Murray, Paul - Skippy Muore

markrock

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Daniel "Skippy" Juster e Ruprecht Van Doren sono compagni di stanza al Seabrook College di Dublino. Skippy è nella squadra di nuoto e passa le sue giornate attaccato al Nintendo, Ruprecht è un piccolo genio in sovrappeso con la passione per la matematica, le invenzioni e la speranza di comunicare, un giorno o l'altro, con gli extraterrestri. Una sera, in un locale, i due fanno a gara a chi mangia più ciambelle. Accade in un attimo: Skippy diventa rosso in viso, stramazza al suolo e muore in pochi minuti. Da questa fatale competizione prende il via una tragicomica avventura, fatta di piccole e grandi storie: primi amori che sbocciano con il lancio di un frisbee, spacciatori gelosi e fuori di testa, party di Halloween ad alto contenuto stupefacente, giovani professori in crisi esistenziale, preti potenti dal passato oscuro, e bizzarre teorie sull'esistenza di universi paralleli. Un romanzo di formazione atipico, in cui Paul Murray mostra il fragile confine che divide la realtà dalla finzione, l'amore dal tradimento, la vita dalla morte.

Questo libro mi ha veramente divertito, commosso, fatto appassionare. Sarà perchè amo l'Irlanda e quindi il fatto di essere ambientato a Dublino ha giocato a suo favore ma la capacità narrativa di Murray è davvero ottima! Impossibile non affezionarsi ai vari personaggi, io ad esempio ho amato alcuni e odiato altri ma alla fine del libro mi è rimasto il magone in gola per averlo terminato. Consigliatissimo!
 

MonicaSo

Leggo... quindi sono
Skippy muore...e questo è una certezza non solo perché avviene subito, nel primo capitolo, ma anche perché è scritto e illustrato chiaramente in copertina. Muore giocando, facendo una stupida gara a chi mangia più ciambelle.
Il resto del libro è un lungo flashback per raccontarci i giorni e la vita precedente di questo ragazzo e dei suoi amici nel collegio cattolico in cui studiano.
Storie di ragazzi, dunque, che vivono i classici problemi degli adolescenti: lo studio, le ragazze, il bullismo, l'autolesionismo, le battute demenziali, la solitudine, l'incomunicabilità con gli adulti.
Ci sono anche degli adulti ovviamente, genitori e professori, distanti però dai ragazzi, incapaci di comprenderli, aiutarli, amarli per quello che sono.
Un romanzo triste? Tutt'altro.
C'è ironia, divertimento vero, satira.
Un tono tragi-comico che si alterna e non dà certezze a chi legge...in una pagina si ride e in quella dopo si commemora la morte assurda di un ragazzino.
 

Lauretta

Moderator
Un libro che non so ancora bene che sensazione mi abbia lasciato addosso.

Un misto di incredulità davanti alla modalità narrativa dello scrittore, che alterna momenti di pura ilarità a momenti di profonda depressione, in una storia che ti porta sempre più verso un finale capace di lasciarti completamente spiazzata.

Eppure è un finale coerente con tutto il libro: in fondo, non ci si poteva aspettare nulla di diverso.

E quando l’ho finito mi sono rimaste in testa tre domande:

  1. Come ho fatto a leggere tutto questo libro?
  2. Cosa mi ha convinta a portarlo fino alla fine?
  3. Non so se ho appena letto un capolavoro o qualcosa che non ha assolutamente senso.

È uno di quei libri che non consiglierei a un’altra persona, ma che, paradossalmente, sono contenta di aver letto.

E forse è proprio questa la cosa più strana: non so ancora se mi sia piaciuto. So solo che, in qualche modo, mi ha lasciato qualcosa.
 
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