Balzac, Honorè de - La pelle di zigrino

bouvard

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Un giovane oberato di debiti decide di buttarsi nella Senna per porre fine ai suoi problemi, per un fortuito caso prima di buttarsi riceve da un uomo alquanto bizzarro un talismano: una pelle di zigrino che esaudirà ogni suo desiderio, ma ad ogni desiderio esaudito si restringerà proprio come si accorcerà la vita del giovane. Appena ho letto questo pezzo della trama ho pensato ad una variante del classico "patto con il diavolo" e la cosa mi ha incuriosita abbastanza da decidere di leggere il libro. Effettivamente tutto fa supporre che il giovane comincerà a "sperperare" i suoi desideri fino all'altrettanto classica resa dei conti. Invece ad un certo punto c'è un'inversione di marcia nel racconto, il protagonista fa un passo indietro e comincia a raccontare la sua storia ad un amico, così scopriamo del suo dissennato amore per la fredda Fedora e il trascurato amore per la povera Pauline. Quando il giovane si rende conto che è in ballo la sua vita capirà che desiderare non è più così bello, anzi diventa qualcosa di angoscioso. Vivere senza desiderare è un non vivere, ed il protagonista si riduce a questo, a vivere isolato, quasi senza parlare perché non volendo potrebbe esprimere un desiderio e vedersi accorciare la vita. L'assurdo è che quando finalmente potrebbe ottenere tutto ed essere felice non ha più quasi una vita da vivere. Devo dire che ho trovato carino il libro per i due terzi, nel finale c'è, se così si può dire, un nuovo cambio di direzione nel racconto che mi ha lasciata un po' perplessa. Tutto sommato è un bel libro, scorrevole e piacevole, peccato quel finale sottotono.
 
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