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copertina libro

 La trilogia della città di K.

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Discussione: Kristof, Agota - Trilogia della città di K.

  1. #46
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    Predefinito Capolavoro straordinario

    Semplicemente meraviglioso, a tratti straziante, soprattutto sul finale. Scritto con uno stile così semplice, diretto, quasi scarno che fa venire i brividi, ti arriva dritto al cuore e ti fa vivere la scena in tutta la sua crudezza (ho letto che l’autrice scriveva “terra terra” per paura di sbagliare grammatica e sintassi. Incredibile). Quando nella terza parte le tessere del puzzle si ricompongono, un po’ ci sono rimasto male perché mi dà sempre fastidio quando l’autore mi ha fatto credere una cosa fino a quel momento e poi in uno schioccar di dita fa crollare il suo castello di carte. Vabbè, poco male. Rimane un libro doloroso e commovente, stupendo, che ti fa star male e ti lascia a riflettere nei giorni seguenti con ancora il magone allo stomaco. Forse il libro più bello che ho letto nel 2014.
    Devo ringraziare Alessandra che me l'ha fatto mettere in wishlist (lei non lo sa, ma io ho le sue recensioni sotto monitoraggio preferenziale)

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  • #47
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    Finito proprio ora. È un libro unico nel suo genere, di quelli che finiscono subito nella lista dei primi libri da consigliare. Intenso e bellissimo.

  • #48
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    Di solito, quando termino la lettura di un libro, cerco degli aggettivi che possano riassumerne il contenuto e le mie impressioni. L’aggettivo che, sin dalle prime pagine, ho associato a questo libro è “strano”; quello che si è aggiunto a fine lettura è “delirante”: “Trilogia della città di K.” Racconta la storia di due gemelli, Lucas e Klaus, che devono fare i conti con la guerra e le sue conseguenze. Ma questo non è un libro normale, non segue i consueti canoni della narrazione… non si sa, in questa storia o pluralità di versioni di storia, cosa sia vero e cosa non lo sia. Qual è la verità? Klaus e Lucas si sono separati a nove anni consapevolmente? Hanno subito una separazione forzata a quattro anni? Qual è stato il destino dei loro genitori? Si sono mai ritrovati davvero? Cos’è realtà e cos’è manoscritto? Io, ancora, non saprei dirlo con certezza. Comunque, al di là della trama in sé, questo libro presenta molti spunti di riflessione: la guerra e i cambiamenti che porta nelle vite delle persone, l’istruzione, la sessualità, la moralità… Tutti temi che meriterebbero una lettura ed un’analisi approfondita. Per quanto mi riguarda, leggere questo libro è stata un’esperienza estraniante che, tuttavia, consiglio e certamente ripeterò: non basta una sola lettura per capire a pieno questo libro, la prima serve a farsi un’idea di base, la seconda per stravolgere le poche certezze e la terza, forse, per capirci davvero qualcosa!

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  • #49
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    E' il libro più bello che ho letto negli ultimi 10 anni. Un capolavoro straordinario e doloroso, tragico.
    Da immagini di guerra, bombe, morte, ad immagini di annientamento psichico, di ottenebramento e sdoppiamento: con un linguaggio duro, scarno e freddo per descrivere violenze fisiche e psicologiche Agota Kristoff trasmette al lettore disperazione, solitudine e desolazione.
    Molto destabilizzante, molto duro e violento.

    “…Gli dico che se è morto, beato lui, e che vorrei essere al suo posto. Gli dico che gli è toccata la parte migliore e che sono io a dover reggere il fardello più pesante. Gli dico che la vita è di un’inutilità totale, è nonsenso, aberrazione, sofferenza infinita, invenzione di un Non-Dio di una malvagità che supera l’immaginazione.”

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  • #50
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    Siamo in un paese dell’Est durante l’ultima guerra. Una madre, disperata, perché la città dove vive è colpita da bombardamenti e dalla carestia alimentare porta i due figlioletti, gemelli, di cinque anni circa, in una cittadina di campagna dove pensa che possano sopravvivere, dalla nonna , vecchia terribile che non li vuole e non li ama. I due bimbi, di una intelligenza prodigiosa, riescono a superare tutte le difficoltà, diventando quasi un'unica persona, con grande determinazione e grande coraggio, E’ una parte affascinante del libro, che sembra fatta di bozzetti di grande qualità e comunque legati uno all’altro. C’è poi il distacco dei due quando uno decide di lasciare il paese per andare in un paese libero. E qui comincia tutta un’altra storia, per me credibile fino a che il gemello che resta, giustamente depresso perché troppo legato al fratello , riesce a ritrovare interesse alla vita ospitando una “ragazza madre” che aveva deciso di sopprimere il figlioletto handicappato fisicamente, e diventando in pratica il padre adottivo di questo bambino dotato di grande sensibilità e intelligenza. Il tempo passa e le vicende si susseguono, tutti avvenimenti non certamente ordinari che catturano l’interesse del lettore. Di questi fatti vengono date poi almeno due versioni diverse, tutte comunque affascinanti, ma legate dal fatto che, in definitiva, i due gemelli non riescono più a ricongiungersi anche per volontà di uno di loro, Che dire, qui non manca nulla; guerra, disgrazie, delitti, delazioni, sparizioni politiche, delitti passionali, amori di ogni genere, ma soprattutto intelligenze prodigiose di bambini autodidatti che diventano, magari inconsapevolmente , scrittori.
    E’ senz’altro un bel libro, che come ho detto, cattura, anche per il susseguirsi di avvenimenti mai banali, l’interesse del lettore. Forse perché non è probabilmente il genere che preferisco non riesco comunque a catalogarlo fra i capolavori.

  • #51
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    La seconda lettura è stata più razionale e consapevole della prima, poiché sapevo già cosa aspettarmi a livello emotivo. Tutto mi è sembrato più chiaro, sempre considerando la singolarità del libro, perciò chiaro per modo di dire. Si tratta di tre storie che potrebbero vivere di vita propria ma, al tempo stesso, sono genialmente e profondamente intrecciate. La prima, la più bella, ha il sapore di una favola nera, la seconda pare quasi un incubo sfilacciato, la terza sembra riportare bruscamente al mondo reale, provocando sollievo misto a delusione. Ma questa è solo una interpretazione “di pancia”, perché in questo libro ciò che sembra finzione è realtà e ciò che sembra realtà è finzione o allucinazione o entrambe, come se non fosse necessario o importante fare una distinzione. Il linguaggio scarno, di una semplicità inversamente proporzionale alla complessità del romanzo, evoca la brutalità della guerra, che giunge prepotente anche ai margini del mondo, dove vivono Lucas e Klaus, e che sconfina nella brutalità dell'essere umano o nella follia. Mostruosamente stupendo.

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