Gadda, Carlo Emilio - Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana

Dallolio

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Il titolo completo è Quer pasticciaccio brutto de via Merulana; è un romanzo sperimentale, con un linguaggio acrobatico ed eccessivo, alternando lingue e stili differenti. Ricostruisce, in modo volutamente frammentario e disorganico, le indagini di Ciccio Ingravallo sull'omicidio di Liliana Balducci. Qui si può leggere una ricostruzione completa della tramma del romanzo:

http://it.wikipedia.org/wiki/Quer_pasticciaccio_brutto_de_via_Merulana

Faccio principalmente due grandi critiche a Gadda. Innanzitutto lo stile è eccessivamente ricco, vario, volutamente incoerente, "pasticciato"; nonostante sia proprio questa caratteristica ad essere considerata la peculiarità di questo classico, trovo che il tentativo di rendere la complessità del reale tramite uno stile eccessivo e rumoroso sia oltremodo "sospetto", in quanto sembra davvero un romanzo costruito a tavolino per diventare un classico, e non per narrare e avvincere.
La seconda critica è che la mancanza di una trama organica, per quanto possa sembrare un'idea brillante e letterariamente originale, rende questo testo, ancora una volta, troppo identificato con il suo stile; in Gadda appunto narrazione e stile coincidono, e quindi l'impossibilità di seguire la trama, per quanto possa essere, a prima vista, un'intuizione brillante, è a mio avviso un discutibilisso orpello "intellettuale". Gadda mi ricorda D'Annunzio, nella sua volontà di stupire ad ogni costo, ed è troppo vicino ai suoi chierichetti, e cioè il gruppo '63. Sia questi che il Nostro sono a mio avviso eccessivamente intellettuali, e, in fin dei conti illeggibili.
Che ne pensate?
Nicola
 
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Alceres

Reading Member
Mah, la provocazione sembra essere più la tua che quella dell'autore : è chiaro che un autore come Gadda o si ama o lo si mette da parte. Si tratta di gusti. Troppo intellettuale? Chissà.. in realtà riesce a parlarci della realtà quotidiana di un Italia che fu. E non ci parla di alta borghesia, anzi... è proprio il piccolo popolo ad essere protagonista. Pero' attenzione : non si puo' parlare di "lingue e stili differenti" : innanzitutto sono dialetti( e per questo Gadda rimane un punto di riferimento)e lo stile è uno solo, coerente e coeso dall'inizio alla fine. Che piaccia o no. A te non piace, è sin troppo chiaro.
E' un po' ardito dire che l'intenzione dell'autore era quella di fare un classico... Hai letto altri libri di Gadda? sii sincero.
Viva la diversità di stili
 

Dallolio

New member
Caro Alceres,
innazitutto grazie della risposta. Non credo che la peculiarità di Gadda sia quello di rendere quel periodo storico, altri autori ci riescono in maniera più che soddisfacente (Bontempelli, La vita operosa, Borghese, Rubè...) senza aver bisogno di funambolici espedienti linguistici. Lo stile non è coeso; il narratore onniscente alterna un uso di un perfetto italiano al romanesco, utilizzando anche preziosismi linguistici e termini aulici sommamente inutili. Sul dialetto e sul suo uso sono ben altri i punti di riferimento, e cioè, ad esempio, Verga.
Non è comunque una provocazione, ma l'affermazione di una diversità tra ciò che io considero un buon romanzo e questo, argomentato.
Ciao e grazie

p.s. Certo che ho letto altro; ho trovato molto gradevole "Accoppiamenti giudiziosi", tra cui eccelle "L'incendio di via Keplero". D'altronde come certamente hai notato il post era sul pasticciaccio, non sulle altre opere gaddiane.
 

Alfredo_Colitto

scrittore
Premetto che a me gadda piace. Il libro che ho amato di più è "la cognizione del dolore". Un libro poetico ed evocativo, e perciò stesso con una trama non proprio coerente. Anche il pasticciaccio mi è piaciuto proprio per lo stile, per quella impossibilità di separare la storia dal modo di narrare dell'autore. Tuttavia dallolio ha notato un punto interessante. Noi italiani, popolo di santi, poeti e navigatori ma non di romanzieri tendevamo in passato a dare una importanza eccessiva allo stile e pochissima alla trama di un romanzo. Adesso per fortuna i nostri giudizi si sono fatti mediamente più equilibrati.
 
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elisa

Motherator
Membro dello Staff
con Gadda non ho un buon rapporto, purtroppo, proprio a causa delle stile che ho trovato sempre un po' irritante. Ma ai grandi si danno mille possibilità, so che ci riproverò e da una parte o dall'altra me lo farò piacere
 
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Dorylis

Fantastic Member
neanke a me piace molto gadda.. E' uno stile pesante.. Devo ancora finire questo libro.. Ero arrivata a metà..
 

darseven

New member
Pesante

Ho cercato e cerco tuttora di apprezzare gli scritti di Gadda, ma con tutto il rispetto dico la mia opinione: quel Pasticciaccio cerca di realizzare altri obiettivi rispetto a quelli del semplice intreccio giallo, però alla fine risulta pesante e a tratti incomprensibile. Per chi scriveva Gadda? Non riesco a ricordare uno scrittore così prolisso - e dire che a me piacciono Eco, Benni, Saramago, Calvino (anche se "T con zero" l'ho trovato noioso) che quanto a prolissità o a stile, diciamo così, non lineare non difettano mica. Ma in Gadda lo stile è baroccamente preponderante e finisce col soffocare la genuinità dell'ispirazione, facendo passare la voglia anche al più volenteroso dei lettori. In alcune opere di Calvino questo sperimentalismo c'è pure, ma non appare esclusivo come in Gadda. Così almeno a me pare.
Tempo fa iniziai la Cognizione del dolore (che cmq credo sia scritto meglio del Pasticciaccio); va letto a piccole dosi e a testa sgombra.
In verità, è bello quando l'autore cerca di far entrare il lettore nel proprio mondo fantastico; ma quando invece l'autore vuol farti entrare nelle sue paranoie, l'effetto sublime si perde e si sconfina nel tedio di dover capire e psicanalizzare lo scrittore.
 

mariodb

New member
avevo sentito grandissime cose su questo libro (da critici che stimo e condivido), in realtà l'ho trovato troppo difficile e ostico.... sarà per il linguaggio, per la trama pasticciata, per lo stile ma non sono riuscito ad apprezzarlo veramente
 

aschenbach

New member
Che possa piacere o meno, ognuno ha i suoi. Ma alcuni accostamenti, Gadda D'Annunzio sono fuori luogo.
Gadda partiva da una concezione della realtà come movimento incessante, come realtà sistemica e barocca, flusso continuo che necessitava per la sua mimesi di un linguaggio altrettanto barocco, carico, neologistico, ecc...
Della trama se ne fregava, la trama e l'intreccio già avevano subito una bella botta con Pirandello. La trama diventa solo un pretesto, nulla di più, non si può giudicare su quello. Quello che conta è la deformazione che la mente umana mette nelle cose, e che nella loro astrazione vengono concepite come statiche, ed è questa la falsificazione che Gadda cerca di evitare, facendo della lingua un qualcosa di estremamente fluido e mobile. Quindi semmai vedrei qualcosa con pirandello, alla assoluta negazione dell'io romantico-eroico di tanta letteratura superomistica.
Stratificazioni di un linguaggio. E se c'è stato qualcosa di più alto in questo senso, si deve guardare Joyce, ma letto in inglese.
 

El_tipo

Surrealistic member
io considererei questo come un romanzo sperimentale. La ricerca linguistica e la costruzione "pasticciata" della storia sono i due aspetti più interessanti. Adesso non mi va di scrivere di più, però avrei molti argomenti da approfondire
 
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