De Cataldo, Giancarlo - Io sono il castigo

MaxCogre

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“Un tipo eccentrico, cosí viene definito da chi lo conosce, il Pm Manrico Spinori della Rocca, Rick per gli amici, gentiluomo di antiche origini nobiliari, affascinante, un po' donnaiolo e con una madre ludopatica. Ma anche i piú scettici devono fare i conti con la statistica: nel suo mestiere è bravissimo. In piú non perde mai la calma, cosa che gli torna utilissima quando si trova a indagare sulla morte di Ciuffo d'oro, famoso cantante pop degli anni Sessanta poi diventato potente guru dell'industria discografica. Subito era parso un incidente stradale, ma non è cosí: qualcuno lo ha ucciso. Del resto, alla vittima, i nemici non mancavano, per il movente c'è solo da scegliere. Rick, coadiuvato dalla sua squadra investigativa tutta al femminile, si mette dunque al lavoro. E fra serate musicali, vagabondaggi in una Roma barocca e popolana, cene grottesche con aristocratici incartapecoriti, arriverà ancora una volta alla soluzione del mistero.”

Che dire di questo secondo libro giallo della mia minisfida arcobaleno? Allora, cominciamo con i pregi: avevo già letto di cataldo, Nelle mani giuste, poi Teneri assassini, poi avevo già visto il film tratto da Romanzo criminale e vediamo, Suburra anche? Sisi. E allora confermo: è una scrittura visiva, orientata alla azione, e dai meccanismi ben oleati. Si fa leggere, vuoi sapere come va a finire, è garantito un po di shake sulla sedia e cose anche scabrose. Altri pregi? I personaggi secondari, sono belli, divertenti, pittoreschi e verosimili allo stesso tempo (De Cataldo è un magistrato e davvero ne deve aver viste tante ma tante). E poi la trovata che Spinori spiega tutte le psicologie dei criminali (e quindi risolve il caso) associandoli ai personaggi dell’opera lirica, genialata assoluta che peraltro ci fa ripassare le trame dei libretti più famosi. C’è però un ma, ed è un ma grosso. Riguarda i protagonisti, che sono sempre bidimensionali (paradossalmente più dei secondari), come per Cassar che ho recensito prima. E’ come se la dimensione interiore fosse, forse per lo sbilanciamento sulla azione, non sviluppata. Ma, non la voglio buttare sul filosofico, ma sul pratico: se io dovessi dire cosa desidera il nostro Spinori, oltre alla soluzione della indagine, ma quello è il livello zero, alla fine del libro davvero non lo so. E come faccio a fare il tifo per un protaginista se non so cosa desidera? Questo Spinori col piede in due staffe, il raffinato, distaccato e decadente mondo nobiliare, che lo richiama a sé e fa pure parte del suo dna, e il puzzolente mondo della borgata e dell’intrallazzo romano, dove nella azione poliziesca deve dimostrare di essere in grado di muoversi e partecipare come i suoi molto meno raffinati agenti. E’ un seduttore, ci viene mostrato, ma perché? Cerca l’amore ma è diffidente? E cosa è andato storto con la sua ex.? E adesso, cosa cerca, cosa vuole per sé? Sembra un personaggio in equilibrio, perennemente un po freddo, un po’ indeciso, e non sono neanche chiari i termini di questa indecisione, di questi conflitti. Detto questo, può anche essere che sia la mia pretesa di arrivare a dire se il personaggio c’è o meno in un solo romanzo, sia assurda, e devo accettare la diluizione – e che per diventare ‘amico’ di Spinori dovrò leggere altri romanzi, che infatti leggerò. Nel frattempo, per rimanere in tema, in dubio pro reo, dò un bel 7.
 

Pathurnia

Capafresca
Bella l'associazione con i personaggi della lirica.
Pazienza per lo spessore dei personaggi. Penso che lo leggerò.
 
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