Bassani, Giorgio - Cinque storie ferraresi. Dentro le mura

elisa

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Questa raccolta di racconti ("Lidia Mantovani", "La passeggiata prima di cena", "Una lapide in via Mazzini", "Gli ultimi anni di Clelia Trotti" e "Una notte del '43") valse a Giorgio Bassani il premio Strega 1956. In comune le cinque storie hanno una sorta di dolente consapevolezza e l'ambientazione: Ferrara, cittadina di provincia che qui assurge a simbolo di un'intera nazione, avvolta dal pesante panneggio scuro del fascismo. Bassani ci porta nell'animo di questa "gente, per il resto, quasi sempre per bene": la ragazza madre Lidia Mantovani; il dottor Elia Corcos in perenne scontro con la moglie; il sopravvissuto al lager Geo Josz; la vecchia socialista Clelia Trotti, lasciata morire in carcere. Storie diverse eppure vicine, accomunate dalla difficoltà con la quale i protagonisti si adattano a una provincia italiana che da un lato consola, dall'altro respinge qualunque cosa non le sia propria. Persone comprese.

All'interno del Romanzo di Ferrara vengono nominate come Oltre le mura, ma escono anche in edizione autonoma com Cinque storie ferraresi.
Ferrara e i suoi abitanti sono protagonisti di queste storie che Bassani riesce a rendere in modo mirabile.
 

binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Ci sono libri che si leggono con la mente, libri che si leggono col cuore e libri che si leggono con i piedi, camminando per i luoghi in cui sono nati. Per chi è di Ferrara, Una notte del '43 di Giorgio Bassani non appartiene alla categoria della finzione narrativa: è carne, pietra, memoria viva e ferita aperta.
È una pietra d'inciampo.

Il racconto di Bassani ricostruisce con la precisione di un bisturi l'eccidio del 15 novembre 1943, quando dieci cittadini furono prelevati, portati davanti al muretto del Castello Estense e fucilati dalla violenza fascista per rappresaglia. Ma la forza straordinaria di questa pagina di letteratura sta nel fatto che trascende il libro di storia: Bassani ha raccontato l'eccidio attraverso gli occhi di Pino Barilari, il farmacista paralizzato che dalla finestra della sua casa in Corso Martiri assiste in silenzio alla fucilazione. Attraverso il suo sguardo impotente e complice, l'autore descrive il punto esatto in cui l'orrore si è impresso per sempre nell'anima della città e la rimozione collettiva che ne è seguita. [Nota a margine, fino a qualche decennio fa, in quel punto esatto di fronte al muretto dell'eccidio c'era davvero una farmacia].
I ferraresi "doc" lo sanno senza bisogno che nessuno glielo spieghi. C'è un codice non scritto che si tramanda di generazione in generazione. Me ne accorsi da bambina, quando la domenica era un rito fatto di cose buone e familiari: la mia mano in quella di mio padre, il cabaret di paste preso da Bida in via Mazzini, poco dopo i cancelli del ghetto, la passeggiata in via Cortevecchia per comprare i semi da dare ai piccioni in Piazza Duomo, e poi la sosta a costeggiare il fossato del Castello per guardare le carpe giganti e i pesci gatto che nuotavano nell'acqua scura. Eppure, arrivati in corrispondenza del marciapiede dell'eccidio, accadeva sempre la stessa cosa: mio padre mi faceva attraversare la strada. Quando gli chiesi il perché, mi rispose semplicemente che era per rispetto. Su quel marciapiede, un ferrarese non ci cammina.
Ecco cosa rappresenta per me Una notte del '43. Non è soltanto uno dei capolavori delle Cinque storie ferraresi, ma è il custode della nostra memoria più nera e dolorosa.

Sui pilastri del cancello del fossato del Castello c'è oggi un'epigrafe che ogni cittadino ferrarese dovrebbe fermarsi a rileggere ogni anno, per ricordarsi da dove viene la nostra libertà. Recita così:

QUI

ALL’ALBA DEL 15 NOVEMBRE 1943

LA BARBARIE FASCISTA

TRAGICAMENTE MIETEVA

A VENDETTA ED A TERRORE

INNUMEREVOLI VITE INNOCENTI

IL COMUNE DEDICA

QUESTA PIETRA DI CONFINE

FRA LA VERGOGNA E LA GLORIA

AFFIDA LA SANZIONE DI QUESTO CRIMINE

NEI MOVENTI E NELLE FORME

FRA I PIÙ MOSTRUOSI ED ABIETTI

ALLA GIUSTIZIA DI DIO

E ALLA COSCIENZA DEL POPOLO

MATURATA E PURIFICATA NEL MARTIRIO

REDENTA DA UNA IDEA DI PACE DI AMORE DI GIUSTIZIA.

Leggere Bassani significa rimettere i piedi su quelle strade, riascoltare il silenzio di quel marciapiede e capire che la letteratura, quando è grande, non fa altro che restituirci la verità di chi siamo stati.
 
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binghilla

La mente è un paracadute: funziona solo se si apre
Questo libro è anche il mio prof di filosofia del liceo che un 15 novembre ci ha fatto la lezione di educazione civica parlandoci dell'undicesimo morto di quella notte, Cinzio Belletti. Lui era un morto "fuori lista" colpevole semplicemente di essere passato per corso martiri nel momento sbagliato del giorno sbagliato. Non era ebreo né personaggio politico, non era stato prelevato per rappresaglia. Era solo un garzone di un fornaio e stava andando a lavorare prima dell'alba, ma divenuto scomodo testimone di inseguito e freddato vicino al conservatorio Frescobaldi.
Aveva solo 21 anni ed è per questo che il mio prof scelse lui per raccontarci questa pagina di storia, perché era un ragazzo come noi.
 

gamine2612

Together for ever
Questo libro è anche il mio prof di filosofia del liceo che un 15 novembre ci ha fatto la lezione di educazione civica parlandoci dell'undicesimo morto di quella notte, Cinzio Belletti. Lui era un morto "fuori lista" colpevole semplicemente di essere passato per corso martiri nel momento sbagliato del giorno sbagliato. Non era ebreo né personaggio politico, non era stato prelevato per rappresaglia. Era solo un garzone di un fornaio e stava andando a lavorare prima dell'alba, ma divenuto scomodo testimone di inseguito e freddato vicino al conservatorio Frescobaldi.
Aveva solo 21 anni ed è per questo che il mio prof scelse lui per raccontarci questa pagina di storia, perché era un ragazzo come noi.
;)siamo concittadine....o forse sei emigrata....
 

Grantenca

Well-known member
Bassani è uno scrittore che amo moltissimo, forse anche per ragioni campanilistiche. Ha scritto romanzi indimenticabili, anche riproposti cinematograficamente. Forse però il più grande Bassani è proprio quello delle "Storie Ferraresi"!
 

MonicaSo

Leggo... quindi sono
Ci sono libri che si leggono con la mente, libri che si leggono col cuore e libri che si leggono con i piedi, camminando per i luoghi in cui sono nati. Per chi è di Ferrara, Una notte del '43 di Giorgio Bassani non appartiene alla categoria della finzione narrativa: è carne, pietra, memoria viva e ferita aperta.
È una pietra d'inciampo.

Il racconto di Bassani ricostruisce con la precisione di un bisturi l'eccidio del 15 novembre 1943, quando dieci cittadini furono prelevati, portati davanti al muretto del Castello Estense e fucilati dalla violenza fascista per rappresaglia. Ma la forza straordinaria di questa pagina di letteratura sta nel fatto che trascende il libro di storia: Bassani ha raccontato l'eccidio attraverso gli occhi di Pino Barilari, il farmacista paralizzato che dalla finestra della sua casa in Corso Martiri assiste in silenzio alla fucilazione. Attraverso il suo sguardo impotente e complice, l'autore descrive il punto esatto in cui l'orrore si è impresso per sempre nell'anima della città e la rimozione collettiva che ne è seguita. [Nota a margine, fino a qualche decennio fa, in quel punto esatto di fronte al muretto dell'eccidio c'era davvero una farmacia].
I ferraresi "doc" lo sanno senza bisogno che nessuno glielo spieghi. C'è un codice non scritto che si tramanda di generazione in generazione. Me ne accorsi da bambina, quando la domenica era un rito fatto di cose buone e familiari: la mia mano in quella di mio padre, il cabaret di paste preso da Bida in via Mazzini, poco dopo i cancelli del ghetto, la passeggiata in via Cortevecchia per comprare i semi da dare ai piccioni in Piazza Duomo, e poi la sosta a costeggiare il fossato del Castello per guardare le carpe giganti e i pesci gatto che nuotavano nell'acqua scura. Eppure, arrivati in corrispondenza del marciapiede dell'eccidio, accadeva sempre la stessa cosa: mio padre mi faceva attraversare la strada. Quando gli chiesi il perché, mi rispose semplicemente che era per rispetto. Su quel marciapiede, un ferrarese non ci cammina.
Ecco cosa rappresenta per me Una notte del '43. Non è soltanto uno dei capolavori delle Cinque storie ferraresi, ma è il custode della nostra memoria più nera e dolorosa.

Sui pilastri del cancello del fossato del Castello c'è oggi un'epigrafe che ogni cittadino ferrarese dovrebbe fermarsi a rileggere ogni anno, per ricordarsi da dove viene la nostra libertà. Recita così:

QUI

ALL’ALBA DEL 15 NOVEMBRE 1943

LA BARBARIE FASCISTA

TRAGICAMENTE MIETEVA

A VENDETTA ED A TERRORE

INNUMEREVOLI VITE INNOCENTI

IL COMUNE DEDICA

QUESTA PIETRA DI CONFINE

FRA LA VERGOGNA E LA GLORIA

AFFIDA LA SANZIONE DI QUESTO CRIMINE

NEI MOVENTI E NELLE FORME

FRA I PIÙ MOSTRUOSI ED ABIETTI

ALLA GIUSTIZIA DI DIO

E ALLA COSCIENZA DEL POPOLO

MATURATA E PURIFICATA NEL MARTIRIO

REDENTA DA UNA IDEA DI PACE DI AMORE DI GIUSTIZIA.

Leggere Bassani significa rimettere i piedi su quelle strade, riascoltare il silenzio di quel marciapiede e capire che la letteratura, quando è grande, non fa altro che restituirci la verità di chi siamo stati.
Grazie
 
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