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Discussione: 263° Mg - Il commesso di Bernard Malamud

  1. #1
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    Predefinito 263° Mg - Il commesso di Bernard Malamud

    Domani io e Qweedy faremo la conoscenza di Bernard Malamud e nello specifico inizieremo a leggere Il commesso. Chi voglia unirsi a noi sarà il benvenuto. Intanto, la trama (dal sito di Minimum fax) è questa:

    "Pubblicato negli Stati Uniti nel 1957, Il commesso è considerato da molti il capolavoro di Bernard Malamud. La storia è quella di Morris Bober, umile commerciante ebreo che nel cuore di Manhattan conduce una vita misera e consumata dagli anni, e di Frank Alpine, un ladruncolo di origini italiane, deciso a riscattarsi e diventare un uomo onesto e degno di stima, aiutando Morris al negozio. Tuttavia il giovane Frank non resisterebbe dietro al bancone, sempre più assediato dalla concorrenza, se non si innamorasse di Helen, la figlia di Morris. La vicenda è straordinariamente intrecciata intorno alle emozioni, ai segreti, al destino di queste tre esistenze. Il ritmo quasi ipnotico della narrazione, la capacità di attenzione al dettaglio, lo stile limpido e ironico regalano al romanzo quell’atmosfera inconfondibile, a metà fra il tragico e il comico, che rende affascinante la narrativa di Malamud".

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    Ho iniziato a leggere alcune pagine, e sono arrivata in un attimo al 14% del libro.
    Mi ispira simpatia Morris Bober, uomo onesto e buono, ebreo sessantenne e povero, affranto per non essere riuscito ad offrire una esistenza dignitosa alla propria famiglia, pur passando tutto il tempo nel suo negozio, che tiene aperto fino a tarda sera.
    Ho letto che la figura di Morris è ispirata alla vita del padre di Malamud, e al suo lavoro di droghiere.

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  • #3
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    Ho iniziato anch'io e, non avendo altri punti di riferimento, andrò anch'io con le percentuali. Per ora sono al 12% e le pagine scorrono via, anche perché, sebbene la storia sia apparentemente monocorde, almeno per ora, Malamud ha trovato il modo di raccontarla e di renderla interessante. Non sono ancora riuscita ad inquadrare bene i personaggi, anche se entrambi i coniugi, non solo Morris ma anche Ida, mi sembrano interessanti. Della figlia non so ancora bene che pensare, a parte che Morris la adora.

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  • #4
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    Letto e piaciuto, vi seguirò

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    Sono arrivata al 30% e mi piace molto la figura di Morris, perché ha un animo veramente caritatevole, pur essendo lui stesso in difficoltà economiche non nega un aiuto a nessuno. Fino a qui avrebbe potuto anche non essere ebreo, perché non vengono descritti riti o usanze religiose particolari.
    Però il titolo del libro è Il commesso, quindi il protagonista del romanzo forse non sarà Morris ma il nuovo commesso. Non so se il nuovo commesso si è fatto avanti solo per aver intravisto in negozio la figlia di Morris: al giorno d'oggi questa sembrerebbe una motivazione un po' debole, ma chissà forse all'epoca bastava intravedere una ragazza dietro il bancone per dare una svolta alla propria vita.

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  • #6
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    Citazione Originariamente scritto da qweedy Vedi messaggio
    Sono arrivata al 30% e mi piace molto la figura di Morris, perché ha un animo veramente caritatevole, pur essendo lui stesso in difficoltà economiche non nega un aiuto a nessuno. Fino a qui avrebbe potuto anche non essere ebreo, perché non vengono descritti riti o usanze religiose particolari.
    Però il titolo del libro è Il commesso, quindi il protagonista del romanzo forse non sarà Morris ma il nuovo commesso. Non so se il nuovo commesso si è fatto avanti solo per aver intravisto in negozio la figlia di Morris: al giorno d'oggi questa sembrerebbe una motivazione un po' debole, ma chissà forse all'epoca bastava intravedere una ragazza dietro il bancone per dare una svolta alla propria vita.
    Mmmm... la tua considerazione che Morris potrebbe tranquillamente non essere ebreo mi fa riflettere... perché in effetti è vero, ufficialmente non c'è niente di manifestamente ebraico in Morris e nei suoi, eppure c'è qualcosa che aleggia su questa famiglia e che mi richiama l'ebraismo, e il bello è che sono sicura che il richiamo mi sarebbe venuto in mente anche se non avessi saputo niente sulla trama. Sarà la cupezza del negozio, la carità e l'umiltà rassegnata di Morris, la diffidenza di Ida, persino l'insoddisfazione di Helen, per quanto appaia - almeno in queste prime battute - diversa dai suoi... non saprei, eppure ho l'impressione che Morris non avrebbe potuto essere altro che ebreo. Comunque sono al 24%, stasera recupero.

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  • #7
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    Predefinito 50%

    Ho dovuto fermarmi a forza, tanto era scorrevole e piacevole la lettura. C'è qualcosa di rassicurante nel modo di scrivere di Malamud, anche quando parla di disavventure lo fa proprio come se fossero cose naturali, eventi accidentali della vita... mi piace molto. E finalmente conosciamo meglio sia Frank sia Helen: lui un ladruncolo che non riesce a smettere di rubacchiare (l'ho pensato subito che fosse collegato alla rapina), ma che mostra una sensibilità non comune e un acume insospettabile; lei insoddisfatta della propria situazione, ambiziosa e un po' snob, mi piace meno... superficiale ed anche un po' egoista. A questo punto sono curiosa di sapere come evolverà, soprattutto per Frank.

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  • #8
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    Sono al 62%, non riuscivo a smettere di leggere...
    Ora so perché Frank aveva scelto il negozio di Morris.
    Continua a piacermi moltissimo Morris, è davvero una persona profondamente buona. Non so se la carità e l'umiltà rassegnata di Morris siano riconducibili al suo ebraismo, forse appartengono anche al cristianesimo, se penso a Giobbe, simbolo della sofferenza del giusto.
    Morris dà una bellissima definizione del suo essere ebreo: “Nessuno potrà venirmi a dire che non sono un buon ebreo perché una volta ogni tanto quando mi sento la bocca secca assaggio un pezzettino di prosciutto. Me lo potranno dire, e io ci crederò, quando non osserverò la Legge. E osservare la Legge significa comportarsi bene, essere onesti, essere buoni. Buoni con gli altri. La vita è abbastanza difficile. Perché dovremmo fare del male a qualcuno? A tutti dovrebbe andare nel migliore dei modi, non solo a te o a me. Non siamo mica bestie. Ecco perché ci vuole la Legge. È in questo che credono gli ebrei.”

    Mi piace molto anche Frank, nonostante abbia compiuto qualche gesto riprovevole, mi sembra almeno finora una persona retta, che si vergogna dei propri errori e ha buon cuore. Probabilmente la sua vita da orfano non gli ha inculcato il limite tra il bene e il male, ma riuscire a sentirsi colpevole delle proprie malefatte depone a suo favore.
    Non mi piace molto Ida, sempre scontenta e sempre pronta a lamentarsi.
    E non mi piace per nulla il comportamento di Helen, non trovo giusto come ha reagito nel ricevere i due regali e soprattutto il suo modo di tenere sulla corda Frank lo trovo molto scorretto. Pare estremamente indecisa e insicura nelle relazioni, non sa se è innamorata oppure no, se vuole oppure se non vuole, è scontenta e insoddisfatta della propria situazione ma non sa in che direzione muoversi, si perde in sogni adolescenziali senza, per ora, costruire alcunché.
    Ultima modifica di qweedy; 09-08-2020 alle 09:32 PM.

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  • #9
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    Citazione Originariamente scritto da estersable88 Vedi messaggio
    Ho dovuto fermarmi a forza, tanto era scorrevole e piacevole la lettura. C'è qualcosa di rassicurante nel modo di scrivere di Malamud, anche quando parla di disavventure lo fa proprio come se fossero cose naturali, eventi accidentali della vita... mi piace molto. E finalmente conosciamo meglio sia Frank sia Helen: lui un ladruncolo che non riesce a smettere di rubacchiare (l'ho pensato subito che fosse collegato alla rapina), ma che mostra una sensibilità non comune e un acume insospettabile; lei insoddisfatta della propria situazione, ambiziosa e un po' snob, mi piace meno... superficiale ed anche un po' egoista. A questo punto sono curiosa di sapere come evolverà, soprattutto per Frank.
    Leggo ora il tuo messaggio, siamo in sintonia!
    Solo che io non ho proprio pensato alla rapina!
    Concordo con te che il modo di scrivere di Malamud è rassicurante, davvero non riuscivo a interrompere!
    Dovremo leggere altro di lui!
    Ultima modifica di qweedy; 09-08-2020 alle 10:19 PM.

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  • #10
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    Ieri sono uscita e non ho ancora proseguito nella lettura, quindi non aggiungo niente alla storia, però riporto una considerazione che mi era venuta in mente nell'incontro fra Helen e Louis, quando lui le rivela dei sentimenti: alla ragionevolezza del ragazzo che le dice di accontentarsi e di prendere meno di ciò che vorrebbe piuttosto che nulla, lei oppone che non si accontenterà mai, che non accetta compromessi quando si parla dei suoi ideali e sentimenti. Però al contempo non sembra fare null'altro che piangersi addosso e pendere dalle labbra di Nath (non ho controllato lo spelling), salvo poi tenere sulla corda anche lui per comportamenti che non le vanno a genio. Si definisce una donna fatta, piange sulla propria gioventù perduta, ricorda i bei tempi di quando era una ragazza di diciassette anni........ però ne ha solo ventitre!!! è un incrocio fra una bambina capricciosa e una vecchia vittima dell'insoddisfazione, un incrocio negativissimo visto che le impedisce di andare avanti, di migliorare la sua situazione. E probabilmente questa incapacità di fare qualcosa per migliorarsi l'ha ereditata dal padre e a me sembra tipicamente ebrea: è più che sofferenza del giusto, è vedere tutto irrimediabilmente nero, è sentire sulle proprie spalle il peso del mondo senza la capacità di alzare la testa e guardare il sole. I cristiani, sebbene condividano l'idea di patire per la gloria di Dio, vivono questa sofferenza con pacata accettazione, quasi con gioia. Gli ebrei, almeno da quanto ho riscontrato nei vari libri, la vivono con cupa rassegnazione e non sembra consolarli nemmeno il pensiero di un Paradiso, di una ricompensa nei cieli... è tutta una questione di atteggiamento, secondo me.

    Comunque, concordo, bisognerà approfondirlo, il nostro Malamud, racconta proprio bene!

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  • #11
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    Predefinito Sono all'80%

    Credo che all'epoca a 23 anni si fosse già considerate ampiamente zitelle, non sono i 23 anni di oggi. Helen mi fa venire in mente il proverbio "Chi troppo vuole nulla stringe", non vuole accontentarsi e in questo è sostenuta dai suoi genitori che sognano per lei un'elevazione sociale che le dia una vita meno grama della loro.
    Non so se l'incapacità di fare qualcosa per migliorarsi l'abbia ereditata dal padre: in fondo il padre per quanto rassegnato e sopraffatto dalle disgrazie è riuscito a costruirsi una famiglia, ad avere dei figli e a far sopravvivere la sua bottega. Senza neppure poter contare più di tanto sull'aiuto della moglie.

    Ho visto che il cognome Bober in yiddish indica qualcuno o qualcosa di scarso valore. Nel cognome Malamud ha già racchiuso il destino dell'uomo. L’umiltà di Morris contiene però l'enorme dignità di chi è dotato di un’etica semplice ma molto chiara, di un profondo senso del dovere e del sacrificio. Si impegna a condurre una vita onesta, nonostante tutte le difficoltà. Trovo straordinario il discorso di Morris quando, incalzato da Frank, che gli chiede di spiegare cosa voglia dire essere ebreo, gli risponde: “Significa comportarsi bene, essere onesti, essere buoni. Buoni con gli altri."

    Morris è il personaggio che più mi piace, la sua essenza mi arriva profondamente:
    "Sgobbava per ore e ore, era l’onestà fatta persona – non poteva proprio sfuggirle, era la sua palla al piede; sarebbe scoppiato se avesse imbrogliato qualcuno; eppure si fidava degli imbroglioni – non invidiava nulla a nessuno e diventava sempre più povero. Più sgobbava – la sua fatica era un’immagine del tempo che divora se stesso – meno sembrava possedere. Era Morris Bober e non poteva avere una sorte migliore. Con un nome così, il senso della proprietà ti era negato, come se il non possedere ce l’avessi nel sangue, nel destino."

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  • #12
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    Concordo sul fatto che la straordinarietà della prosa di Malamud sta nella sua semplicità e linearità. Ti accompagna nella storia senza strappi, senza complicazioni ... come un amico.
    Anche io ho trovato 'rassicurante' quel modo di scrivere, nel senso che quando mi avvicinavo alla lettura del libro mi rilassava la solo idea.

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  • #13
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    Bellissimo libro ragazze avete fatto davvero un'ottima scelta! Questo libro, letto per caso, mi ha fatto scoprire questo straordinario autore

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  • #14
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    Tra poco finirò e me ne dispiaccio perché, davvero, questo libro ha qualcosa di rassicurante a un livello inconscio e profondo. Il discorso di Morris, la sua "definizione" di buon ebreo è molto bello e interessante e dimostra un'insospettata modernità e concretezza.
    Sì, Morris è rassegnato, cocciuto, ma è soprattutto buono e guidato da valori incrollabili. Tuttavia, il personaggio che ho preferito finora è Frank soprattutto per la sua tenacia. Si trova sempre nei paraggi quando succede qualcosa a Morris, c'è, in questo, della scaltrezza ma anche un senso di affetto e un legame con l'uomo, la famiglia, il negozio. E non credo che sia solo per Helen che, per inciso, trovo essere stata troppo severa con lui, nonostante di fondo avesse ragione nell'allontanarlo: Frank, sebbene non in malafede, ha forzato la mano. Spererei in un happy ending di tutta la vicenda, ma mi sa che rimarrò delusa... chissà...

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  • #15
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    Citazione Originariamente scritto da bouvard Vedi messaggio
    Bellissimo libro ragazze avete fatto davvero un'ottima scelta! Questo libro, letto per caso, mi ha fatto scoprire questo straordinario autore
    Io avevo in animo di leggere Malamud da tempo e ad incuriosirmi siete stati proprio voi qui sul forum: ho sentito parlare di lui solo qui e vi ringrazio molto per questo. Comunque è davvero un peccato che non sia più conosciuto. Ho in wishlist anche L'uomo di Kiev, ma in ogni caso sono molto contenta di aver cominciato da questo libro e di aver conosciuto un grandissimo autore. E ringrazio sin da ora Qweedy per averlo letto con me.

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