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Discussione: 251° MG - Aria di novità di Carmen Korn

  1. #1
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    Predefinito 251° MG - Aria di novità di Carmen Korn

    Domani io e Qweedy partiremo con il minigruppo su Aria di novità, il terzo ed ultimo romanzo della trilogia di Carmen Korn, composta anche da Figlie di una nuova era ed è tempo di ricominciare. Chiunque abbia letto i precedenti libri e voglia unirsi è ben accetto.

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    Inizio anch'io stasera il terzo libro della “trilogia del secolo”, la “Jahrundert Trilogie”, della giornalista e saggista tedesca Carmen Korn, un viaggio attraverso il '900, ambientato ad Amburgo, che qui narra gli avvenimenti che vanno dal 1970 al 1999.

    “Aria di novità” si apre nel marzo del 1970 tra i preparativi del settantesimo compleanno di Henny. Dopo la prematura perdita di Lud e il difficile matrimonio con Ernst, Henny, ancora giovane nell’animo e nel corpo, si accompagna ormai da due decenni al medico Theo Unger.

    Ricordando ben poco del precedente volume, sono andata a rileggermi il mini Gdl precedente, giusto per rinfrescarmi la memoria.
    Stranamente l'immagine più forte che mi sia rimasta in mente dei primi due libri della trilogia è alla fine del primo libro l'immagine di Henny che intravede su un tram la sua amica Käthe di cui non si aveva più nessuna notizia.

    “In un mondo in cui a dominare è l’incertezza, ancor di più c’è il bisogno di memorie collettive in cui potersi ritrovare”, ha commentato la Korn in una recente intervista.

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  • #3
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    Incipit:
    Marzo 1970
    "Käthe prese la rincorsa e cominciò a saltare. Giunta all’altro lato della strada si fermò, parve per un attimo senza fiato, poi si voltò verso Henny e riprese a saltare. Approdò infine tra le braccia dell’amica, che l’accolse con sollievo. Otto salti per arrivare da casa dell’una a casa dell’altra. Come facevano da bambine, ma allora potevano vedersi anche solo affacciandosi dalle rispettive cucine.
    "Ci riesco ancora!", proclamò Käthe tutta trionfante.
    Certo, il traffico era d’intralcio. Gli automobilisti guardavano perplessi la pazza che giocava a fare il canguro in mezzo alla strada, i pedoni la additavano ridendo, complimentandosi per la sua agilità.
    Era la prima giornata di sole in un marzo torvo e piovoso. Forse era per questo che Henny e Käthe erano di umore così allegro da mettersi a giocare mentre facevano la loro passeggiata.
    "Tocca a te adesso", disse Käthe.
    Ma Henny scosse il capo. Aveva ancora i capelli biondi che le incorniciavano il viso in morbide onde. I riccioli di Käthe invece erano scuri. Entrambe si aiutavano con delle tinte. I capelli bianchi li lasciavano volentieri ai loro mariti.
    "Lascio tutta la gloria a te", disse Henny. "Con quella gonna aderentissima poi…".
    Käthe afferrò un lembo dell’abito a maglia che indossava sotto la giacca a tre quarti. "Questa è molto elastica. Non mi è d’intralcio".
    C’era di che rallegrarsi se erano così in forma e piene di energia. Henny avrebbe compiuto settant’anni alla fine del mese: aveva l’età del secolo, e così anche Käthe che li aveva compiuti a gennaio. Si sentivano ancora giovani. Cos’è il tempo, in fin dei conti?
    "Passiamo alla Finkenau, ti va?", propose Käthe. "Un saluto al nostro vecchio posto di lavoro".
    "Il viale dei ricordi lo abbiamo percorso abbastanza per oggi. Andiamo direttamente da Lina".
    Lina era la sorella del primo marito di Henny. Dopo la morte prematura di Lud le due erano rimaste grandi amiche.
    "C’è anche Ida? Credevo andasse a Parigi a cercare la figlia perduta".
    "Florentine torna ad Amburgo la settimana prossima". Henny si voltò per dare un’ultima occhiata allo stabile dove aveva trascorso l’infanzia e la prima giovinezza e dove poi era tornata nel ’43, dopo che le bombe le avevano distrutto la casa. Vide una tendina scostarsi al secondo piano, proprio come se ci fosse stata ancora sua madre a sorvegliarla dalla finestra. Else era morta quattro anni prima.
    "A maggio riapre Karstadt", disse Käthe mentre svoltavano in Hamburger Straße. Osservò con aria scettica il grosso centro commerciale. "Un blocco di cemento. Non si può certo dire che sia bello".
    "Adesso non cominciamo a lamentarci che le cose di una volta erano migliori!".
    "Sarei l’unica, credo. Però il vecchio Karstadt… ti ricordi che bello che era? La sala da ballo in terrazza!".
    Fu un sollievo per gli occhi ritrovarsi davanti alla casa a due piani affacciata sul canale che era sopravvissuta ai bombardamenti e nella cui mansarda vivevano ancora Lina e Louise. Mattoni rossi e stucchi bianchi. La finestra a tre ante era spalancata ad accogliere i raggi tiepidi di un sole che mancava da settimane. Käthe intonò una canzone, a voce abbastanza alta da farsi sentire anche dentro:
    Frühling kommt, der Sperling piept,
    Duft aus Blütenkelchen.
    Bin in einen Mann verliebt
    und weiß nicht in welchen.1
    Henny lanciò un’occhiata divertita all’amica.
    "Hai mai tradito tuo marito?".
    "Non ci ho mai nemmeno pensato. Dove lo trovo uno come Rudi?".
    Ridevano ancora quando arrivarono alla porta aperta in cima alle scale, dove le padrone di casa le accolsero con calore.
    "Mmh, pasticcini!", esultò Käthe di fronte al vassoio di delizie al cioccolato posato sulla tavola apparecchiata per cinque. Sulla tovaglia con l’orlo a giorno spiccavano anche le belle porcellane ereditate dai genitori di Louise e un bricco di cristallo con un motivo a giacinti e margherite.
    Käthe era una grande estimatrice dell’arte pasticcera francese. All’inizio della loro storia, Rudi l’aveva invitata diverse volte alla sala da tè del Reichshof, dove le leggeva poesie e le offriva biscottini al burro. E questo all’indomani della fine della prima guerra mondiale! Else, la madre di Henny, l’aveva accusata di alto tradimento per aver osato tanto.
    "Lina e io ci siamo ricordate che una volta questi pasticcini si chiamavano Liebesknochen, ossa d’amore", disse Louise.
    "Oggi non lo capirebbe nessuno", osservò Ida.
    "Lo trovo un termine molto erotico", disse Käthe.
    "La primavera accende i sensi di Käthe. L’avete sentita, quando eravamo ancora in strada, che cantava quella canzone sfacciata dell’Angelo azzurro?", disse Henny, divertita.
    Ida andò a sedersi accanto a Käthe. "Magari mi contagi col tuo buonumore".
    "Perché, ne hai bisogno?".
    "Mi serve un cambiamento. Dentro e fuori. Tian è un testone. Un tappeto nuovo no, un rivestimento nuovo per il salotto no...L’appartamento di Florentine è tutto ipermoderno e alla moda. Com’è che fa quella canzone dell’Angelo azzurro?".
    Käthe rise. "Henny mi ha detto che Florentine torna a casa".
    "Sarebbe ora. È dall’inizio dell’anno che non si fa vedere".
    "Ha ancora il fidanzato?".
    "Sì. Robert è paziente con lei".
    "È innamorato", commentò Lina.
    Paziente e innamorato erano parole che descrivevano Robert piuttosto bene, in effetti.
    "L’anno prossimo Florentine compie trent’anni", disse Ida prendendo un pasticcino alla frutta. Quante calorie poteva avere?
    "Ne ha appena compiuti ventinove", la corresse Henny. "La vorresti accasata e con la cuffia in testa? Non sono più i tempi…".
    "Quella non ci pensa proprio a sposarsi. E meno che mai a fare figli. Tian e io vorremmo tanto un nipotino!".
    A Henny sfuggì un sospiro di soddisfazione: lei ne aveva due, di nipoti. L’unica intorno a quel tavolo a fregiarsi del titolo di nonna.
    Ida le lanciò un’occhiata. "Sei fortunata", le disse.
    Henny alzò le spalle sentendosi quasi in colpa."

  • #4
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    Predefinito Novembre 1970

    Iniziato, il romanzo scorre bene, non riuscivo a staccarmi.
    All'inizio c'è una breve presentazione per richiamare alla mente i vari personaggi. Breve, per nulla pesante, anzi molto utile.

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  • #5
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    Predefinito Fine "marzo 1970"

    Cominciato anch'io, domani leggerò di più. Concordo, scorre bene e l'inizio è utile a ricordare i personaggi e le interconnessioni, anche se sempre più dettagli tornano alla mente durante la lettura. Ho già notato questa frammentarietà, questo cambio di ambientazione e personaggi all'improvviso che avevamo mal sopportato nel volume precedente, ma per ora mi pare che i tagli non siano così drastici. Si può reggere.

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  • #6
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    Predefinito inizio Aprile 1975

    Scorre bene, e mi sembra di reggere anche i cambi di personaggi che spezzettano un po' troppo le vicende.
    I miei preferiti sono Henny e anche il marito Theo, sono i più saggi ed equilibrati. Mi piace molto anche Klaus, tenace nel suo amore.
    Continua a piacermi poco Alex.
    Una nuova generazione di ragazze sta creando forti legami di amicizia: sono Florentine, Katja e Ruth. Fra le tre giovani donne si ricrea lo stesso sodalizio che ha unito le loro madri e nonne.
    Leggendo, si ripercorrono seppur velocemente le vicende di quegli anni, i terroristi alle Olimpiadi di Monaco del 1972 e gli attentati della RAF. Non ricordavo che tutti gli ostaggi israeliani finirono uccisi dai terroristi durante il tentativo di liberazione da parte della polizia tedesca.

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  • #7
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    Difficile staccarsi, davvero. Ritrovo l'energia e il senso di pacato accomodamento, di calore famigliare che avvertivo nel primo libro e che mi era mancato nel rapido susseguirsi di azioni nel secondo. Anche per me la coppia preferita è senza dubbio Henny-Theo, apprezzo Claus e molto poco Alex. Mi piace anche Lina e sono molto dispiaciuta per la sorte di Louise che è sempre stata un bel personaggio, dinamica, estroversa, piena di vita, coraggiosa.
    Sin dal secondo libro non conservo un buon ricordo di Ruth, diffidenza che viste le vicende raccontate qui non può che essere confermata: in particolare, non mi piace il suo essere così schiva e indipendente e decisamente poco attenta agli altri, alle preoccupazioni che dà. Anche Florentine sembra aver messo la testa a posto, la vista della situazione dell'amica sembra averle fatto prendere contatto con la realtà e con l'idea che adesso ha molto da perdere.

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  • #8
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    Predefinito Marzo 1982

    Anch'io ieri pensavo che questo terzo volume ha lo stesso fascino del primo, si legge davvero volentieri.
    Attraverso i vari protagonisti vengono affrontati - con leggerezza - tutti i temi sociali del secolo, dal lavoro delle donne alla tematica gay, e anche tutti gli avvenimenti storici. Ora siamo al muro di Berlino, che divide l'Est dall'Ovest, alla polizia segreta dell'Est che controlla, ascolta le conversazioni, pedina i sospetti.
    Con l'aiuto di vari membri della famiglia, assistiamo anche alla fuga pericolosa dall'Est all'Ovest di Jon e del fratello. Fa sorridere che all'ultimo controllo in aeroporto la Stasi fermi non uno dei due fuggiaschi, ma chi ha reso possibile la fuga, fermato per un controllo perché appariva molto nervoso.

    Sono circa al 57% del libro, e siamo già al 1982. Significa che quasi metà libro si svolge in anni davvero recentissimi.
    Le trilogie di questo tipo, saghe familiari che si snodano nell'arco di un secolo (come la saga dei Cazalet, che si svolge nello stesso periodo storico, ma in Inghilterra) mettono in risalto la forza di una famiglia unita, che risulta davvero invincibile quando insieme affronta tutte le avversità della vita.

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  • #9
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    Predefinito

    Lei portava la coppa in mano
    Pari al suo orlo aveva il mento e la bocca
    Aveva un passo così leggero e sicuro,
    che dalla coppa non cadeva una stilla.
    Non meno leggera e salda era la mano di lui
    Un giovane cavallo egli montava
    E con gesto noncurante
    a una tremante immobilità lo sforzava
    Eppure quando dalla mano di lei
    La lieve coppa egli dovè prendere
    Per entrambi fu troppo pesante;
    Perché entrambi tremavano tanto
    Che le mani non si trovarono,
    E scuro vino corse sul suolo.

    Hugo Von Hofmannsthal - I due

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  • #10
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    Predefinito Fine "febbraio 1989"

    E ne succedono tante di cose in questi anni, sia i piccoli smottamenti della "famiglia di amici" protagonista di questa trilogia, sia le grandi vicende che hanno cambiato il corso della storia. La morte e la vita si rincorrono e si sfidano con profonda umana serenità in queste pagine. E se una, due, tre vite che ci hanno accompagnato per quasi un secolo si spengono, ce ne sono di nuove che si affacciano al mondo. C'è chi si reinventa, c'è chi si crea un futuro, si creano nuove interconnessioni... c'è posto per tutti.
    Nel frattempo si parla anche di Aids, omosessualità, R.A.F., divisione tra est e ovest, muri che spaccano vite, passato da cui scappare e futuro da costruire. Tutto questo senza mai dimenticare musica, libri, film, moda, arte, aperitivi all'aperto o merende davanti al camino a scambiarsi la vita che scorre. Meraviglioso, idilliaco, rassicurante.

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  • #11
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    Predefinito Inizio Novembre 1989

    E' davvero uno straordinario ripasso di tutte le vicende di fine Novecento!
    C'è un po' di malinconia nel dare l'addio pian piano alle varie ragazze del secolo scorso. Ora il cerchio si chiude, e come nella vita bisogna dire addio.
    Questo romanzo trasmette la forza della famiglia, la forza che nasce dai legami, non necessariamente legami di sangue, ma anche legami di affetto consolidati.

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  • #12
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    Predefinito Finito!

    «È una vita che siamo una famiglia», disse Henny.
    «Una famiglia di amici. Lo trovo un termine molto appropriato».

    L'ho letto volentieri, mi è piaciuto il forte senso di appartenenza alla famiglia che viene tenuto vivo anche dalle giovani generazioni. Famiglia non solo nel senso di famiglia d'origine, ma quella costituita dai legami e dagli affetti della vita.

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    Citazione Originariamente scritto da qweedy Vedi messaggio
    «È una vita che siamo una famiglia», disse Henny.
    «Una famiglia di amici. Lo trovo un termine molto appropriato».

    L'ho letto volentieri, mi è piaciuto il forte senso di appartenenza alla famiglia che viene tenuto vivo anche dalle giovani generazioni. Famiglia non solo nel senso di famiglia d'origine, ma quella costituita dai legami e dagli affetti della vita.
    Finirò domani, ma mi sento di condividere quanto hai scritto. Ciò che in questo ancor più che negli altri libri si percepisce forte è proprio il senso di appartenenza ad una cerchia, un gruppo, una famiglia, una comunità. è una cosa che dà forza e rassicura, una copertura per andare a spalle dritte per il mondo, senza paura perché anche se si cade ci sarà sempre qualcuno pronto a sostenerci.

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    Citazione Originariamente scritto da estersable88 Vedi messaggio
    Finirò domani, ma mi sento di condividere quanto hai scritto. Ciò che in questo ancor più che negli altri libri si percepisce forte è proprio il senso di appartenenza ad una cerchia, un gruppo, una famiglia, una comunità. è una cosa che dà forza e rassicura, una copertura per andare a spalle dritte per il mondo, senza paura perché anche se si cade ci sarà sempre qualcuno pronto a sostenerci.
    Anche Florentine in un certo senso ricrea la casa ospitale, comunitaria, di Guste. Dove gli ospiti pagano l'affitto della camera e hanno spazi comuni insieme: estranei, amici e parenti non fa differenza. Ognuno dà una mano all'altro come può.
    Mi ha sempre incuriosito questo tipo di piccole comunità, come i Kibbutz in Israele, e anche alcuni esperimenti fatti negli anni 70 in Italia di alcune famiglie che vivevano insieme, con un salone da pranzo comune, a turno un adulto teneva d'occhio i bambini di tutti, a turno si cucinava o si lavava i piatti. O come nei film di Ozpetek dove spesso c'è il richiamo a una comunità di amici che si ritrova allo stesso tavolo a mangiare insieme e a condividere e aiutarsi.

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    Citazione Originariamente scritto da qweedy Vedi messaggio
    Anche Florentine in un certo senso ricrea la casa ospitale, comunitaria, di Guste. Dove gli ospiti pagano l'affitto della camera e hanno spazi comuni insieme: estranei, amici e parenti non fa differenza. Ognuno dà una mano all'altro come può.
    Mi ha sempre incuriosito questo tipo di piccole comunità, come i Kibbutz in Israele, e anche alcuni esperimenti fatti negli anni 70 in Italia di alcune famiglie che vivevano insieme, con un salone da pranzo comune, a turno un adulto teneva d'occhio i bambini di tutti, a turno si cucinava o si lavava i piatti. O come nei film di Ozpetek dove spesso c'è il richiamo a una comunità di amici che si ritrova allo stesso tavolo a mangiare insieme e a condividere e aiutarsi.
    Non è sicuramente paragonabile alle esperienze che citi, ma ho vissuto per otto anni in uno studentato, quindi ho fatto l'esperienza di vivere in comunità. Che dire... ha i suoi pro e i suoi contro, ma è interessante sia in positivo che in negativo. Lo rifarei cento volte comunque, è stata l'esperienza che più mi ha fatto maturare e crescere e mi ha insegnato tantissimo sulla gente e su di me.

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