Agnello Hornby, Simonetta - La zia marchesa

libraia978

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Questa la trama:

Seconda metà dell'Ottocento. La Montagnazza, Agrigento. Amalia vive con la nipote Pianuzza in una delle molte grotte scavate nella pietra. Le occupazioni quotidiane vanno di pari passo con i racconti di quando Amalia era la balia di Costanza in casa Safamita, una grande famiglia della ricca aristocrazia terriera. Il crollo del regno borbonico, la vendita dei beni ecclesiastici, il potere progressivamente assunto dalla mafia nelle campagne indebolisce se non il prestigio almeno la forza dell'aristocrazia. E' in questo contesto che si profila il difficile destino di Costanza Safamita, tanto amata e protetta dal padre, il barone Domenico, quanto rigettata e negletta dalla madre Caterina. Con la sua chioma rossa e il suo aspetto fisico quasi di un'altra razza�, Costanza cresce fra le persone di servizio, divisa fra le occupazioni umili e l'esercizio della musica, fra l'orgoglio paterno del sangue e le prospettive alquanto limitate della vita in provincia. Quando il barone Domenico decide, a fronte delle delusioni infertegli dai figli maschi, che sarà lei l'unica vera erede del prestigio e delle sostanze di casa Safamita, Costanza è costretta ad affrontare la mondanità di Palermo, a trovare un marito, a modellarsi una nuova identità sociale.si innamora del marchese Pietro Patella di Sabbiamena, tanto affascinante quanto spiantato e dissoluto, e riesce ad averlo, senza tuttavia sciogliere, come vorrebbe, i nodi che la vincolano a una sofferta, malvissuta sessualità.

Secondo romanzo dell'autrice, ma il mio giudizio non cambia. Rimane di una noia infinita.
 
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Valentina992

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Buonasera a tutti voi :) Ho appena finito di leggere La zia marchesa e volevo condividere con voi le mie impressioni. Premetto dicendo che gli altri due romanzi letti dell'autrice (La mennulara, Boccamurata) mi erano piaciuti molto così come apprezzo l'ambientazione calda e passionale della Sicilia ma purtroppo questo libro è stato per me una delusione. Oddio, ha i suoi lati positivi: i presupposti di base erano ottimi, così come il contesto temporale e spaziale, inoltre la scrittura dell'Agnello Hornby si riconferma elegante e particolare però ho fatto una fatica immane a seguire una storia molto pesante, che gira molto su se stessa e che non fa altro che parlare delle disgrazie della protagonista e delle donne. E' vero che stiamo solo alla fine dell'Ottocento, ma ribadire la sottomissione delle donne in questo modo mi sembra eccessivo al punto che mi è scappato anche qualche sorriso. Chissà, con qualche colpo di scena in più e varie pagine in meno sarebbe potuto venire qualcosa di meglio e soprattutto di meno snervante. Pieno di clichè all'inverosimile!
 
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