Nothomb, Amélie - Ritorno a Pompei

qweedy

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“Tra tutto ciò che è accaduto e ciò che non è accaduto c’è la stessa differenza che esiste tra più zero e meno zero.” Attorno a questo paradosso si svolge un serrato duello verbale tra Celsius, presuntuoso filosofo di un futuro asettico quanto noioso, e una scrittrice rompiscatole. Il tema è un avvenimento storico remoto, o forse appena avvenuto: l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., e la conseguente scomparsa di Pompei.

“Ritorno a Pompei” si apre con l’alter ego letterario di Amélie Nothomb che si ritrova nel XXVI secolo in compagnia di Celsius, uno scienziato che le descriverà il funzionamento della società del futuro.
Posso dirlo? Non mi è piaciuto.
Ho amato molto i primi libri scritti da Amèlie Nothomb, ma i suoi romanzi più recenti non mi appassionano più.


"Il Bene non lascia alcuna traccia materiale – e dunque nessuna traccia, perché lei sa quanto valga la gratitudine degli uomini. Nulla si dimentica in fretta quanto il Bene. C’è di peggio: nulla passa tanto inosservato quanto il Bene, perché il vero Bene non pronuncia mai il suo nome e, se lo pronuncia, cessa di essere il Bene per diventare propaganda. Il Bello invece può durare per sempre: in sé è la sua stessa traccia. Si parla di lui e di coloro che lo hanno servito. Il che dimostra che il Bello e il Bene sono retti da leggi opposte: più si parla del Bello, più diventa Bello; più si parla del Bene, meno esso lo è."
 

Minerva6

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Dalla trama mi ispira. Quelli letti finora li ho apprezzati tutti. Se lo leggerò ti farò sapere.
 
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