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Discussione: XCVII GdL - Una storia di amore e di tenebra di Amos Oz

  1. #46
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    Predefinito capitolo 59

    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    Tutta la parte sulla famiglia della madre l'ho trovata molto bella e molto diversa da quella su suo padre... L'aver "ceduto" la voce a zia Sonia è sinotomatico, quasi Amos non osasse avventurarsi da solo nel passato di colei la cui morte e quindi vita per lui rimangono un mistero.
    La narrazione è più lineare, un vero e proprio "racconto" e ci prepara a entrare sempre più nel "cuore" del dramma del piccolo Amos. È interessante vedere come gli accenni al suicidio della madre si succedano e ogni volta è aggiunta una parola in più, un dettaglio che non è un "dettaglio" ma scende sempre più in profondità... Fino ad affrontare direttamente non tanto il dolore ma il vuoto che la morte della madre significa per lui. Si sente tuttora lo sforzo di capire qualcosa che non capirà mai, di penetrare un mistero che resterà per sempre inafferrabile. Bellissimo.

    Riprendono quindi i suoi ricordi di bambino e come al solito mi diverto molto a seguire le peripezie del piccolo avventuriero... Bellissima la parte del negozio e ancora più bella quella dell'orto...
    Ognuno di questi episodi da solo avrebbe la dignità di un racconto!
    Verissimo, ci sono tanti capitoli che sarebbero racconti perfetti, di alta letteratura, con descrizioni incredibili e per di più godibilissimi e divertenti.

    Credo che il suicidio della madre o del padre sia devastante per un bambino, perchè rimane in lui la convinzione di non valere nulla, di non essere stato un motivo sufficiente per trattenere il genitore. E' come se il legame e l'amore tra genitore e bambino, che è forse il più forte e viscerale in assoluto, non valesse nulla, se tra la morte e l'amore per il figlio, la madre ha scelto la morte.
    Credo che la madre di Amos, più di tutti, abbia sofferto per aver dovuto lasciare la sua vita in Europa, è stato per lei uno strappo che l'ha destabilizzata.

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  • #47
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    Predefinito pagina 133

    l'abitudine di vestire i maschietti con abiti da bambina era un'abitudine della buona società, ma sicuramente non aveva lo stesso significato che potrebbe avere oggi, qualcuno sa spiegarmi perché veniva fatto?

  • #48
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    Predefinito Finito!

    Ho finito la lettura del libro! Solo negli ultimi capitoli Amos riesce a raccontare la fine della madre, dicendo che non ne aveva mai parlato con nessuno, nemmeno in famiglia. A dimostrazione della profondità della ferita, solo da anziano riesce a menzionarla.

    @Elisa : troppo difficili le tue domande, non so rispondere, è una curiosità anche mia ...

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  • #49
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    e bravo il nonno Alexander che corso la cavallina dopo essere rimasto vedovo della nemica dei microbi

    giustissima l'annotazione: " Esistono miriadi di uomini che amano da pazzi il sesso, incondizionatamente, eppure odiano le donne".

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  • #50
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    Predefinito pagina 163

    il nonno Alexander per il momento è il personaggio più simpatico incontrato fino adesso. Lo adoro.

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  • #51
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    Io come immaginavo ho rallentato molto il ritmo di lettura da quando sono tornata al mio solito "ritmo di vita"...
    Comunque sono a pagina 392. Da quando Amos ha iniziato a raccontare la propria infanzia, ho riflettuto molto sull'abisso che separa bambini come lui da quelli di oggi… é vero che lui stesso si definisce un po' "speciale", a tal punto desideroso di fare bella impressione sugli adulti da non sembrare quasi più un bambino tanto "perfetto" risulta, o comunque una sorta di "bambino prestigiatore" (si potrebbe discutere poi su quanto questo suo sforzo, ricompensato dall'apprezzamento e dall'ammirazione del mondo degli adulti, sia poi "pedagogicamente giusto"...).
    Comunque, al di là di quello, e al di là anche del contesto politico e sociale che sicuramente non rende paragonabili i bambini benestanti di oggi con i bambini israeliani degli anni '70, resto comunque colpita da tante differenze… é giusto che i bambini siano bambini e siano valorizzati come tali (cosa di cui abbiamo preso coscienza in tempi recenti), ma è anche vero che nella società di oggi non siamo più capaci di dare dei limiti e da essere dei piccoli adulti che non avevano pubblicamente diritto di parola e la cui massima aspirazione fosse "rendersi invisibili" per non disturbare i grandi, siamo passati all'esatto contrario, a bambini che non sanno stare al proprio posto e davanti ai quali gli adulti devono "soggiogarsi" e spesso annichilirsi… Ma la colpa di chi è? Dei bambini, dei genitori, della società? E badate bene che io parlo da mamma, assolutamente consapevole dei miei errori e allo stesso tempo incapace di porre un freno a comportamenti e atteggiamenti sempre più dilaganti… Ripeto il punto non è solo avere bambini estrosi o persino maleducati, ma che da un mondo che girava esclusivamente intorno all'adulto siamo passati a un mondo che gira quasi esclusivamente intorno al bambino. E leggere nero su bianco i ricordi di Amos mi colpisce ancora di più…
    Voi che ne pensate, anche se non siete tutte mamme?

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  • #52
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    andrai a rilento ma sempre più veloce di me, non so perché la lettura non procede più spedita anche se la trovo molto piacevole, mah!

    bellissimo l'episodio della farina marcia che magicamente si trasforma in pane croccante, è un esmpio di vita che non dimentico

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  • #53
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    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    Io come immaginavo ho rallentato molto il ritmo di lettura da quando sono tornata al mio solito "ritmo di vita"...
    Comunque sono a pagina 392. Da quando Amos ha iniziato a raccontare la propria infanzia, ho riflettuto molto sull'abisso che separa bambini come lui da quelli di oggi… é vero che lui stesso si definisce un po' "speciale", a tal punto desideroso di fare bella impressione sugli adulti da non sembrare quasi più un bambino tanto "perfetto" risulta, o comunque una sorta di "bambino prestigiatore" (si potrebbe discutere poi su quanto questo suo sforzo, ricompensato dall'apprezzamento e dall'ammirazione del mondo degli adulti, sia poi "pedagogicamente giusto"...).
    Comunque, al di là di quello, e al di là anche del contesto politico e sociale che sicuramente non rende paragonabili i bambini benestanti di oggi con i bambini israeliani degli anni '70, resto comunque colpita da tante differenze… é giusto che i bambini siano bambini e siano valorizzati come tali (cosa di cui abbiamo preso coscienza in tempi recenti), ma è anche vero che nella società di oggi non siamo più capaci di dare dei limiti e da essere dei piccoli adulti che non avevano pubblicamente diritto di parola e la cui massima aspirazione fosse "rendersi invisibili" per non disturbare i grandi, siamo passati all'esatto contrario, a bambini che non sanno stare al proprio posto e davanti ai quali gli adulti devono "soggiogarsi" e spesso annichilirsi… Ma la colpa di chi è? Dei bambini, dei genitori, della società? E badate bene che io parlo da mamma, assolutamente consapevole dei miei errori e allo stesso tempo incapace di porre un freno a comportamenti e atteggiamenti sempre più dilaganti… Ripeto il punto non è solo avere bambini estrosi o persino maleducati, ma che da un mondo che girava esclusivamente intorno all'adulto siamo passati a un mondo che gira quasi esclusivamente intorno al bambino. E leggere nero su bianco i ricordi di Amos mi colpisce ancora di più…
    Voi che ne pensate, anche se non siete tutte mamme?
    Sembra che si sia passati da un estremo all'altro, e non è colpa dei bambini. Secondo me in parte è dovuto al fatto che ora i bambini sono pochi, e quando in una famiglia arriva un bambino, tutti sono in adorazione come davanti a un piccolo Budda. Spesso il bambino è unico, unico figlio e unico nipote, e quindi accentra l'attenzione non solo dei genitori, ma anche dei nonni e degli zii.
    Il piccolo Amos si faceva in quattro per accontentare le aspettative piuttosto rigide dei genitori, ma credo che anche i bambini di oggi lo facciano. Semplicemente le aspettative dei genitori del passato erano molto chiare e semplici: non dare fastidio, fare il proprio dovere, e dare una mano per aiutare. Le aspettative dei genitori di oggi non sono queste, sono molto più complesse e anche più confuse.
    Ultima modifica di qweedy; 02-01-2019 alle 11:33 PM.

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  • #54
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    Mi ha stretto il cuore la tragedia di Irina, la moglie dell'ingegnere proprietario del mulino dove inizialmente lavorava il nonno e che poi diventa suo. Un destino veramente terribile...

  • #55
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    Bella la parte a due voci, quella del narratore e quella della zia Sonia, nel ricordare e anticipare la venuta in Israele della famiglia della madre e l'epilogo che quella venuta porta con sé. Assolutamente interessante dal punto di vista storico e sociale la posizione degli ebrei in Polonia negli anni 20, con l'assurda idea che era meglio Hitler degli altri governanti. Interessante anche l'educazione familiare che insegnava la remissione nei confronti dei gentili e il sogno di essere diversi con la minoranza araba qualora ci fosse stato uno stato israeliano rispetto alle persecuzioni e alla limitazione dei diritti che subivano gli ebrei in Europa.

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  • #56
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    Eccomi!!!
    Accidenti, vedo che c'è chi ha già finito.
    Io ho iniziato solo venerdì per agganciarmi alla sfida 5 libri per altre sfide...
    Sono al capitolo 12.
    Intanto mando un breve commento di corsa, tanto per farvi capire che piano piano ci sono anch'io.
    Dopo questa prima ottantina di pagine posso dire che il libro mi ha preso fin da subito.
    Però mi rendo conto di essere terribilmente ignorante, perché i riferimenti a letterati, storici, linguistici, scrittori di cui sono disseminati questi primi capitoli, soprattutto quando Oz parla dello zio Yosef, mi sfuggono in gran parte.
    Torno quanto prima con qualche commento più dedicato, intanto mi rimetto in pari leggendo i vostri.

    Francesca

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  • #57
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    Citazione Originariamente scritto da francesca Vedi messaggio
    Eccomi!!!
    Accidenti, vedo che c'è chi ha già finito.
    Io ho iniziato solo venerdì per agganciarmi alla sfida 5 libri per altre sfide...
    Sono al capitolo 12.
    Intanto mando un breve commento di corsa, tanto per farvi capire che piano piano ci sono anch'io.
    Dopo questa prima ottantina di pagine posso dire che il libro mi ha preso fin da subito.
    Però mi rendo conto di essere terribilmente ignorante, perché i riferimenti a letterati, storici, linguistici, scrittori di cui sono disseminati questi primi capitoli, soprattutto quando Oz parla dello zio Yosef, mi sfuggono in gran parte.
    Torno quanto prima con qualche commento più dedicato, intanto mi rimetto in pari leggendo i vostri.

    Francesca
    francesca, per fortuna che ci sei, perché io vado lentina

    inizia la parte più dolorosa, quella inspiegabile per tutti, con tutti i sentimenti e le emozioni che si porta dietro il protagonista, rabbia, dolore, impotenza, senso di colpa.

    C'è anche una parte più prosaica, che parla delle abitudini alimentari e poi quella fantastica delle visite alle boutique con la zia Greta

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  • #58
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    faccio un po' fatica ad andare avanti perché è una parte dolorosa della vita del protagonista e della sua famiglia. Come descrive le storie fantastiche che gli raccontava la mamma, questo mondo che lei probabilmente agognava ma che era nella realtà un inferno. Mi commuove veramente.

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  • #59
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    @Francesca ti capisco: l'impressione di essere "terribilmente ignorante" l'ho avuta anch'io, soprattutto verso l'inizio, proprio nella parte che stai leggendo tu. Avevo costantemente la sensazione che mi mancassero dei pezzi e quindi che mi stesi perdendo qualcosa di importante. Sicuramente è stato così per davvero, ma dopo, proseguendo con la lettura, l'evolversi delle vicende e il coinvolgimento personale di Amos e della sua famiglia rendono più accettabile e superabile questa parte un po' ostica.

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  • #60
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    Questo libro mi ha scelta.
    È venuto verso
    di me con la sua anima.
    Lo comprerò e lo leggerò.

    Ringrazio.

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