De Roberto, Federico - I Viceré

elisa

Motherator
Membro dello Staff
Questo "grande" romanzo dell'800 inizia con un funerale, quello della principessa di casa Uzeda, famiglia discendente dei Viceré spagnoli, la più ricca e importante di Catania. Faranno seguito gli avvenimenti dei successivi 30 anni, dal 1850 al 1880 circa, in cui gli Uzeda e tutti quelli che in un modo o nell'altro fanno parte della famiglia intrecceranno il loro destino a quello della nascente Italia. Gli appartenenti alla famiglia Uzeda vengono tutti descritti da De Roberto come "avari, fatui, feroci, smaniosi di primeggiare, maniaci, vili fino alla demenza, bugiardi, neghittosi e prepotenti", e le vicende che li vedono protagonisti sono anche quelle che permettono loro prima di comandare sulle loro terre, poi di governare sulla città e infine di rappresentare la Sicilia al giovane parlamento italiano. De Roberto affonda lo spirito critico creando un romanzo a volte grottesco ma sempre coinvolgente ed interessante, mettendo a nudo le vere motivazioni dell'impegno politico e sociale delle famiglie nobiliari. Si comprende meglio l'Italia di oggi leggendo questo romanzo, che pur nel suo determinismo è un'opera di grande spessore e qualità. Consigliato, perchè pur essendo un libro impegnativo regala un pezzo di storia ancor oggi molto attuale e una chiave di lettura sul nascente spirito politico italiano.
 

white89

InLove Member
Concordo pienamente con Elisa, ho apprezzato molto questo libro e lo consiglio vivamente.
Io mi sono decisa a leggerlo in occasione dei 150 anni dall'unità d'Italia, per entrare un po' nello spirito dell'epoca. Purtroppo la considerazione finale sta nel fatto
che da allora nulla sia cambiato, che i privilegi di oggi altro non siano se non i figli delle disuguaglianze di ieri...

Consiglio di non lasciarsi spaventare dalla mole, il libro si legge in fretta e regala pagine di "sarcastica ilarità" su manie, vizi, fatti e misfatti della nobile Famiglia Uzeda!
 

Bluedress

New member
Lo sto leggendo in questi giorni e anch'io mi sento di consigliarlo. Bellissimo romanzo storico e non date retta alle recensioni che lo definiscono "un pacco colossale": si legge che è un piacere, non perde mai il ritmo, precisa analisi sociale dell'epoca, divertente, a tratti dissacrante, grande affresco di un periodo storico che ha fatto la storia del nostro paese.
 

Bobbi

New member
Anch'io ce l'ho in libreria da diverso tempo, ma non ho ancora trovato l'ispirazione per leggerlo. Credo comunque che lo farò in estate.
 

isola74

Lonely member
La mole di questo libro mi aveva sempre spaventata, e invece leggerlo vale davvero la pena!
E' di una attualità sconvolgente e alcuni dialoghi potrebbero essere benissimo pronunciati oggi, nei salotti buoni della nostra società. Leggerlo mi ha fatto porre una domanda la cui risposta è purtroppo scontata: ma noi italiani siamo sempre stati così? a quanto pare sì.
Promosso a pieni voti!
 

elisa

Motherator
Membro dello Staff
La mole di questo libro mi aveva sempre spaventata, e invece leggerlo vale davvero la pena!
E' di una attualità sconvolgente e alcuni dialoghi potrebbero essere benissimo pronunciati oggi, nei salotti buoni della nostra società. Leggerlo mi ha fatto porre una domanda la cui risposta è purtroppo scontata: ma noi italiani siamo sempre stati così? a quanto pare sì.
Promosso a pieni voti!

anche a me ha sconvolto per questo aspetto legato all'attualità politica, veramente impressionante come anche oggi siamo allo stesso punto
 
Giacomo Uzeda Principe di Francalanza al figlio Consalvo:

"Quando c'erano i Viceré gli Uzeda erano Viceré, ora che c'è il Parlamento gli Uzeda sono deputati".

L'Unità d'Italia in salsa siciliana.
 
"Vittorio non era nemico dei popoli come Ferdinando; e adesso invece si tornava da capo! Allora, perché s'era fatta la rivoluzione? Per veder circolare pezzi di carta sporca, invece delle belle monete d'oro e d'argento che almeno ricreavano la vista e l'udito, sotto l'altro governo? O per pagare la ricchezza mobile e la tassa di successione, inaudite invenzioni diaboliche dei nuovi ladri del Parlamento? Senza contare la leva, la più bella gioventù strappata alle famiglie, perita nella guerra, quando la Sicilia era stata sempre esente...? Eran questi tutti i vantaggi dell'Italia una?... E più scontenti,i più furiosi, esclamavano: Ben han fatto i palermitani a prendere i fucili"

E' un romanzo, ma la situazione storica non è dissimile da quella descritta da De Roberto. Dopo l'entusiasmo iniziale, i villani si accorsero di esser stati "fregati" in peggio. E cominciarono le rivolte, che sui nostri libri di scuola non sono segnate. La rivolta di Palermo del 1866 permise ai rivoltosi di prendere la città per pochi giorni e fu repressa nel sangue dall'esercito piemontese. Ma sarei curioso di sapere quanti di voi (io non né ero a conoscenza) ne erano al corrente.

Davvero un bel libro e letto nel periodo più idoneo della mia vita.

Abbasso Vittorio! abbasso Garibaldo!
 

white89

InLove Member
"Vittorio non era nemico dei popoli come Ferdinando; e adesso invece si tornava da capo! Allora, perché s'era fatta la rivoluzione? Per veder circolare pezzi di carta sporca, invece delle belle monete d'oro e d'argento che almeno ricreavano la vista e l'udito, sotto l'altro governo? O per pagare la ricchezza mobile e la tassa di successione, inaudite invenzioni diaboliche dei nuovi ladri del Parlamento? Senza contare la leva, la più bella gioventù strappata alle famiglie, perita nella guerra, quando la Sicilia era stata sempre esente...? Eran questi tutti i vantaggi dell'Italia una?... E più scontenti,i più furiosi, esclamavano: Ben han fatto i palermitani a prendere i fucili"

E' un romanzo, ma la situazione storica non è dissimile da quella descritta da De Roberto. Dopo l'entusiasmo iniziale, i villani si accorsero di esser stati "fregati" in peggio. E cominciarono le rivolte, che sui nostri libri di scuola non sono segnate. La rivolta di Palermo del 1866 permise ai rivoltosi di prendere la città per pochi giorni e fu repressa nel sangue dall'esercito piemontese. Ma sarei curioso di sapere quanti di voi (io non né ero a conoscenza) ne erano al corrente.

Davvero un bel libro e letto nel periodo più idoneo della mia vita.

Abbasso Vittorio! abbasso Garibaldo!


Ho avuto la fortuna di avere al liceo un ottimo professore di lettere, aveva spesso portato la spiegazione sull'unità d'Italia sui temi dello scontento del meridione ed in particolare della Sicilia... Inutile lamentarsi ora degli squilibri fra nord e sud, quando da Torino non fu mai fatto nulla e l'Italia unita aveva visto nel meridione solo un nuovo pozzo da cui attingere tributi... E' vergognoso che si siano dimenticate tutte le rivolte soffocate nel sangue...

Io non l'ho ancora fatto, ma mi era stato consigliato di leggere anche "I vecchi e i giovani" di Pirandello..sempre sul tema del fallimento dell'unità d'Italia nel sud. Tu Baldassare l'hai letto?
 

velvet

New member
Libro bellissimo, una saga familiare affascinante, divertente, ironica. Quella degli Uzeda è una famiglia nobile, fatta di personaggi tutti superbi, stravaganti, arroganti ognuno a proprio modo.
Tutto cambia pur rimanendo uguale e i ricchi e potenti restano dei privilegiati.

Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dai Re; ora viene dal popolo... la differenza e più di nome che di fatto... [...] E un uomo solo che tiene nelle proprie mani le redini del mondo e si considera investito di un potere divino e di ogni suo capriccio fa legge è più difficile da guadagnare e da serbar propizio che non il gregge umano, numeroso ma per natura servile...
 
"L'opposizione al deputato si confondeva così, a poco a poco, nell'universale malcontento, nel
disinganno succeduto alle speranze suscitate dalla mutazione politica. Prima, se le cose
andavano male, se il commercio languiva, se i quattrini scarseggiavano, la colpa era tutta di
Ferdinando ii : bisognava mandar via i Borboni, far l'Italia una, perché di botto tutti nuotassero
nell'oro. Adesso, dopo dieci anni di libertà, la gente non sapeva più come tirare innanzi.
Avevano promesso il regno della giustizia e della moralità; e le parzialità, le birbonerie, le
ladrerie continuavano come prima: i potenti e i prepotenti d'un tempo erano tuttavia al loro
posto! Chi batteva la solfa, sotto l'antico governo? Gli Uzeda, i ricchi e i nobili loro pari, con
tutte le relative clientele: quelli stessi che la battevano adesso!
"



E fu così che si passò da una povertà dignitosa alla miseria vera e propria.
 
"Così egli si teneva bene con tutti, raccoglieva lodi da ogni parte. Quelli che s'accorgevano del
suo giuoco e lo denunziavano, o non erano creduti, o erano sospettati d'invidia o di malignità,
o finalmente, se trovavano credito, sentivano rispondersi: «Fanno tutti così, in questi tempi
d'armeggio! Il principino ha questo di vantaggio, che è ricco e non ha da ingrassarsi alle spalle
nostre!» "


E' quello che dicono ora di alcuni politici benestanti.
 

pitchblack

New member
Una lettura da cui emerge il duro lavoro e l'indefessa dedizione di De Roberto per la composizione di quest'opera. Un affresco della Sicilia secondo-ottocentesca articolato, complesso, minuziosamente curato nel mettere a nudo la grettezza, la bassezza, la "mostruosità" del casato degli Uzeda. Un impianto di stampo naturalista, con uno stile dissacratorio, amaramente ironico, mai sentenzioso. Quantunque accurato nella tecnica, l'opera è pesante, poco incalzante e di conseguenza poco coinvolgente. Lontano dal grande modello flaubertiano e dai pochissimi capolavori italiani del '800, il libro rimane al di qua di un risultato accettabile.
 

Lollina

New member
Il primo gattopardo

Quando la matriarca della nobile famiglia degli Uzeda, Viceré di Sicilia sin dai tempi dei re spagnoli, muore, le sue ultime volontà innescano una faida interna alla sua diretta discendenza e ai suoi collaterali. La caparbia e ottusa volontà di Giacomo di preservare i diritti di primogenitura e il titolo di principe porta allo scoperto non solo i rancori, ma anche le tare di una stirpe che da troppo tempo pratica l’endogamia: Chiara, nella sue isterica ricerca di una maternità negata, partorisce mostri; Lucrezia si inacidisce nell’odio per un marito sposato per pura ripicca; Ferdinando esprime la sua alienazione in bizzarri esperimenti agrari; Raimondo esercita le sue doti di seduttore seriale, marito infedele e padre senza amore. Nel frattempo il mondo intorno sta cambiando, o così sembra: la rivoluzione attraversa la Sicilia all’arrivo di Garibaldi, ai re spagnoli subentrano quelli piemontesi; ma gli Uzeda continuano a rappresentare la “razza padrona”.
«Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dai Re; ora viene dal popolo … La differenza è più di nome che di fatto»: così Consalvo, ultimo e rampante virgulto degli Uzeda ed eroe negativo del romanzo, autocrate vecchio stampo dal volto liberale e dalle smodate ambizioni, giustifica “gattopardescamente” il suo attivismo politico al capezzale della vecchia zia borbonica. E conclude, facendosi portavoce dell’autore e della sua amara visione del mondo, che è proprio sull’opportunismo e sulla mancanza di scrupoli che galleggiano i potenti, oggi come ieri e come sempre: «No, la nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa».
 

c0c0timb0

Pensatore silenzioso
Purtroppo la considerazione finale sta nel fatto che da allora nulla sia cambiato, che i privilegi di oggi altro non siano se non i figli delle disuguaglianze di ieri...
Infatti, come diceva Sciascia credo, "I vicerè" è un capolavoro del verismo italiano. In quell'epoca come ora, la verità infastidisce. Dovrò cercarmi il film...
 
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