Ho sottolineato una parte significativa del testo che condivido in pieno: i giovani d’oggi difficilmente si appassionano a qualcosa di autentico (che non siano pop star o l’ultima versione dell’iPhone) per una sorta di paura che quella cosa in particolare sia già piaciuta ai genitori, sia già vecchia e non possano perciò farla propria. Questo concetto mi ha colpito perché profondamente vero e Serra lo ha colto molto bene.
Mettiamo che un figlio, a quattordici anni, sfogliando tra le vecchie foto di famiglia, trovi quelle sbiadite e sovresposte del papà quando, a sedici anni, andò in campeggio sul Col di Nava con gli amici.
Bene, io credo che può avere diverse reazioni: la prima è quella suggerita dall'autore e ricordata qui sopra; la seconda invece, dire
lo voglio fare anch'io, per poi, il giorno dopo, dimenticarsene per sempre.
Ci sarebbe anche una terza possibilità, che però prevede che a essere diverso non sia solo il figlio, ma anche il padre (piccolo dettaglio che potrebbe sfuggire ai più narcisisti) e che perciò, questi, quando il figlio ha tre anni, invece di lasciarlo rincitrullire col cellulare in mano, se lo porti in campeggio in cima ad una montagna.
Poi che se lo porti regolarmente anche a camminare sui monti, sì, lo so, parliamo di una bambino di tre o quattro anni, ma i monti non significa fare alpinismo: significa camminare in salita; significa imparare a rompere il fiato; significa imparare che dà più soddisfazione farcela che lamentarsi ad ogni passo; significa anche insegnarglielo coi discorsi ma anche con l'esempio.
Oppure che se lo porti a per funghi e poi se li preparino per cena con la polenta.
O in un rifugio, magari d'inverno, davanti alla stufa.
Voglio dire, non è che gli Appennini non offrano mezzo miliardo di itinerari alle famiglie italiane.
Oppure, se uno è schizofrenico e non sopporta le montagne, contro il parere di tutti i parenti, una notte può restare a dormire col figlio in una caletta in riva al mare dove non li vede nessuno?
Sì, lo so, sei un padre, hai più di 40 anni, perciò sai che dopo aver dormito sui sassi ti faranno male le ossa come se ti avessero picchiato coi bastoni, ma lo fai per tuo figlio che ha sei anni e lo ricorderà tutta la vita.
E se queste esperienze gli saranno piaciute, se le ricorderà per sempre e appena potrà vorrà ripeterle da solo o con gli amici per sentirsi grande seguendo l'esempio del papà.
Insomma, essere padri non significa solo trasmettere il DNA, perchè il maschio umano non è come il maschio del leone o del cervo che dopo l'accoppiamento abbandona femmina e la futura prole e va a vedersi la partita.
Essere padri, nella specie umana, significa anche che segui la tua prole perchè oltre al DNA gli devi dare l'imprinting, altrimenti, se non glielo dai tu, glielo danno gli altri, cioè quei pervertiti delle reti televisive e di internet... e poi non ti lamentare se ti ritrovi i wurstel tra i cuscini del divano!
Ora, io mi domando: questo libro, è veramente autobiografico o no?
Perchè se lo è, Michele Serra che essendo un intellettuale di sinistra deve essersi sciroppato tutte le conferenze e i mattoni psicopedagogici scritti da Rousseau in poi, questi semplici principi noti anche al popolo minuto,
non poteva non saperli.
Io, in tutto il libro, non mi ricordo che l'autore/protagonista si sia domandato
ma io dove sono stato in tutti questi anni?
Ma ha bisogno di farsi un film con Nanni Moretti per farsi domande sceme per due ore o cosa?
Eppure, voglio dire, è sempre lì su Repubblica, 6 giorni su 7, a dispensare consigli urbis et orbis che nemmeno i papi!
Per la cronaca, il primo campeggio di mio figlio è stato a 3 anni sul Monte Bue e quello di mia figlia a 3 anni sull'Aveto.
L'ultimo (semi-insieme) il weekend scorso.
L'ultimissimo lo ha fatto mio figlio ieri con gli amici per vedere l'eclisse.
Il prossimo, sabato che vado in Val d'Aosta con altre mamme e relative figlie a fare campeggio non so dove, perchè certo, mia figlia che ha preso il
la, adesso non la fermo più, altro che trascinarla sul Col di Nava.
Questo libro l'ho letto tanti anni fa e a distanza di tutti questi anni credo che sia un must per capire come non invecchiare e come non educare i figli, e mi dispiace scriverlo, perchè a me Michele Serra piaceva tanto al punto che qui, tutti gli altri thread sui suoi libri li ho aperti io!
PS: Michele, veramente, ma te lo ricordi come prendevi in giro gli agnelli, la fiat e la juventus quando scrivevi su
Cuore, il Settimanale di resistenza umana?
Poi hanno comprato La Repubblica con te dentro e hai guardato dall'altra parte, vero?
Sei invecchiato male, molto male, non ti invidio.
Peccato.