Green, John - Cercando Alaska

Marty Wilde

Outsider is better
Miles Halter, sedici anni, colto e introverso, comincia a frequentare un'esclusiva prep school dell'Alabama. Qui lega subito con Chip, povero e brillantissimo, ammesso alla scuola grazie a una borsa di studio, e con Alaska Young, divertente, sexy, attraente, avventurosa studentessa di cui tutti sono innamorati. Insieme bevono, fumano, stanno svegli la notte e inventano scherzi brillanti e complicati. Ma Miles non ci mette molto a capire che Alaska è infelice. e quando lei muore schiantandosi in auto vuole sapere perché. È stato davvero un incidente? O Alaska ha cercato la morte?

Cercando Alaska è sicuramente un libro al di fuori del mio genere quotidiano, letto dopo il fantastico "colpa delle stelle". Mi aspettavo, forse, di trovare la stesso fantastico stile di scrittura (cosa non avvenuta), ma, sicuramente, qualcosa è rimasto: la tragedia. Miles è un ragazzo pressoché patetico, innamorato follemente di Alaska (in modo morboso aggiungerei!), un fissato delle "ultime parole famose" e un amante della storia dei personaggi famosi. Forse un libro troppo adolescenziale, con una scrittura troppo "faticosa" da mandare giù, all'insegna dei turbamenti sessuali, del fumo e dell'alcool. Alaska è una ragazza trasgressiva, in cui ho riscontrato un personaggio totalmente diverso dalle solite tematiche.
 

Jessamine

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Mi dispiace, ma questa lettura mi ha confermato che io e John Green siamo due universi lontanissimi. A dire il vero ne ero già abbastanza certa dopo la lettura di Colpa delle stelle”, e infatti non avevo intenzione di leggere nient’altro di suo, se non fosse stato per degli amici dei miei genitori (che hanno idee piuttosto approssimative sui miei gusti letterari) mi hanno regalato “Cercando Alaska”, sul lavoro me lo richiedono tantissimo, e così mi sono decisa a dare una nuova possobilità a Mr. Green.
Ecco, non ci siamo proprio, sono libri che non fanno per me. Certo, qui ho notato un certo miglioramento rispetto a “Colpa delle stelle” (per lo meno non ci sono squallidi ricatti morali che utilizzano ragazzini malati terminali solo per far presa sul lettore), ma resta un autore lontanissimo da quello che io cerco in un libro. Forse ho superato l’età per apprezzare certe cose, ma sospetto che nemmeno a tredici anni sarei impazzita leggendo queste cose.
Ho trovato questo romanzo un’accozzaglia di luoghi comuni, personaggi improbabili dalla profondità psicologica pari a quella del mio comodino, stereotipati fino al midollo e privi di alcuna veridicità. In poche parole c’è un ragazzino senza uno straccio di amici, esperto di Ultime Parole Famose (ultime parole di personaggi famosi, al massimo, ché le ultime parole famose sono un’altra cosa, ma va be’), che per smettere di essere invisibile decide di andare a studiare in collegio. Qui, casualmente, diventa amico di uno dei ragazzi più popolari della scuola e della ragazza più sexy (sì, perché dovete sapere che Green descre Alaska sempre, sempre come sexy: del resto, Augustus era descritto solo come hot, immagino che il buon John centellini i pochi sinonimi che conosce distribuendone uno per libro), tutto fin dalla prima sera. Così, senza motivo. Senza nessuna crescita, nessun cambiamento. Prima non era degnato di uno sguardo, improvvisamente i ragazzi più brillanti della nuova scuola lo adorano, le ragazze si invaghiscono di lui, in un paio d’ore si trasforma da bravo ragazzo in piccolo ribelle.
Seguono innumerevoli pagine di fumo, vino e vicende improbabili e prevedibili fin dalle prime dieci pagine, condite da una prosa che vorrebbe essere brillante e ironica, ma che appare solo approssimativa e stentata: accanto a termini che vorrebbero essere giovanili e non lo sono per niente (nessun quindicenne direbbe mai “Quel Miles è proprio una sagoma”, suvvia) ci sono frasi come: “ma questo era impossibile, perché 1) non avevo mai fumato e 2) i soldi scarseggiavano”. Ma per favore, questo sarebbe un libro ben scritto?
No, caro John Green, ti ho già dedicato fin troppo tempo. Magari sono io a non cogliere il tuo immenso genio, ma direi che la nostra relazione scrittore-lettrice può anche terminare qui.
 

Dreamer3000

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La mia opinione

Di John Green ho letto il mitico Colpa delle Stelle, elogiato e consigliato da tutti. Un libro che si è lasciato leggere, ma che non mi ha trasmesso assolutamente niente se non fastidio. I malati di cancro (soprattutto quelli terminali) non sono così, non se ne vanno allegramente in giro a divertirsi e gli sarebbe bastato avere anche solo un parente malato per capirlo, nonostante questa brutta esperienza ho letto Cercando Alaska e mi è piaciuto decisamente di più, anche se la storia è molto simile a quella di Noi siamo infinito (che non mi è piaciuto). Non sarà di certo un libro che mi ha cambiato la vita ma Alaska mi piace anche se non saprei spiegarne il motivo.
 
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