Bukowski, Charles - Post Office

~ Briseide

Victorian Lady
TRAMA.
Henry Chinasky, abituale alter ego di Bukowski e protagonista in prima persona di questo romanzo, ha deciso di lavorare come postino. Superati non senza affanno i test d'ammissione, si ritrova con la borsa di cuoio sulle spalle a girare in lungo e in largo per la periferia di Los Angeles. Perennemente in ritardo, vessato dal capufficio e insofferente ai regolamenti, si scontra ben presto con la rigida e burocratica macchina organizzativa. Tra sbronze e scommese all'ippodromo, Chinasky trova il tempo per vivere una degradante storia d'amore con Betty, per sposare una texana ricca e ninfomane da cui verrà abbandonato e infine per licenziarsi.



Ho cominciato questo libro con un notevole accenno di delusione. Non mi piaceva, non ingranava. Passato lo scoglio delle prime 20 pagine è scivolato giù una bellezza ed ha riguadagnato terreno. Non è comunque lo stile narrativo che preferisco; però è doveroso sottolineare il grande realismo della narrazione, con cui viene dipinta la sconclusionalità del protagonista e la sua forte caratterizzazione grottesca ed irrisoria, la veridicità delle descrizioni del mondo lavorativo e del suo standard organizzativo.
Mi ha colpito molto la mancanza quasi assoluta nel tracciare il quadro emotivo del protagonista. Un uomo eccessivo, sgregolato, malandato, gretto... ma sì, visibilmente ed innegabilmente antropico.
 

Pinocef

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L'America delle strade, dei bassifondi, delle catapecchie e dei bar. L'America che non vedi nelle serie TV, nei telefilm, al massimo la scorgi nelle riprese di un notiziario di cronaca nera. L'America di chi vive di espedienti, di chi si lascia vivere e di chi vive di duro lavoro. L'America di chi non riesce a tenersene uno di lavoro o anche di chi non vuole tenersene uno, di chi non si reca in ufficio in giacca ma in canottiera o, se è fortunato, in camicia di infima qualità. L'America di chi vive di mille avventure, di chi puzza di alcol e cammina barcollando stringendo in mano la sua birra o il suo whisky, di chi sopravvive senza un soldo, l'ultimo lo ha speso all'ippodromo puntando sul cavallo meno quotato, di chi non vuole un amore ma ne preferisce tanti, tantissimi, anche se di soli 10 minuti. L'America di chi aspira a fare il postino perchè "Dio mio, questi postini, non fanno altro che infilare le loro lettere nelle cassette e scopare". Il sesso, l'alcol ovviamente, ma in realtà forse la sua vera passione è la stessa vita. Una vita mai schiava di qualcuno o di qualcosa, se non una bottiglia. Bukowski, o meglio il suo alter ego Chinaski, è questo e altro ancora, è spietata realtà ma a volte, stenterete a crederlo, è anche poesia e sentimento. Alcuni di voi storceranno il naso ma è indubbio che nel profondo, almeno per un giorno, ognuno di noi desidererebbe essere Charles Bukowski.
 
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risus

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Primo libro che leggo di questo scrittore... così e così...
L'inizio mi è piaciuto, divertente, fresco, irriverente, mi ha strappato
più di un sorriso! Poi il libro diventa un po' troppo ripetitivo, sempre le stesse situazioni,
sempre lo stesso tipo di linguaggio... insomma, perde quel brio e quella freschezza
che con le temperature di questi giorni sono indispensabili!!!!
6 politico (siamo in periodo di pagelle ed esami, non mi va di rimandare nessuno a settembre!)
:mrgreen:
 

Jessamine

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Mmh, il mio primo Bukowski, nonché una grossissima delusione.
Lo stile non mi piace, frasi che forse vorrebbero essere incisive, ma che ha me non hanno lasciato assolutamente niente, trama ripetitiva, pochissimo spessore psicologica.
Tutto questo cinismo fine a sé stesso, non so, non mi ha convinto. Non ci ho visto nessuna denuncia sociale, aolo tante caricature e macchiette.
Mi dispiace, ma proprio non mi è piaciuto. L'unica nota positiva è che è talmente breve.che scivola via in pochi giorni.
E no, io non ci terrei proprio ad essere Bukowski, nemmeno per un'ora.
 

Athana Lindia

Πάντα ρει
primo libro suo che leggo. se sono tutti così, allora meglio fermarsi qui. io non capisco come questo signore venga spesso additato come colui che incarna le insoddisfazioni del secolo e come animo dannato. trama ripetitiva, sembra quasi che raccontando quel che gli capita voglia far passare se stesso come un figo che non sta alle regole, in nessun campo, e vive spensierato. non ci vedo nulla di interessante nel raccontare le proprie sbronze e relazioni promiscue. pessimo.
 

albertozeta

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IL MIO COMMENTO

La storia della "carriera" (per modo di dire) di Henry Chinaski, alter ego di Charles Bukowski, in seno alle poste americane è una cavalcata anarchica, alcolica, assolutamente divertentissima.
Come si fa a non amare un personaggio così? Tutti noi piccoli borghesi vorremmo da qualche parte o almeno una volta nella vita essere dei piccoli Henry Chinaski, irridere il nostro superiore gerarchico e le sue ridicole minacce, ubriacarci nelle braccia di una donna più ubriaca di noi, giocare ai cavalli e vincere, fregarcene dei buchi sotto le scarpe, frequentare pazzi, attraversare una Los Angeles alluvionata e trovare rifugio in qualche bar puzzolente di fumo.
Quello che schianta in "Post Office" è però il linguaggio sempre divertente, l'ironia che emerge da ogni riga di dialogo, da ogni situazione, da ogni personaggio. Bukowski non si prende mai sul serio, non si preoccupa mai se il suo alter-ego passa per cretino o per ubriacone, né di nascondere il fatto che i suoi lavori sono disumanizzanti e le sue donne disperate come lui se non peggio.
Insomma, non una riga noiosa o malscritta, non un solo calo di ritmo, bei personaggi, si ride molto e ogni tanto ci si ferma pure a pensare: cosa chiedere di più a un libro?
 
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