Sciamma, Céline - Ritratto della giovane in fiamme

Pathurnia

lovecraftian member
Ritratto della giovane in fiamme

C’era una volta, in un'isola della Bretagna, una fanciulla appena uscita dal collegio di suore e destinata ad essere una sposa, c’era la madre cattiva o semplicemente egoista, c’era la pittrice – donna forte e non convenzionale, a cui potremmo riservare il ruolo di fata-liberatrice o di strega che collabora alla cattura (a seconda del punto di vista), c’era la servetta ingravidata più o meno disperata e c’erano due personaggi – ombra: il promesso sposo che attende in lontananza, e la sorella morta suicida, buttatasi dalla scogliera per non soggiacere all’infame destino di un talamo indesiderato.

Il promesso sposo, a Milano, aspetta il ritratto di Héloise per decidere di sposarla, dopo aver perso la chance di impalmare la sorella maggiore defunta. La madre non vede l’ora che il matrimonio avvenga per trasferirsi a Milano e darsi alla vita mondana. E’ molto severa e sorveglia la figlia per evitare che anche stavolta il suo “investimento” vada in fumo.

La verginella riottosa è appena tornata a casa dopo la vita di educanda, non si sente pronta allo sposalizio con uno sconosciuto e come unica forma di resistenza si rifiuta di farsi ritrarre. Già altri pittori hanno rinunciato al compito, quando arriva Marianne, la pittrice, a cui la madre propone un inganno: dovrà fingere di essere una dama di compagnia della bella Héloise, seguirla nelle passeggiate lungo la scogliera con la scusa di impedirle di buttarsi giù anche lei (non si sa mai), e durante queste passeggiate dovrà studiare i lineamenti della giovinetta per poi ritrarla di nascosto.

La fanciulla è indispettita della compagnia obbligata, ma a poco a poco lei e Marianne imparano a conoscersi e a godere della reciproca compagnia. L’una è ignara delle cose d’amore ma in piena tempesta ormonale, l’altra è esperta e disinibita. Ad accrescere la focalizzazione di entrambe sulla dimensione erotica avviene la gravidanza indesiderata della servetta. Numerosi tentativi di aborto di quest’ultima accrescono paura del sesso, curiosità, desiderio.

La pittrice, ormai coinvolta emotivamente da Héloise, le rivela l’inganno del ritratto furtivo. La ragazza vuole vederlo, ma non apprezza il risultato pittorico. Troppo accademico, freddo, distaccato. Ella sembra voler dire a Marianne che non si sente vista, capita, interpretata. Il quadro ritrae una immagine di lei quasi sterilizzata, e lei è rabbiosamente delusa – non per l’inganno – ma per la superficialità dello sguardo dell’altra. E’ come se volesse dirle “Vedimi come sono, coglimi, dipingimi come qualcosa di vero, vivo, vibrante, non capisci che è questo che io sono?”
Marianne frustrata distrugge il ritratto; per questo motivo viene quasi licenziata dalla padrona di casa, ma Héloise inaspettatamente annuncia di voler posare. Credo che questo sia il punto di svolta del film: la vergine recalcitrante si è trasformata in una creatura palpitante che vuole vivere ma vuole anche essere considerata nella sua unicità. Sa che nel ritratto sta per donarsi, anche se forse non spera che il promesso sposo sappia cogliere il dono..... ma forse la destinataria è già l’altra donna.
La madre parte per alcuni giorni lasciandole sole alle prese con il nuovo ritratto.
Una notte, approfittando dell'assenza della severa genitrice, le due ragazze assistono all’aborto della servetta e poi partecipano ad una festa segreta fra donne del posto, una specie di rituale ancestrale dove alla trasgressione delle donne riunite di notte si unisce un senso di mistero. Héloise inciampa nel fuoco, i suoi abiti prendono fuoco, viene soccorsa e salvata ma la sua immagine fiammeggiante è per Marianne la rivelazione di un reciproco ardere.
La scintilla è scoccata, la passione divampa, seguono giorni di tenerezze segrete ma anche di tensioni e gelosie, riappacificazioni e nuove intimità.
Il nuovo quadro più espressivo ed intenso viene infine terminato e quando la madre ritorna esso viene inviato allo spasimante.
Le nozze sono imminenti, la separazione è inevitabile, lo strazio è immenso ma poi ognuna andrà incontro al proprio fato.

Marianne dipingerà Héloise con il vestito incendiato, e questo quadro sarà per lei il più caro fra tutti i quadri che realizzerà riscuotendo grande successo.

Héloise accetterà il suo destino programmato, avrà anche un figlio, ma in lei resterà sempre uno struggimento incancellabile, come si vedrà nell’ultima scena del film: dopo molti anni lei è a teatro e si scioglie in lacrime ascoltando “L’estate” dalle 4 stagioni di Vivaldi, certo pensando alla sua brevissima estate di passione.
Nel frattempo Marianne, non vista, la osserva da lontano e non fa niente per incontrarla.
Forse perché aver vissuto la perfezione di un sogno realizzato, anche una sola volta nella vita è già tanto.
 
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