiuta personalmente da Conrad in Congo sette anni prima della pubblicazione. Conrad fa rivivere quell'esperienza a Marlow, che è la proiezione di lui stesso, ma è anche il suo "doppio"�, e perciò dotato di autonomia narrativa.

Poi c'è un livello psicologico-conoscitivo, e quindi il processo di autoconoscenza dell'uomo bianco e civile nel momento in cui viene a contatto col mondo selvaggio delle tenebre.
Marlow in un primo tempo interpreta la degradazione di Kurtz come regressione alla natura. Solo in un secondo momento si rende conto che quella degradazione è solo il manifestarsi di un orrore, di un abominio che è già presente in se stesso e nella società di cui fa parte. Marlow riporta il male al suo vero soggetto, al suo vero luogo: il cuore della civiltà il cuore della coscienza dell'uomo civile.
La tenebra non sta al di fuori della luce, anzi è un suo prodotto. Questo è ciò che Marlow scopre in Kurtz e quindi in se stesso. Almeno io la vedo così.

C'è infine un aspetto anche linguistico in quelle tenebre.
Ed è il più complicato da decifrare per il lettore. Bisognerebbe essere dei cervelloni per arrivare a capo di quella "inesprimibilità" dell'esperienza vissuta ripetuta più volte nel testo. Mah. :roll: :roll:
Certo, Conrad gioca pericolosamente con le parole, suggerisce che la segretezza e la dissimulazione siano necessarie all'operazioni dell'imperialismo, e pertanto i procedimenti linguistici del libro esprimono tutto il mistero l'ambiguità, le reticenze, di quell'uomo e di quella civiltà.

Insomma, su quelle tenebre ci si potrebbe arrovellare per ore. :roll:
Mi hai fatto venire voglia di leggerlo.......sai che mi piace buttarmi nelle "tenebre"
 
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klosy

Cicciofila Member
E' probabilmente uno dei libri che ho odiato di più in vita mia,
ho impiegato un'infinità di tempo per teminarlo,
nonostante sia un libretto di forse 150 pagine (o ricordo male?).
Dopo averlo terminato ho deciso di dare un'altra possibilità a Conrad,
anzi, altre due possibilità dato che ho letto anche altri due suoi libri..
mi è venuta una repulsione incredibile,
ho deciso che non toccherò mai più un suo libro!

Ovviamente il voto è il più basso possibile,
sì, sono io che ho votato 1/5...ora mi picchierete!
 
E' probabilmente uno dei libri che ho odiato di più in vita mia,
ho impiegato un'infinità di tempo per teminarlo,
nonostante sia un libretto di forse 150 pagine (o ricordo male?).
Dopo averlo terminato ho deciso di dare un'altra possibilità a Conrad,
anzi, altre due possibilità dato che ho letto anche altri due suoi libri..
mi è venuta una repulsione incredibile,
ho deciso che non toccherò mai più un suo libro!

Ovviamente il voto è il più basso possibile,
sì, sono io che ho votato 1/5...ora mi picchierete!

no non ricordi male sono 150 pagine circa..
 

Psico Tipa

Re - Member
dopo aver letto tutti i vostri bei commenti, mi astengo dall'aggiungere parole inutili!
dico solo che è stato molto facile addentrarmi nel libro come se fossi sulle porte di un tunnel, mi ha trasferito tutte le sensazioni che vi erano descritte, e chi ha letto questo libro sa che non si tratta di sensazioni piacevoli, ma sicuramente importanti, hanno una vitalità, una consistenza, persino un odore oserei dire.

se lo avessi letto qualche annetto fa, quando certe riflessioni sul colonialismo, sul viaggio, sulla solitudine...erano, per così dire, più fresche, sarebbe stato un compagno di pensieri non male. Quindi dal mio punto di vista, non c'è da aspettare a leggere questo libro, non c'è da sentirsi impreparati per una simile lettura!

Il parallelo con il film Apocalipse Now (in cui Coppola ha enormemente rivisitato la trama del libro per giungere con una strada diversa a contenuti simili), è uno di quei rarissimi casi in cui emergono entrambi come capolavori!
 

tetsuya1977

New member
penso che sia un capolavoro assoluto, un libro che si mostra solo a tratti, da cui è difficile riemergere.
Gli ho dato un bel 5/5, per leggerlo penso che siano necessarie la giusta predisposizione d'animo e la giusta calma, dargli il giusto tempo anche se è relativamente breve. Bello e oscuro, da leggere assolutamente
 

Apart

New member
Cuore di tenebra è un itinerario, un percorso, una via da seguire, che assume i connotati di una discesa: geografica, verso le zone più remote, più inesplorate, più oscure dell'Africa; interiore, verso le zone più profonde, più ignote, più tenebrose della nostra psiche.
Chi è Kurtz, quest'uomo, bianco, brutale, questo agente di commercianti d'avorio privo di scrupoli, che sfrutta gli indigeni, di cui non si hanno più notizie da tempo, e che costringerà il capitano Marlow ad avventurarsi all'interno della foresta congolese pur di raggiungerlo? Kurtz è una dinività: i racconti delle sue gesta aleggiano nell'aria, lo precedono, accrescendone la fama, alimentando le paure più recondite dell'uomo; Kurtz è un richiamo: una voce, più che un volto: inquietante; potente, magnetica, penetrante. Difficile non ascoltarlo, per il capitano Marlow, anche quando la discesa diventerà una discesa verso gli inferi; difficile dimenticarlo, anche quando, dopo la sua scomparsa, farà rientro a casa.

5/5.
 
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Apart

New member
Marlow in un primo tempo interpreta la degradazione di Kurtz come regressione alla natura. Solo in un secondo momento si rende conto che quella degradazione è solo il manifestarsi di un orrore, di un abominio che è già presente in se stesso e nella società di cui fa parte. Marlow riporta il male al suo vero soggetto, al suo vero luogo: il cuore della civiltà il cuore della coscienza dell'uomo civile.
La tenebra non sta al di fuori della luce, anzi è un suo prodotto. Questo è ciò che Marlow scopre in Kurtz e quindi in se stesso. Almeno io la vedo così.

Interessante, direi pure incredibile questa interpretazione!
 

Carcarlo

Well-known member
Ho visto qualcosa di simile e sono scappato!

Era il 1999, avevo 29 anni, brutte esperienze lavorative alle spalle e nemmeno un soldo. Mi offrono un lavoro nel Biafra, vicino alla foce del Niger, in Nigeria.
Vado a fare un sopralluogo prima di decidermi.
E' una media azienda gestita da due negrieri italiani e un generale dell'esercito locale. Il girono prima che arrivassi, beccano due ragazzi che rubano frecciame: li bastonano e uno lo uccidono. Iniziamo bene... :OO
Durante il colloquio di lavoro, uno dei due italiani picchia un dipendente e notato il mio stupore, mi conforta dicendo "tranquillo, io picchio soltanto i negri", ma poi il dubbio lo pervade e mi domanda "non sarai mica uno di quelli che anche se è ingegnere non vuole picchiare i negri, vero?"
"Anche se sono ingegnere?" penso io, "ma cosa si crede che ho studiato? Come picchiare i neri, i cinesi, le donne?"
Nei giorni successivi imparo (con dimostrazione pratica) come si prendono a calci i neri che dormono dietro al tornio; poi però, mi viene confessato che i neri vanno picchiati xkè non li puoi licenziare (credevo di essere impazzito dal caldo) e non li puoi licenziare perchè non sono assunti ma gestiti dal caporale e se li licenzi questo s'impermalosisce e non lavora più nessuno, perciò è meglio picchiarli e basta.
In mezzo a questo delirio, ogni sentimento (figuriamoci il sentimentalismo) è bandito, anzi, finisci per capire che l'unico modo per essere rispettato (da tutti, anche da quei poveracci) è essere cattivo, se no ti fregheranno pure le mutande. Se vuoi restare lì devi rinunciare ad ogni tuo principio e diventare, non una belva, ma semplicemente cattivo.
Poi rifletti e capisci che, chi si circonda di teste mozzate - in senso più o meno figurato - è quello che sta meglio di tutti perchè stabilendo il terrore impone il suo potere.
Non faceva per me e sono scappato via dopo 2 settimane:paura:
Saluti
 

pigreco

Mathematician Member
Questo libro è stata una profonda delusione: già "La linea d'ombra" mi aveva in qualche modo deluso ma l'avevo trovato un romanzo con un suo perchè. In questo caso si è trattato di un'agonia che mi ha fatto trascinare di pagina in pagina con la lentezza dell'olio che scende da una giara; mai un sussulto, mai un momento che mi abbia trasmesso qualcosa. No, ho capito che Conrad non è il mio autore. Un mio amico madrelingua mi dice che leggendolo in inglese se ne può apprezzare uno stile unico inconfondibile. Purtroppo non conosco a sufficienza la lingua per apprezzarne certe finezze. Da salvare le ultime 10 pagine, davvero sublime il dialogo tra Marlow e la "promessa sposa" di Kurtz. In sostanza un po' di delusione...
 
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