Jenkins, Barry - Moonlight

estersable88

dreamer member
Membro dello Staff
Film del 2016 scritto e diretto da Barry Jenkins. E' la storia di Chiron, un ragazzino timido ed introverso che deve fare i conti con una famiglia inesistente, una madre egoista che preferisce drogarsi e prostituirsi salvo poi fare la voce grossa quando il figlio non torna a casa, i bulli che lo deridono perché è nero e perché sin da piccolo mostra tendenze omosessuali che poi confermerà nell'adolescenza. Per puro caso e per sua grande fortuna, Chiron incontra sulla sua strada Juan, spacciatore cubano dal cuore d'oro, e Teresa, la sua ragazza: queste due persone saranno per Chiron la vera famiglia e la guida nella vita. Tante le tematiche affrontate: il bullismo, l'omosessualità, il razzismo, le turbe giovanili, l'abuso di stupefacenti, tutte con il giusto spazio e il giusto rilievo nel film. Particolarmente azzeccata, a mio parere, la figura e l'interpretazione di Juan, nonché quella di Paula, la madre di Chiron, sebbene il personaggio in sé farebbe arrabbiare chiunque.
Un buon film, impegnato e non scontato, che ha fatto incetta di premi: un golden globe e tre premi Oscar e un plauso da parte della critica. Tutto questo senza cast stellari o costi esorbitanti. Tutto considerato, un buon prodotto!
 

elisa

Motherator
Membro dello Staff
Un film minimale, lirico, che gioca sulla sottrazione, che parla di un argomento poco visto al cinema, l'essere gay in un ambiente macho come quello di Miami, tra spacciatori e desiderio di normalità. Un buon film con un ottimo cast, introspettivo e riflessivo.
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Commento dal Cineforum con spoiler

Non è facile essere omosessuali in un quartiere di Miami dominato dalla delinquenza e dalla violenza fisica o verbale. Non è facile nemmeno sopravvivere, soprattutto se hai dieci anni, non sai ancora cosa significhi essere gay ma percepisci di essere diverso dagli altri, e se per caso non dovessi percepirlo ci pensano i tuoi coetanei a renderti la vita impossibile, a picchiarti, a “bullizzarti”, diremmo noi; ci pensa tua madre tossicodipendente, che ti urla contro, non si cura di te e ti deride amaramente alle spalle. Per fortuna ci sono Juan e Teresa, e poi solo Teresa, da cui Chiron/Little - al quale è stato appioppato un soprannome che è dispregiativo sulla bocca dei compagni e tenero su quella di Juan - può rifugiarsi e parlare. Juan muore, ma nessuno dirà come: non è strano morire giovani, da quelle parti.
Questa è la prima parte, dedicata all’infanzia di Chiron; la seconda, e decisiva per il suo futuro (a volte basta un episodio per cambiare la nostra vita) è dedicata alla sua adolescenza,
periodo in cui Chiron/Black (così lo chiama Kevin, il suo unico amico) farà le sue scoperte sessuali e sentimentali, in un mondo sempre più ostile anche per via della madre che via via diviene sempre più ingestibile.
Nella terza parte, Black è diventato uomo. E’ qui che arriva la resa dei conti: cosa è diventato lui e cosa è diventato Kevin? Sono entrambi infelici: il protagonista ha soffocato se stesso dentro una vita di delinquenza e spaccio, Kevin dentro una vita “politicamente corretta”. La madre di Black, in fase di disintossicazione, cerca di ricucire il rapporto col figlio, ma non è facile riparare ai danni fatti.
Un film che è una cruda poesia, a tratti disturbante in maniera quasi insopportabile, soprattutto nei momenti in cui la madre inveisce contro Chiron - raramente registi e autori rendono la figura materna così sgradevole, e infatti anche qui c’è un pentimento - infliggendogli ulteriori umiliazioni, alternando sfuriate incredibili a fugaci momenti di affetto.
L’amore può dare però una flebile speranza, forse non di cambiare vita o di ricucire fili ormai spezzati, ma di aggrapparsi a un sentimento che non si è mai affievolito.
Bellissimo.
 

Pathurnia

lovecraftian member
Dopo i precedenti commenti mi resta ben poco da aggiungere, se non che la delicatezza delle scene di intimità rende questo film una perla di eleganza e dolcezza.
Ha detto bene Elisa che il film si basa sulla sottrazione: l'intensità emotiva si gioca tutta nella capacità dello spettatore di colmare i vuoti con i propri sentimenti.
Un film che mi ha fatto star bene.
 
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