Caldwell, Erskine - Terra tragica

bouvard

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Steinbeck e Caldwell ci parlano entrambi nei loro libri di poveri, ma ce ne fanno una “foto” molto diversa. Leggendo i libri di Caldwell ho sempre l’impressione che i suoi poveri siano il “lato brutto” dei poveri di Steinbeck. E con questo non voglio dire che quelli di Steinbeck siano “edulcorati”. Semplicemente i poveri di Steinbeck sono tali loro malgrado trattandosi per lo più di contadini - gente quindi abituata a lavorare duramente - travolti dalla crisi economica e costretti a “riciclarsi” adattandosi a nuovi ambienti, realtà e lavori. Ma soprattutto sono poveri capaci di qualsiasi sacrificio pur di cancellare questa loro povertà. Ed anche quando sono beoni e vagabondi (nel senso che non hanno voglia di lavorare) lo sono in modo scanzonato e risultano ugualmente simpatici perché la loro povertà materiale non è indice anche di una povertà morale. I poveri di Caldwell invece difficilmente suscitano empatia (su 3 libri letti finora salvo solo i protagonisti di Un luogo chiamato Estherville) anzi nella loro indolenza e pigrizia risultano molto irritanti. Ma forse la cosa che più mi irrita in loro è la loro mancanza di valori morali, il loro non farsi nessuno scrupolo ad approfittarsi degli altri. Ovviamente non tutti i personaggi di Caldwell sono negativi e anche nei suoi libri ci sono i poveri altruisti e capaci di lottare. Ma i personaggi negativi in genere la fanno da padrone lasciando ai “buoni” il ruolo di comprimari, esattamente il contrario di quanto capita nei libri di Steinbeck in cui il ruolo di protagonisti spetta ai buoni e i cattivi devono accontentarsi di ruoli di secondo piano. Anche se poi paradossalmente in entrambi sono proprio i personaggi minori a far risaltar maggiormente – a seconda dei casi - la bontà o la cattiveria dei personaggi principali.
Il signor Douthit si trasferisce dalla campagna in città con la sua famiglia attratto dal sogno di condizioni di vita migliori. E all’inizio – grazie al lavoro in un polverificio – è così, ma quando questo lavoro svanisce inizia il suo degrado non solo materiale, ma anche morale. Un imbruttimento che lo porterà a vivere alle spalle della figlia maggiore, mentre la più piccola pur di sfuggire a quella miseria non esiterà a diventare una prostituta. Eppure al signor Douthit vengono offerte varie possibilità per uscire da quella miseria e tornare ad una vita più dignitosa, occasioni che lui puntualmente sciupa.
Bello. Consigliato
 
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