53° Poeticforum - Le poesie che amiamo

alessandra

Lunatic Mod
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Eccoci arrivati al 53° Poeticforum, come al solito partiamo con una proposta a ciascuno, e poi commentiamo. :)
 

Shoshin

Well-known member
Assetto di volo
da "Assetto di volo"

A Gino Lorio, in memoria

Con lui venivano una determinazione feroce
dalla camera alla palestra
i cento metri percorsi in cinque minuti,
con una tensione di motore imballato
tutta la forza del suo corpo spastico
ribellata alla forza di gravità.

Sant'Agostino diceva che perfezione
è la carne che si fa spirito, lo spirito che si fa carne
ma non è vero: ogni mattina i puntali delle stampelle
scivolano metro a metro per guadagnarne cento
ogni mattina lo spirito è tagliato via da quel corpo,
dalle suole strascicanti e dalle nocche strette,
bianche sulle impugnature,
ogni mattina dal dorso di lottatore
si stacca un collo di tendini tesi e redini allentate
un urlo chiuso nella sua profondità,
perfetto nella sua separazione.

E io vi vedo una bellezza di cimieri abbattuti
e dentro la parola andare la parola compimento
e sono sicuro che lui sogna baci pieni di vento
mentre la volontà conquista le giornate a morsi,
schiaffo dopo schiaffo perché venga la sera
schiaffo dopo schiaffo, chiglia in piena bufera.

Ci vuole un'estate piena e un padre calmo,
un dio non assiso in mezzo agli sconfitti
ma cosí in tutta bellezza lo posso immaginare
come un bambino alle prime pedalate,
reggilo, eccolo, tienilo cosí – adesso tiene
uniti la terra e il cielo dell'estate
non sbanda piu, vince, è in equilibrio,
vola via.

Pierluigi Cappello
 

qweedy

Well-known member
LEGGEREZZA

Io voglio invece leggerezza,
libertà, comprensione
non trattenere nessuno,
e che nessuno mi trattenga.
Tutta la mia vita
è una storia d’amore con la mia anima,
con la città in cui vivo,
con l’albero al bordo della strada,
con l’aria.
E sono infinitamente felice.

Marina Cvetaeva
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Tu non ricordi
ma in un tempo
così lontano che non sembra stato
ci siamo dondolati
su un’altalena sola

Che non finisse mai quel dondolio
fu l’unica preghiera in senso stretto
che in tutta la mia vita
io abbia levato al cielo

Michele Mari
 

Pathurnia

Member
"La gioia avvenire " di Franco Fortini

La gioia avvenire

Potrebbe essere un fiume grandissimo
Una cavalcata di scalpiti un tumulto un furore
Una rabbia strappata uno stelo sbranato
Un urlo altissimo

Ma anche una minuscola erba per i ritorni
Il crollo d’una pigna bruciata nella fiamma
Una mano che sfiora al passaggio
O l’indecisione fissando senza vedere

Qualcosa comunque che non possiamo perdere
Anche se ogni altra cosa è perduta
E che perpetuamente celebreremo
Perché ogni cosa nasce da quella soltanto

Ma prima di giungervi

Prima la miseria profonda come la lebbra
E le maledizioni imbrogliate e la vera morte
Tu che credi dimenticare vanitoso
O mascherato di rivoluzione
La scuola della gioia è piena di pianto e sangue
Ma anche di eternità
E dalle bocche sparite dei santi
Come le siepi del marzo brillano le verità.

Franco Fortini

(Dalla raccolta FOGLIO DI VIA E ALTRI VERSI
EINAUDI 1946-1967)
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Iniziamo con la prima proposta :)


Assetto di volo
da "Assetto di volo"

A Gino Lorio, in memoria

Con lui venivano una determinazione feroce
dalla camera alla palestra
i cento metri percorsi in cinque minuti,
con una tensione di motore imballato
tutta la forza del suo corpo spastico
ribellata alla forza di gravità.

Sant'Agostino diceva che perfezione
è la carne che si fa spirito, lo spirito che si fa carne
ma non è vero: ogni mattina i puntali delle stampelle
scivolano metro a metro per guadagnarne cento
ogni mattina lo spirito è tagliato via da quel corpo,
dalle suole strascicanti e dalle nocche strette,
bianche sulle impugnature,
ogni mattina dal dorso di lottatore
si stacca un collo di tendini tesi e redini allentate
un urlo chiuso nella sua profondità,
perfetto nella sua separazione.

E io vi vedo una bellezza di cimieri abbattuti
e dentro la parola andare la parola compimento
e sono sicuro che lui sogna baci pieni di vento
mentre la volontà conquista le giornate a morsi,
schiaffo dopo schiaffo perché venga la sera
schiaffo dopo schiaffo, chiglia in piena bufera.

Ci vuole un'estate piena e un padre calmo,
un dio non assiso in mezzo agli sconfitti
ma cosí in tutta bellezza lo posso immaginare
come un bambino alle prime pedalate,
reggilo, eccolo, tienilo cosí – adesso tiene
uniti la terra e il cielo dell'estate
non sbanda piu, vince, è in equilibrio,
vola via.

Pierluigi Cappello
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Ma come si può commentare questa poesia? C'è già scritto tutto ed è talmente evocativa, una bella descrizione di una volontà che annienta la cattiva sorte, e che riporta in qualche modo la mente a quella che deve essere stata la vita del poeta stesso.
 

qweedy

Well-known member
Io non riesco a commentarla, sento troppo dolore, troppa fatica di chi per vivere deve lottare ogni istante:

mentre la volontà conquista le giornate a morsi,
schiaffo dopo schiaffo perché venga la sera
schiaffo dopo schiaffo, chiglia in piena bufera.


Perchè ad alcuni tocca in sorte un destino così doloroso? Pensare alla biografia di Pierluigi Cappello mi fa male al cuore, e anche se questa poesia è dedicata alla memoria di un suo amico, mi richiama alla mente le sue difficoltà fisiche e il suo coraggio.
Mi spiace che non abbia avuto in vita il giusto riconoscimento che meritava come poeta.
 

Pathurnia

Member
Cccc


A me questa poesia ha dato tantissimo calore, una sferzata di energia e un impeto di voglia di vivere. Perché sono profondamente convinta che non importa ciò che la vita ti dà in partenza, ma importa ciò che tu riesci a fartene, di quel poco o tanto che ti è stato dato in sorte.
Questo, per quel che riguarda la mia reazione personale.

Volendo analizzare meglio il modo in cui la poesia si sviluppa, osservo che la prima strofa è principalmente descrittiva, ci introduce la figura di Gino Lorio con pochi tratti, che però già ci portano nella prospettiva della lotta, dello sforzo, della forza del corpo menomato contrapposta alla forza di gravità. E’ Prometeo, è Ulisse che resiste alle sirene, è la quintessenza dell’uomo che dice IO POSSO. Non a caso i moderni “eroi” adottano yes I can, è da sempre una frase che smuove energia e fiducia. E poi, osserviamo come il poeta definisce la determinazione di Gino: è feroce, è un urlo di pura autoaffermazione.

Poi, nella seconda strofa, si sviluppa una parte più riflessiva. Si parla della lotta fra il corpo e lo spirito, si parla della volontà, della capacità di isolare il proprio dolore dalla consapevolezza del proprio obiettivo, si parla quindi di una battaglia tutta interna dell'uomo contro la propria stessa carne. Il poeta ci fa vedere in ogni dettaglio concreto (le nocche bianche per lo sforzo, i tendini tesi e contratti) la tensione di un uomo che per vincere deve ignorare il proprio stesso corpo sofferente.

Terza strofa: qui il tono si fa quasi epico, i cimieri abbattuti ci fanno pensare a battaglie combattute e vinte, la parola compimento è la realizzazione piena delle proprie possibilità, gli schiaffi delle onde sono frustate ma lui resiste e incassa gli schiaffi del destino come se fossero baci o rose che la dama getta al vincitore del torneo.

Ultima strofa: il tono diventa più pacato, perché ora è il momento di ricongiungere, di chiudere ciò che nella seconda strofa è stato separato: l’equilibrio è raggiunto, la volontà e lo sforzo sono premiati, l’uomo ha vinto e riunisce in sé il cielo e la terra.
Questo è l’eroismo che ha raggiunto l’armonia.
E la poesia si conclude così, con un senso di libertà e bellezza.

Grazie per avermela fatta conoscere.

Pathurnia
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
E passiamo alla seconda proposta, ovvero alla ...

LEGGEREZZA

Io voglio invece leggerezza,
libertà, comprensione
non trattenere nessuno,
e che nessuno mi trattenga.
Tutta la mia vita
è una storia d’amore con la mia anima,
con la città in cui vivo,
con l’albero al bordo della strada,
con l’aria.
E sono infinitamente felice.

Marina Cvetaeva
 

Pathurnia

Member
E passiamo alla seconda proposta, ovvero alla ...

LEGGEREZZA

Io voglio invece leggerezza,
libertà, comprensione
non trattenere nessuno,
e che nessuno mi trattenga.
Tutta la mia vita
è una storia d’amore con la mia anima,
con la città in cui vivo,
con l’albero al bordo della strada,
con l’aria.
E sono infinitamente felice.

Marina Cvetaeva

Una volta, in un gruppo di condivisione emotiva, una persona si espresse più o meno in questi termini.
La risposta di un altro partecipante fu: "E non dici grazie Gesù?"
Francamente non mi viene da esprimere niente di diverso :mrgreen:
Pathurnia
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Fortunata lei :mrgreen: Sono versi di una persona che sta bene con se stessa, che si accontenta delle piccole cose e che...non vuole nessuno in mezzo ai piedi :mrgreen: No, non proprio così, ma non ha bisogno di nessuno per stare bene, così almeno mi sembra.
 

qweedy

Well-known member
E passiamo alla seconda proposta, ovvero alla ...

LEGGEREZZA

Io voglio invece leggerezza,
libertà, comprensione
non trattenere nessuno,
e che nessuno mi trattenga.
Tutta la mia vita
è una storia d’amore con la mia anima,
con la città in cui vivo,
con l’albero al bordo della strada,
con l’aria.
E sono infinitamente felice.

Marina Cvetaeva

Mi hanno colpito queste parole di Marina Cvetaeva perché la sua vita è stata piena di tragedie e di drammi, e mi sono chiesta in quale momento della sua esistenza abbia potuto scrivere queste parole che inneggiano alla leggerezza e alla felicità trovata solo in se stessa e nella natura. Forse rappresentano un desiderio a cui anelava, proprio per la pesantezza dei drammi della sua vita, oppure ha celebrato uno dei pochi momenti in cui ha potuto pensare solo a se stessa.

Per chi vuole dare un'occhiata alla sua biografia:
https://biografieonline.it/biografia-marina-cvetaeva
 

Pathurnia

Member
Grazie, qweedy, era un chiarimento doveroso, anche se io l'avevo dato per acquisito. Alla luce di questo dato, cioè una biografia tormentata e dolorosa, il mio commento appare come voleva essere: "perfidamente" sarcastico.
La cosa che mi infastidisce è quel tipo di poesia che descrive in modo così esplicito uno stato d'animo.
Non lo evoca con immagini o metafore, non suscita un analogo moto del cuore in chi legge. E' un enunciato, con qualche riferimento al potere salvifico della natura. Insomma, uno "stato" che al giorno d'oggi, per fortuna, si può affidare facilmente a un social senza scomodare la lirica.
So bene che la poesia come sfogo è piuttosto comune, ma una cosa è dire "naufragar m'è dolce in questo mare" , trasformando la propria interiorità in una fonte di elevazione e di bellezza, un'altra cosa è dire "sono infinitamente felice".
La questione non è peregrina, secondo me, perché troppo spesso noi stessi ci illudiamo di far poesia esprimendo semplicemente un'emozione in termini più o meno infiocchettati. :W
Meno male che adesso c'è facebook :xaaa.
ciao
Pathurnia
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Inserisco la prossima!


Tu non ricordi
ma in un tempo
così lontano che non sembra stato
ci siamo dondolati
su un’altalena sola

Che non finisse mai quel dondolio
fu l’unica preghiera in senso stretto
che in tutta la mia vita
io abbia levato al cielo

Michele Mari
 

qweedy

Well-known member
Inserisco la prossima!


Tu non ricordi
ma in un tempo
così lontano che non sembra stato
ci siamo dondolati
su un’altalena sola

Che non finisse mai quel dondolio
fu l’unica preghiera in senso stretto
che in tutta la mia vita
io abbia levato al cielo

Michele Mari


Ho apprezzato molte poesie di Michele Mari che fanno parte, come questa, di Cento poesie d'amore a Ladyhawke.
Mi piace la sua ironia, la semplicità minimalista, poche parole che tratteggiano un'immagine in cui è facile riconoscersi e rivedere sentimenti che molti hanno vissuto in un'amore iniziato sui banchi di scuola e non rivelato.
Con immediatezza, semplicità, ironia, arriva al cuore del lettore.
 

Pathurnia

Member
A me invece è venuta in mente una scena da "momenti perfetti del primo amore" con due adolescenti avvolti nel loro primo sogno, ingenui ma non troppo, capaci di giocare come due bimbi spensierati ma consapevoli della caducità della felicità .
E questa immagine mi delizia.

Però il dondolarsi insieme potrebbe anche riferirsi ad un perduto accordo di sentimenti e pensieri, ad un'intima consonanza fra due spiriti affini, che era troppo perfetta e fragile per poter durare per sempre.
E quest'altra immagine mi commuove.

Ma anche :YY quel dondolare insieme tanto prezioso da volerlo "per sempre" potrebbe - e qui divento maliziosa - essere riferito a un dondolio più carnale, a un'estasi che si vorrebbe infinita.

Sia come sia, è bello che un testo sia anche un pre/testo per voli di fantasia.

Pathurnia
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Tu non ricordi
ma in un tempo
così lontano che non sembra stato
ci siamo dondolati
su un’altalena sola

Che non finisse mai quel dondolio
fu l’unica preghiera in senso stretto
che in tutta la mia vita
io abbia levato al cielo

Michele Mari

All'inizio ho pensato al dondolio solo in senso metaforico, e se invece i due si conoscessero davvero dall'infanzia e avessero realmente dondolato sulla stessa altalena? L'oggetto del suo amore pare non se lo ricordi, quindi deve essere passato un bel po' di tempo. O forse non lo ricorda perché per lei il dondolio comune inteso come affinità di spiriti ha cessato di esistere anche nel cuore e nella mente, mentre per il poeta no. Mi piace anche l'idea che questa preghiera sia l'unica che il poeta ha levato al cielo.
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Ecco la prossima poesia :)

La gioia avvenire

Potrebbe essere un fiume grandissimo
Una cavalcata di scalpiti un tumulto un furore
Una rabbia strappata uno stelo sbranato
Un urlo altissimo

Ma anche una minuscola erba per i ritorni
Il crollo d’una pigna bruciata nella fiamma
Una mano che sfiora al passaggio
O l’indecisione fissando senza vedere

Qualcosa comunque che non possiamo perdere
Anche se ogni altra cosa è perduta
E che perpetuamente celebreremo
Perché ogni cosa nasce da quella soltanto

Ma prima di giungervi

Prima la miseria profonda come la lebbra
E le maledizioni imbrogliate e la vera morte
Tu che credi dimenticare vanitoso
O mascherato di rivoluzione
La scuola della gioia è piena di pianto e sangue
Ma anche di eternità
E dalle bocche sparite dei santi
Come le siepi del marzo brillano le verità.

Franco Fortini

(Dalla raccolta FOGLIO DI VIA E ALTRI VERSI
EINAUDI 1946-1967)
 

Pathurnia

Member
Amo molto questa poesia e appena torno mi piacerà commentarla, adesso sono in un brevissimo momento di iperattività....
:YY:YY:YY
a presto!
Pathurnia
 
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