Ferrante, Elena - La figlia oscura

alessandra

Lunatic Mod
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Leda, docente universitaria rimasta sola poiché le figlie si sono trasferite in Canada dal padre, decide di fare una vacanza al mare. La vicinanza di una giovane madre, unica persona fine all'interno di una sconclusionata e un po' rozza famiglia allargata, fa riaffiorare in lei ricordi e rimorsi legati al passato.

E' un libro particolare, non ho capito il vero senso di molte cose che accadono all'interno della storia, infatti mi piacerebbe parlarne in privato (per non spoilerare) con chi l'ha già letto. Non c'è una vera e propria trama o, se c'è, non sembra avere grande importanza. E' incisiva però la voce dell'autrice che, con la solita penna sapiente, scardina convinzioni radicate come quella legata all'indiscutibile prevalenza del ruolo di madre nella vita di qualsiasi donna che sia anche tale. Un argomento ancor più scomodo, se vogliamo, di quelli che la Ferrante sviluppa nella quadrilogia de L'amica geniale. Leda analizza senza sconti il proprio animo e il proprio passato, partendo dal rapporto un po' morboso con la famiglia vicina di ombrellone, così simile alla famiglia di origine da cui era fuggita in gioventù. Sembra distinguersi dal resto del gruppo la giovane madre Nina, con cui la protagonista stringe una sorta di enigmatica amicizia. Bello, introspettivo, non concede risposte ma scatena domande.
 

Roberto89

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Primo libro che leggo di questa autrice, mi ha completamente spiazzato.
La storia è abbastanza breve, più o meno 36000 parole, ma intensa. Non c'è una vera trama, la storia si svolge attorno a pochi fatti di poca importanza (in sè stessi) ma che servono da ponte fra i pensieri, le paure e le reazioni della protagonista, e i ricordi che questi avvenimenti le scatenano.
Pagina dopo pagina non si fa che sentire il disagio di questa donna, forse mai capita da nessuno, nemmeno da sè stessa, incapace di adattarsi nel ruolo di madre, moglie, forse anche di donna. Ogni rapporto umano sembra impossibile, e sembra che lei non faccia nulla per migliorare tutto questo. Ma l'autrice ci fa entrare dentro la sua testa e si ha la sensazione di capirla, di sentire ciò che sente lei, anche se da lontano, anche se è difficile capire. La maestria della scrittrice sta proprio in questo, nel far trasparire questo disagio esistenziale della protagonista, pur senza dare risposte o risolverlo in qualcosa di meglio. Non riesci a giudicarla, ma nemmeno a capirla, puoi solo osservare. Solo l'ultima frase lascia ben sperare che qualcosa sia cambiato, o possa finalmente cambiare, uno spiraglio di luce dopo anni di soffocante agonia.
 
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