57° Poeticforum - Le poesie che amiamo

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Apriamo un nuovo Poeticforum, aspetto la vostra proposta, sempre una a ciascuno per adesso.
Ripeto (fino alla nausea :mrgreen:) di non vergognarvi di proporre le vostre creazioni :)
 

Pathurnia

Member
Nove marzo duemilaventi di MARIANGELA GUALTIERI

Nove marzo duemilaventi

Questo ti voglio dire
ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso
il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi.
Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare
e non ci riuscivamo.
Andava fatto insieme.
Rallentare la corsa.
Ma non ci riuscivamo.
Non c’era sforzo umano
che ci potesse bloccare.

E poiché questo
era desiderio tacito comune
come un inconscio volere –
forse la specie nostra ha ubbidito
slacciato le catene che tengono blindato
il nostro seme. Aperto
le fessure più segrete
e fatto entrare.
Forse per questo dopo c’è stato un salto
di specie – dal pipistrello a noi.
Qualcosa in noi ha voluto spalancare.
Forse, non so.

Adesso siamo a casa.

È portentoso quello che succede.
E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.
Forse ci sono doni.
Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.
C’è un molto forte richiamo
della specie ora e come specie adesso
deve pensarsi ognuno. Un comune destino
ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.
O tutti quanti o nessuno.

È potente la terra. Viva per davvero.
Io la sento pensante d’un pensiero
che noi non conosciamo.
E quello che succede? Consideriamo
se non sia lei che muove.
Se la legge che tiene ben guidato
l’universo intero, se quanto accade mi chiedo
non sia piena espressione di quella legge
che governa anche noi – proprio come
ogni stella – ogni particella di cosmo.

Se la materia oscura fosse questo
tenersi insieme di tutto in un ardore
di vita, con la spazzina morte che viene
a equilibrare ogni specie.
Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,
guidata. Non siamo noi
che abbiamo fatto il cielo.

Una voce imponente, senza parola
ci dice ora di stare a casa, come bambini
che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,
e non avranno baci, non saranno abbracciati.
Ognuno dentro una frenata
che ci riporta indietro, forse nelle lentezze
delle antiche antenate, delle madri.

Guardare di più il cielo,
tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta
il pane. Guardare bene una faccia. Cantare
piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta
stringere con la mano un’altra mano
sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.
Un organismo solo. Tutta la specie
la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.

A quella stretta
di un palmo col palmo di qualcuno
a quel semplice atto che ci è interdetto ora –
noi torneremo con una comprensione dilatata.
Saremo qui, più attenti credo. Più delicata
la nostra mano starà dentro il fare della vita.
Adesso lo sappiamo quanto è triste
stare lontani un metro.



ciao da Pathurnia
 

Pathurnia

Member
Apriamo un nuovo Poeticforum, aspetto la vostra proposta, sempre una a ciascuno per adesso.
Ripeto (fino alla nausea :mrgreen:) di non vergognarvi di proporre le vostre creazioni :)

Alessandra, sento di rispondere al tuo grazioso invito con una riflessione: ma un po' di vergogna siamo sicuri che sia sempre negativa? Non sarebbe opportuno che ogni persona che scrive imparasse a sudare, prima di pubblicare?
Sudare, intendo, nel senso di affinare le proprie capacità espressive esercitando la nobile e desueta arte dell'autocritica?
Personalmente sono gratificata e invogliata dal tuo gentile invito, ma leggo sul web troppi sfoghi più o meno lirici spacciati come poesia; questo mi induce a frenarmi invece che a slanciarmi in pietose esternazioni.
Secondo me la poesia richiede impegno, tempo, disposizione d'animo e soprattutto tanta tanta lettura. Altrimenti è meglio esercitarsi in segreto, così che ogni oltraggio alle muse faccia meno danni.
:W
Non è questione di temere il giudizio altrui, ma piuttosto di esercitare il proprio.
Per fortuna ci sono forum come questo, per aiutarci a crescere
xbbx
Pathurnia
(di nome e di fatto :) )
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Quando si affrontano argomenti di questo tipo mi trovo sempre un po' spiazzata e in difficoltà. Questo perché sono combattuta.
Se si parla di vera e propria pubblicazione, cioè di opere di poesia o letteratura diffuse e commercializzate come tali, in gran parte ti do ragione. Quante volte ho pensato (mi scuserai se, essendo un pochino più ferrata in materia, prendo come punto di riferimento principalmente la narrativa, giusto per far capire il mio pensiero) "ma come hanno fatto a pubblicare questo libro?" Ma, allo stesso tempo, mi chiedo: chi stabilisce se un'opera è oggettivamente bella o brutta? Perché non solo noi lettori, ma critici esperti spesso valutano una poesia o un romanzo in modo diverso l'uno dall'altro?
Estendendo il discorso al web, che in questo momento è ciò che ci interessa, è verissimo, come tu dici, che spesso navigando qua e là si ha la sensazione che troppe persone abbiano un concetto piuttosto esteso dei propri orizzonti, e nessuno potrebbe essere d'accordo più di me - che, per dirtene una, mi sento in imbarazzo se scrivo che ho postato la "recensione" di un libro - sul fatto che chiunque decida di scrivere qualcosa debba lavorare sodo per perseguire la migliore qualità possibile, a meno che non scriva per puro sfogo e per se stesso.
Per giungere al dunque, ossia al mio invito a postare una poesia in questo topic, lo faccio con serenità perché qui vedo, in generale, un atteggiamento riservato da parte degli utenti, nel senso che il forum non pullula di anime egocentriche che muoiono dalla voglia di condividere una loro creazione purché sia :D perciò sono certa che nessuno abuserà della proposta (anzi, tutto il contrario!), e perché mi piace il fatto che si crei un'atmosfera in cui noi utenti ci sentiamo a proprio agio al punto di postare qualcosa di nostro senza pensare di avere scritto chissà quali versi immortali e sapendo che ciò che si scrive verrà giudicato all'interno di uno spazio ristretto e (spero) rassicurante, e che i giudizi negativi - che è giusto ci siano - verranno formulati con gentilezza. Per fare un esempio (non so quanto calzante :?) se circoli un po' per il forum, vedrai che stiamo organizzando un "concorso letterario" (anche questo lo scrivo tra virgolette): chi se la sente scriverà un raccontino e gli altri voteranno quello che preferiscono, ma immagino che tutti sappiamo che difficilmente tra noi ci sarà un futuro Proust. Ci si mette in gioco tra di noi, divertendosi e si cresce anche così, questo perlomeno è stato sempre lo spirito del forum in questi anni :)
Non so se ho chiarito il mio pensiero, sono sempre un po' confusa sull'argomento e vorrei dire tante cose ma non riesco a dirle bene, mi rendo conto di aver risposto in modo ingarbugliato e sicuramente anche contraddittorio, comunque ti ringrazio per il tuo post che mi ha spinto a rifletterci su :wink::)
 

Pathurnia

Member
Alessandra, ti ringrazio per la tua risposta e per l'attitudine accogliente che manifesti.
L'aspetto delle tue argomentazioni che mi interessa evidenziare è il tono improntato alla leggerezza, quel sorridente sottolineare che in fondo ci stiamo soltanto mettendo in gioco.
Confesso che questi aspetti della vita a volte non mi sono del tutto congeniali, non per nulla amo tanto il focoso intransigente e collerico Fortini, eppure anche lui con i suoi interlocutori sapeva essere garbato e paziente.
Aggiungerei solo un'ultima considerazione: al severo concetto di autocritica magari si potrebbe sostituire la più digeribile autoironia, e così le cose diventerebbero più disimpegnate e giocose, pur restando nella consapevolezza dei nostri limiti.
Va bene, dai, il Pulitzer può attendere...... :p
sorrisi a tutti da Pathurnia
 
Ultima modifica:

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Ispirata da questa conversazione ho scoperto questa poesia, tratta dalla raccolta Versi autoironici (in lingua e vernacolo) di Carlo Vincenzo Greco.

“Volete saper chi sono?…”

Son forse un pòeta?…
non mi ritengo tale.
descrivo, sì, la vita,
ma è cosa naturale.

Sono quindi un pittore?…
ma no, ma no, neanche;
mi piace un sol colore…
le tele mie son bianche.

Un musicista, allora?…
ma io sul pentagramma
ho solo una nota,
senza valor biscroma.

Son dunque…Cosa sono!?
“Un uom che va osservando
di tutti ogni manìa
e le racconta, poi, con fantasia”.
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Nove marzo duemilaventi di MARIANGELA GUALTIERI

Questo ti voglio dire
ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso
il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi.
Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare
e non ci riuscivamo.
Andava fatto insieme.
Rallentare la corsa.
Ma non ci riuscivamo.
Non c’era sforzo umano
che ci potesse bloccare.

E poiché questo
era desiderio tacito comune
come un inconscio volere –
forse la specie nostra ha ubbidito
slacciato le catene che tengono blindato
il nostro seme. Aperto
le fessure più segrete
e fatto entrare.
Forse per questo dopo c’è stato un salto
di specie – dal pipistrello a noi.
Qualcosa in noi ha voluto spalancare.
Forse, non so.

Adesso siamo a casa.

È portentoso quello che succede.
E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.
Forse ci sono doni.
Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.
C’è un molto forte richiamo
della specie ora e come specie adesso
deve pensarsi ognuno. Un comune destino
ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.
O tutti quanti o nessuno.

È potente la terra. Viva per davvero.
Io la sento pensante d’un pensiero
che noi non conosciamo.
E quello che succede? Consideriamo
se non sia lei che muove.
Se la legge che tiene ben guidato
l’universo intero, se quanto accade mi chiedo
non sia piena espressione di quella legge
che governa anche noi – proprio come
ogni stella – ogni particella di cosmo.

Se la materia oscura fosse questo
tenersi insieme di tutto in un ardore
di vita, con la spazzina morte che viene
a equilibrare ogni specie.
Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,
guidata. Non siamo noi
che abbiamo fatto il cielo.

Una voce imponente, senza parola
ci dice ora di stare a casa, come bambini
che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,
e non avranno baci, non saranno abbracciati.
Ognuno dentro una frenata
che ci riporta indietro, forse nelle lentezze
delle antiche antenate, delle madri.

Guardare di più il cielo,
tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta
il pane. Guardare bene una faccia. Cantare
piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta
stringere con la mano un’altra mano
sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.
Un organismo solo. Tutta la specie
la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.

A quella stretta
di un palmo col palmo di qualcuno
a quel semplice atto che ci è interdetto ora –
noi torneremo con una comprensione dilatata.
Saremo qui, più attenti credo. Più delicata
la nostra mano starà dentro il fare della vita.
Adesso lo sappiamo quanto è triste
stare lontani un metro.


Ed ecco la prima proposta!
 

Pathurnia

Member
...............................................

Questa volta credo di essermi messa nei pasticci, perché mi accorgo a posteriori che non la condivido al cento per cento. Certo se l'ho pubblicata (scusate, ma dire "postata" mi ripugna), vuol dire che la poesia ha smosso in me qualcosa.
Forse quella antica me che entrando in un sentiero diceva alla foresta : <<ti chiedo il permesso di entrare>> si è sentita chiamata in causa. E va bene. Le cose possono anche essere viste con questo afflato misticheggiante. Ma non credo che abbracciare gli alberi possa bastare. E nemmeno abbracciare le persone.
Per come sento di essere ora, credo che l'atteggiamento mentale espresso da Mariangela Gualtieri sia una specie di regressione, un sognare una dimensione intimistica che è improponibile se prima non si supera l'angoscia che è dentro ognuno di noi.
Paradossalmente penso che questo potrebbe essere un buon momento per ritrovare la lucidità e la concretezza ma anche la soggettività, e che quindi la dimensione cosmico-panteistica vagheggiata da Mariangela sia una difesa inefficace.
Insomma, se e quando ci sarà il day after, prima bisognerà tirar fuori le...risorse individuali per sopravvivere (anche mentalmente ed emotivamente).
Gestire la rabbia. Esercitare la critica. Ricominciare a proiettarsi nel futuro. Ridefinire il rapporto con la tecnologia invece di subirla. Essere soggetti, ricordare che non si può essere noi se a monte non c'è la capacità di essere io.
Resta il fatto che Mariangela Gualtieri con questa poesia ha creato un attimo dolcissimo di consolazione.
Scusate il pippone, ma scriverlo mi ha fatto proprio bene.
Ciao
Pathurnia
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
La poesia mi sembra molto bella e, se l'avessi letta un anno fa, l'avrei condivisa e forse mi avrebbe commosso. Credevo nell'impegno comune volto a risolvere la situazione, nella solidarietà collettiva, credevo in un ridimensionamento di tutte le cose "dopo". Avevo la viva e forte sensazione di essere parte di un destino comune. Oggi, pur sapendo razionalmente che SONO, e siamo, parte di un destino comune, seppure ciascuno con la propria situazione personale uguale e diversa da tutte le altre, non riesco a percepire altro che il presente nudo e crudo, non provo nessun altro sentimento che vada oltre le paure e l'insofferenza verso una situazione che sembra non avere fine. Nessuna speranza nella "comprensione dilatata", non solo nel senso che non ho fiducia nelle reazioni altrui, è che al momento sono io a non sentirmi aperta a questo tipo di cambiamento. Forse è solo stanchezza o il tempo che passa senza che si vedano miglioramenti concreti.
 
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