Schnitzler, Arthur - La signorina Else

elisa

Motherator
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Pubblicato per la prima volta nel 1924, "La signorina Else" è considerato uno dei capolavori di Arthur Schnitzler. Scritto con la tecnica del monologo interiore, capace di evocare con immediatezza stati d'animo ed emozioni dei personaggi, il romanzo racconta la vicenda della giovane Else, figlia di una famiglia dell'alta borghesia austriaca, alla quale, mentre sta trascorrendo una vacanza in montagna insieme con la zia, piomba addosso la richiesta di salvare il padre avvocato dall'imminente bancarotta. E' la madre stessa, in una lettera dai toni disperati, a chiederle in pratica di vendersi per trovare il denaro necessario.

E' veramente un capolavoro e vale la pena di leggerlo
 
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zolla

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ok eli due brevi parole su questo doppio sogno ,un capolavoro assoluto tra i romanzi brevi.Scritto nella sua forma definitiva all'inizio degli anni 20,racconta,come già sa chi ha visto eyes wide shut di kubrik,i pensieri e le trasformazioni del dottor fridolin sui suoi rapporti col prossimo in particolare con la moglie.Il tutto culmina nel celebre ballo mascherato pieno di simboli e immagini che ci portano nell'abisso dei pensieri più reconditi del protagonista.Da leggere assolutamente!
 
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pokypoky

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zolla

Hai ragione Zolla è molto bello, perchè non l'aggiungi in biblioteca?Daltronde sei un pozzo inesauribile di (per me) buon gusto letterario!
 

zaratia

Sideshow
Re: zolla

pokypoky ha scritto:
Hai ragione Zolla è molto bello, perchè non l'aggiungi in biblioteca?Daltronde sei un pozzo inesauribile di (per me) buon gusto letterario!

quoto!!!

elisa, ma questo libro ha a che fare con la psicologia? so che l'autore era ideologicamente vicino a freud...
 

raskolnikoff

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Schnitzler era un medico,aveva una fitta corrispondenza con Freud,inoltre aveva studiato l'ipnosi,come freud .Il dottor Fridolin ,il protagonista opera un'analisi approfondita di sè e del sè, una sorta di scandagliamento interiore a doppio filo, la realtà e parallelamente la dimensione onirica.
 
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io ho "scoperto" schnitzler quest anno però ho letto solo:doppio sogno e il itorno di casanova e l ho adorato non vedo l ora di leggere questo!!grazie ad elisa...ti farò sapere se mi è piaciuto!
 

Wafo

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Ciao, mi sono iscritto a questo forum proprio oggi... Sono uno studente di psicologia, ho letto "Doppio sogno" e confermo la vicinanza ideologica di Schnitzler rispetto a Freud... Cmq Freud aveva una grande stima di Arthur Schnitzler, al punto da definirlo tra i più bravi romanzieri del suo tempo... In comune avevano un gran terrore della morte e, se notate bene, questa paura della morte in alcuni punti di "doppio sogno" è più che evidente :wink:
 

-Tina-

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Consiglio a chiunque ha apprezzato lo stile di Schnitzler in "Frauelein Else" anche "Il Sottotenente Gustl", la prima opera di Schnitzler scritta seguendo la tecnica del monologo interiore. Non ne resterete affatto delusi!
 

risus

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Libro molto particolare, breve e molto intenso, dai ritmi di scrittura serratissimi.
La vicenda si svolge nell'arco di pochissime ore, dal tardo pomeriggio al dopo cena di una giornata di fine estate...
che poi, in realtà, vicende ce ne sono ben poche da raccontare, racchiuse in una dimensione spazio-temporale strettissima, statica, forse un po' noiosa, quasi claustrofobica...
Ma c'è una cosa che non ha limiti di spazio e tempo e che guida la penna di Schnitzler dall'inizio alla fine della storia: i pensieri della giovane Else!!!:paura::paura:
Confusi, ripetitivi, fantasiosi, risoluti, stravaganti, secchi e concisi, intriganti, audaci... questi sono i pensieri che si susseguono vorticosamente nella testa della signorina Else, pensieri tumultuosi che ci fanno sentire il ribollire del sangue della diciannovenne costretta a prendere una decisione fondamentale per la sua famiglia e per il suo onore.
La forza di questo monologo-delirio interiore è tale che ci si immedesima nella protagonista, si vive la sua disperazione, si intraprende un viaggio attraverso i suoi mille pensieri che ci porta a scandagliare le profondità dell'animo di Else e a conoscere la sua vera essenza.
... e viene da pensare al lavoro incessante e senza tregua che compie la nostra mente... fino (forse :?) ad una inevitabile sosta...:??:??:??
Lettura consigliatissima!!!
:wink:
 

frasquita

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La signorina Else è uno di quei libri che ti folgora, intensissimo, vorticoso, tormentato... in una parola: magistrale.
L'ho letto ormai un po' di anni fa e mi ricordo che appena finito lo riniziai da capo, una cosa che ogni tanto con dei libri particolarmente amati mi capita ed è segno di assoluta passione.
 

Biblio50

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Sono un entusiasta lettore di Schnitzler. Ho letto quasi tutto di lui. Sa veramente entrare nella testa delle persone. Vi consiglio caldamente (dopo Doppio Sogno) Beate e suo figlio, Gioco all'alba ma soprattutto Fuga nelle tenebre che, essendo un racconto breve me lo leggo tutto di un fiato ogni anno. Un'analisi molto attenta sull'insorgere di un delirio ossessivo. Sbalorditivo per la sua nettezza. Illuminante in ogni particolare. Degno del miglior Freud :ad::ad:
 

Go daigo

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Il monologo interiore della giovane,graziosa Else è il filo conduttore della storia. Chi è Else? È una giovane ragazza fragile,insicura,debole. La richiesta del signor Dorsday la sconvolge a tal punto da desiderare la morte. Mi è piaciuto questo libro,mi è sembrato incredibilmente reale. Non è facile rappresentare i pensieri interiori di un essere umano ma Schnitzler ci è riuscito completamente.
 

bouvard

Well-known member
Commento con spoiler…forse :?


La bellezza di questo libricino è inversamente proporzionale alla sua lunghezza. E per quanto possa sembrare strano la sua brevità è parte stessa della sua bellezza, infatti fosse stato più lungo Schnitzler avrebbe finito con l’essere ripetitivo e il libro avrebbe perso in incisività.
La signorina Else è stato scritto due anni dopo l’Ulisse di Joyce e si vede subito quanto sia debitore “all’invenzione” joyciana del “flusso di coscienza”. Schnitzler non ci fa infatti guardare Else dall’esterno mentre passeggia nel giardino, si muove nella sua camera, si spoglia e si veste, ma ce la fa guardare direttamente da dentro la sua testa.
Infatti a parte poche pagine all’inizio tutto il libro è un lungo, inarrestabile, snervante, ossessivo - e gli aggettivi potrebbero anche continuare - monologo interiore.
Trama:
Else è una bella ragazza di 19 anni, appartenente alla ricca borghesia austriaca in vacanza a San Martino di Castrozza. La sua vita si svolge apparentemente senza problemi, è stata educata infatti – come tutte le ragazze dell’epoca – per fare un buon matrimonio. Da lei non ci si aspetta che sappia fare alcun lavoro, dev’essere solo bella, elegante e raffinata nei salotti. Ma il padre di Else – noto avvocato – ha perso al gioco soldi non suoi e ha pochi giorni per restituire l’ingente somma di denaro e impedire uno scandalo. La madre – per lettera – chiede ad Else di intercedere per il padre presso un ricco amico di famiglia anche lui in vacanza a San Martino. Questi è disposto a dare la cifra a patto di…
La condizione posta da von Dorsday è per Else umiliante e vergognosa. E proprio da quella proposta parte tutto il monologo. Cosa fare? Sacrificarsi per il bene della famiglia? Chiedere aiuto a qualcuno? Opporsi? Else man mano che il monologo procede si dibatte sempre più affannosamente tra queste diverse soluzioni. “Ascoltando” l’accavallarsi frenetico e febbrile dei suoi pensieri mi venivano in mente quegli animali incapaci di nuotare che gettati in una pozza d’acqua si dibattono disperatamente e più si dibattono più vanno a fondo.
Ed è proprio quello che succede ad Else.
Bellissimo, da leggere.
 

ayuthaya

Moderator
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Ho finito di scrivere il mio commento, lo posto domani, ma ne approfitto per dire che non mi ricordavo nel dettaglio ciò che aveva scritto Bouvard per cui non crediate che ho scopiazzato!!! :mrgreen: (La verità è che su certe cose io e l'altra Ale siamo intercambiabili... :p ;))
 

ayuthaya

Moderator
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Attenzione: spoiler notevoli (ma graduali e segnalati)!

La signorina Else andrebbe letto nello stesso arco temporale in cui il racconto si svolge: non più di qualche ora. Solo così si può entrare in completa empatia con la protagonista, che in così poco tempo vive uno “sconvolgimento” tale da determinare conseguenze molto importanti nella sua vita.
Questo perché il racconto altro non è che un lungo monologo interiore, intramezzato da pochi ma significativi interventi esterni – riconoscibili dall'uso del corsivo – e quindi per sua natura è un continuum, un crescendo inarrestabile che non consente interruzioni. La mia lettura purtroppo è durata alcuni giorni ma, se questo mi ha penalizzato un po', non mi ha impedito tuttavia di apprezzare lo straordinario valore di quest'opera.
Innanzitutto una piccolissima considerazione storica: Arthur Schnitzler pubblica questo libriccino nel 1924, solo due anni dopo l'Ulisse di Joyce e un decennio dopo l'inizio degli studi freudiani (anzi, si può dire che sia stato più Schnitzler a “influenzare” Freud che non il contrario). Questo per dire la portata incredibilmente innovativa di questo linguaggio, che per quanto non approdi al rivoluzionario “flusso di coscienza” joyciano, in compenso include voci esterne, gesti, persino passaggi musicali che si aggiungono alla voce narrante, a sua volta espressa attraverso la duplice strada del pensiero e della parola.

É difficile commentare La signorina Else senza incappare in qualche spoiler, per cui se qualche lettore interessato non volesse rovinarsi la sorpresa gli consiglierei di fermarsi qui. D'altra parte c'è da dire che la bellezza di questo racconto non risiede certamente nell'effetto sorpresa, anzi: gran parte della sua bellezza, secondo me, consiste proprio nell'intuire fin dall'inizio dove si andrà a parare, nel temere e sperare, nel seguire con apprensione i tentennamenti e le esagerazioni di chi, sentendosi fragile, vuole sfidare il mondo...
È tipico di un adolescente oscillare fra l'indignazione e la provocazione, l'ironia e la disperazione. È tipico di un adolescente – magari in preda a una delusione d'amore (ma non è questo il caso di Else) – “giocare” con la morte o piuttosto con il suo concetto, visualizzarla, sedurla, salvo poi sentirsi talmente ancorati alla vita da allontanarne il pensiero un secondo dopo. Ma qui non abbiamo a che fare con una delusione d'amore: Else è esasperata dalla gravità di una situazione per lei insostenibile e penalizzata dalla superficialità di una società perbenista e ipocrita. La distanza fisica e psicologica della famiglia rende ancora più profondo il baratro della sua solitudine.
Else è sola con se stessa, con i propri desideri e le proprie paure: gli uni e le altre si ingigantiscono fino a inghiottirla e così – nelle sue fantasticherie – la giovane spensierata diventa una “sgualdrina” e piuttosto che prostituirsi per un uomo solo, vaneggia di darsi al mondo, senza riserve. Da qui al dramma finale il passo è breve (attenzione, spoiler totale!): quello che vorrebbe essere un estremo atto di denuncia nei confronti della famiglia, del “ricattatore”, degli estranei, agli occhi di questi si trasforma in un atto di esibizionismo o semplicemente di follia, e ciò che fino a quel momento poteva essere solo il delirio di una ragazza sola e disperata si trasforma nell'unica via d'uscita possibile; non una scelta, ma una costrizione dalla quale la stessa Else, quando ormai è troppo tardi, vorrebbe liberarsi.
Le ultimissime pagine mi hanno commosso fino alle lacrime... non tanto per la fine di Else (da un certo punto in poi avevo capito che sarebbe andata così, non poteva essere altrimenti...), quanto per quell'ultimo singulto di vita, quel tentativo estremo di aggrapparsi all'esistenza rivolgendo un muto appello al giovane Paul, un medico per giunta!, non cattivo, non ostile, ma del tutto incapace – come tutti gli altri – di comprendere il dramma che si svolge davanti ai suoi occhi.
Chi più chi meno, i personaggi che circondano Else sono troppo presi da se stessi per vedere al di là del proprio naso, per scorgere qualcosa in più di una bella, “altera” ragazza di diciannove anni apparentemente senza alcun pensiero. Si può essere responsabili di una tragedia anche solo per disinteresse, per superficialità e, permettendo a noi lettori di entrare nella testa di Else, dentro i suoi pensieri, Schnitzler sembra volerci spronare ad andare oltre, ad approfittare dell'artificio letterario per percorrere una strada nella realtà difficilmente accessibile.
Al di là di questo, resta chiaramente il valore “estetico” di questo scavare in profondità, trasformando in letteratura i meccanismi della psiche, gli impulsi, le reazioni, le azioni. Insomma, ciò che trasforma un semplice racconto in un piccolo capolavoro.
 
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Grantenca

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La protagonista di questo libro (più che un libro è un lungo racconto) è un’avvenente signorina della buona borghesia viennese in vacanza estiva, in un buon albergo, a San Martino di Castrozza. E’ altera, non altezzosa, in possesso di una buona cultura ma programmata, dalla sua classe sociale, non a lavorare ma a trascorrere una intensa vita di società, con tutti gli oneri e gli onori che ne derivano. Riceve una lettera sconvolgente dalla madre, che gli dice che il padre è in procinto di essere arrestato se non restituisce una grossa somma in un paio di giorni. Il padre è un conosciuto e apprezzato avvocato cui però il vizio insanabile del gioco ha portato inesorabilmente alla rovina. Questo arresto distruggerebbe non solo il padre, ma l’intera famiglia, e la madre prega la figlia di chiedere questa somma a un pensionante dello stesso albergo, vecchio conoscente di famiglia, che già in passato li ha aiutati. L’adempimento di questo spiacevole compito segna l’inizio e anche la fine di questo lungo racconto. E’ l’esatto contrario di un libro d’azione, si potrebbe definire una finissima indagine psicologica sulle reazioni a questa situazione di una diciannovenne di buona educazione della società del tempo. Il tutto però espresso con una forma e con un linguaggio sublime da questo scrittore di grande talento. Non scontato il finale.
Un vero “gioiellino”, da leggere assolutamente.
 
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